Un giovane fragile e favoloso: Leopardi e il social reading

Dal 19 Aprile studenti e lettori potranno seguire il progetto #LeopardiTw in modalità social reading su Twitter e sull’App Betwyll. L’idea del progetto è a cura della prof.ssa Maddalena Santacroce (Liceo Carlo Rinaldini di Ancona) in collaborazione con l’associazione TwLetteratura.

Qual è la finalità del gioco di lettura #LeopardiTw?

La finalità di questo gioco, come degli altri proposti da TwLetteratura alla sua sempre più numerosa comunità, è quella di riuscire ad avvicinare in modo meno istituzionale e accademico i lettori, soprattutto giovani, a una delle voci più straordinarie della letteratura nostra e, oserei dire, mondiale, appunto Giacomo Leopardi. Sin da quando mi sono cimentata con i giochi della comunità (la mia prima esperienza è stata con i Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese nel 2013) ciò che mi ha affascinato del metodo è proprio questa distanza ravvicinata con il testo e la libertà di poter dialogare con esso e con l’autore, ampliando le proprie considerazioni anche grazie al costante confronto con gli altri lettori della comunità.

Un’operetta morale, alcuni canti e diverse epistole scelte: in base a cosa sono stati selezionati i brani da proporre nella riscrittura?

Nella scelta delle epistole mi sono lasciata guidare dalla volontà di far emergere l’uomo Leopardi, il poeta che amò la vita e che fu sempre alla ricerca di affetti e umanità a partire dal nucleo famigliare, dove certi valori sembrerebbero scontati. Per ciò che riguarda i Canti e le Operette morali, ho lasciato che mi guidassero le parole di Italo Calvino che così scrive all’interno della Leggerezza: “La luna, appena s’affaccia nei versi dei poeti, ha avuto sempre il potere di comunicare una sensazione di levità, di sospensione, di silenzioso e calmo incantesimo. In un primo momento volevo dedicare questa conferenza tutta alla luna: seguire le apparizioni della luna nelle letterature di ogni tempo e paese. Poi ho deciso che la luna andava lasciata tutta a Leopardi. Perché il miracolo di Leopardi è stato togliere al linguaggio ogni peso fino a farlo assomigliare alla luce lunare. Le numerose apparizioni della luna nelle sue poesie occupano pochi versi ma bastano a illuminare tutto il componimento di quella luce o a proiettarvi l’ombra della sua assenza”.

Nella selezione delle opere riveste dunque un ruolo importante l’elemento “luna”: perché è così strategico?

Giacomo, dotato di una non comune sensibilità e lucidità intellettuale, avvertiva più di altri il peso del vivere –per dirla con Calvino – e mi piace pensare che spesso cercasse risposte sollevando lo sguardo verso il cielo dove di notte incontrava la Luna. Forse per lui fu come guardarsi allo specchio “riflettendosi” e di qui riflettendo su se stesso e più in generale sull’esistenza dell’uomo. Ecco perché ritroviamo spesso questo astro magico nella scrittura di Leopardi, ed ecco perché ho scelto la Luna come motivo conduttore della selezione.

Il film “Il giovane favoloso” e anche il romanzo del prof. d’Avenia “L’arte di essere fragili” cercano con linguaggi diversi di offrire nuovi punti di vista sul poeta di Recanati, rivolgendosi soprattutto a un pubblico giovane. Quali tratti della poetica e dell’umanità leopardiana possono le nuove generazioni sentire nelle proprie corde?

Trovo delicato e profondo il film di Martone e ho letto l’opera di D’Avenia, originale nella sua impostazione e motivata dal mio stesso intento, avvicinare i giovani a Leopardi.

Le nuove generazioni dovrebbero essere guidate a cogliere la forza del giovane Giacomo, il senso che seppe dare alla sua vita uscendo dal natio borgo selvaggio non desistendo da questo suo obiettivo nonostante altro sembrasse volere per lui la famiglia; intendo dire che il poeta di Recanati potrebbe diventare modello per i giovani di oggi, anch’essi in cerca di un senso all’interno di una società come la nostra quanto mai spersonalizzante e “liquida”. La forza di questo straordinario poeta e filosofo la si può cogliere ad esempio in queste parole “Prima di morire, protesterò contro questa invenzione della debolezza e della volgarità, e pregherò i miei lettori di impegnarsi a confutare le mie osservazioni e i miei ragionamenti piuttosto che a mettere in risalto le mie malattie.” Così scriveva Giacomo all’amico filologo De Sinner dimostrando come non ci fosse nesso logico tra la sua condizione fisica e il suo pessimismo, dettato da ben altre e più profonde riflessioni. Così mi piace presentarlo ai ragazzi, un giovane che amò la vita cercando sempre il confronto coraggioso con il senso stesso dell’esistenza e con gli altri, che difese orgogliosamente il diritto a non omologarsi e a essere diversi, che dalla lezione del passato, frutto dei suoi studi, trasse la forza per resistere al presente e per continuare a sognare.

