“Questa mattina abbiamo protocollato la Diffida ad Adempiere per ricordare al sindaco Buratti che nel corso dei suoi due mandati non ha dato disposizione affinché le concessioni balneari in scadenza venissero messe a gara di evidenza pubblica come la normativa europea prevede sin dal 2010 a tutela della libera concorrenza e della libertà di stabilimento. In questo modo si rischia seriamente di incorrere nell’ennesima procedura d’infrazione, causare un danno erariale, violare il diritto dei cittadini di usufruire di servizi migliori che la libera competizione offre e violare il diritto di quegli imprenditori che vogliano affacciarsi sul mercato causando loro un danno di notevole entità.
Lo stesso documento verrà presentato al nuovo sindaco uscente dalle prossime elezioni amministrative di Giugno”.
Lo scrive il Meetup Amici di Beppe Grillo Forte dei Marmi. Qui sotto il testo della diffida.

“PREMESSO CHE

1) L’Italia con l’adesione ai Trattati europei si è impegnata ai sensi dell’art. 4 TUE ad adempiere con lealtà agli obblighi nascenti dai Trattati e dalle direttive europee;
2) l’art. 12 della direttiva Bolkestein stabilisce: “qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, gli Stati membri applicano una procedura di selezione che presenti garanzie d’imparzialità e trasparenza e preveda pubblicità della procedura e del suo svolgimento e completamento”. In tali casi “l’autorizzazione è rilasciata per una durata limitata adeguata e non può prevedere la procedura di rinnovo automatico né accordare altri vantaggi al prestatore uscente o a persone che con tale prestatore abbiano particolari legami”
3) la direttiva, in questa parte, è self-executing: vale a dire di immediata e diretta applicazione da parte della PA e dei giudici che, anche a seguito della sentenza della CGUE del 14.7.16, dovranno applicarla disapplicando qualsiasi altra norma del diritto nazionale che preveda proroghe;
4) la Commissione europea aprì la procedura d’infrazione n. 4908/2008/CE perché la normativa italiana in materia di concessioni balneari conteneva norme protezionistiche quali il diritto d’insistenza in favore del concessionario uscente e il rinnovo automatico della concessione, norme che limitavano il diritto di stabilimento e circolazione dei cittadini all’interno dell’Unione
5) al fine di far chiudere la procedura d’infrazione, il Governo emanò il D.L. 194/2009 (art. 1 co. 18) che aboliva le due norme protezionistiche, prevedendo in via transitoria una proroga delle concessioni in essere al 31.12.09 fino al 31.12.15. Il provvedimento fu notificato alla Commissione europea ma, in sede di conversione furono apportate modifiche al decreto, la Legge di conversione n. 25/10 reintrodusse il rinnovo automatico;
6) la Commissione europea se ne accorse ed inviò un’ulteriore lettera di messa in mora;
7) con la legge 217/11 le norme protezionistiche furono finalmente eliminate e la procedura d’infrazione fu chiusa il 27.5.12;
8) la legge 217/11 del 15.12.11 conteneva decreti delegati al Governo affinché entro 15 mesi procedesse ad un riassetto dell’intero settore balneare. Ancora prima che scadessero i 15 mesi per l’esercizio della delega, il Parlamento approvò – su accordo di PD e PDL, contrario Governo Monti – l’art. 34-duodecies della Legge di Stabilità n. 221/12 con il quale si prorogava automaticamente la scadenza del 31.12.15, prevista con la legge precedente (L. 25/10), fino al 31.12.2020.
La Legge non fu notificata all’Europa ed abbiamo presentato il 30.3.14 un ricorso alla Commissione Europea per far aprire una procedura d’infrazione, avendo avuto occasione – con il Partito Radicale – di approfondire l’argomento delle violazioni alle norme europee;

9) con sentenza del 26.9.14 il TAR Lombardia e successivamente il TAR Sardegna hanno