Secondo te, quali sono gli aspetti più moderni della sua poetica che ancora possiamo ritenere attuali?

L’amore per il vago e l’indefinito, la rimembranza, che sono i cardini della poetica di Leopardi, sono secondo me nelle corde dell’uomo da sempre. Elementi di disarmante semplicità che arrivano dritti al cuore. Dico questo perché ogni anno, dopo aver illustrato agli studenti gli elementi teorici di tale poetica, passo a leggere l’idillio più famoso, i 15 versi dell’Infinito, e puntualmente si verifica un piccolo miracolo: vorrei che poteste vedere gli occhi dei ragazzi che si accendono di passione e stupore e che ti confessano di essersi innamorati di Giacomo. Mi piace pensare che ciò accada perché un giovane poco più che ventenne è riuscito con le sue parole a toccare l’anima di tanti suoi quasi coetanei, dicendo con la sua magia ciò che ogni ragazzo ha dentro di sé, lasciandosi trasportare dall’immaginazione che alimenta le speranze della giovinezza. Che cosa c’è di più attuale di questo?

Quali suggerimenti dare a chi vuole avvicinarsi all’opera leopardiana?

Sicuramente consiglio la visione del film di Martone e la lettura del romanzo di D’Avenia che abbiamo citato, e naturalmente una visita suggestiva ai luoghi leopardiani. Il Museo Casa Leopardi a Recanati offre possibilità di vari percorsi ed è molto ben organizzato. Colgo anzi l’occasione per ringraziare la famiglia dei Conti Leopardi, sempre molto attenta a tutto ciò che viene realizzato sul poeta, e il personale del Museo per il favore con cui hanno accolto questo progetto di TwLetteratura.

Leopardi ha soggiornata a Firenze e a Pisa: che ruolo hanno avuto i soggiorni toscani nello sviluppo poetico e umano del poeta?

A Firenze, dove frequenta il salotto Vieusseux, il poeta trascorre l’inverno tra il 1826 e 1827 in cerca di un clima più mite che possa alleviare il suo stato di salute. Giacomo è lontano ideologicamente e artisticamente dall’ambiente fiorentino cattolico-moderato, tuttavia la vivacità culturale della città toscana gli dà modo di mantenere viva la sua attenzione sulla società del tempo, con cui acutamente e lucidamente tornerà a confrontarsi anche in opere successive. Sul finire del 1827, avvicinandosi di nuovo l’inverno, il conte di Recanati cerca un luogo mite e questa volta si trasferisce a Pisa, città che lo incanta per il clima, per l’accoglienza, per l’aspetto ridente. Ed è in questo momento di serenità che torna alla scrittura poetica con Il risorgimento e A Silvia.

Fra tutte le opere proposte nella lettura, qual è quella che preferisci e perché?

Amo in modo particolare il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. È tra i Canti pisano-recanatesi quello più particolare. Giacomo rinuncia per un momento alla rimembranza del natio borgo selvaggio, presta la sua voce a un pastore delle steppe asiatiche -una sorta di everyman che rappresenta l’uomo in ogni tempo e in ogni luogo- e ci regala un altissimo momento di poesia filosofica interrogandosi sul senso dell’esistenza: che fa l’aria infinita, e quel profondo / infinito seren? Che vuol dir questa / solitudine immensa? Ed io che sono?

E ciò che più mi suggestiona è il fatto che in questo canto egli ci abbia lasciato ascoltare il suo intimo colloquio con la luna, un dialogo che resta significativamente senza risposte e che, quasi un secolo dopo, offrirà a un’altra straordinaria voce poetica, quella di Montale, l’occasione per riflettere sul Male di vivere.

L’ideatrice del progetto

Maddalena Santacroce: insegnante di lettere al Liceo Carlo Rinaldini di Ancona, ha lavorato per anni come redattrice per “Raffaello”, ha realizzato interessanti iniziative con l’Archeoclub Italia. Con TwLetteratura ha realizzato il percorso di lettura #VitaGalileo tratta dall’opera di Brecht. Il progetto su Leopardi è consultabile al seguente link https://www.twletteratura.org/2017/03/leopardi-tw/

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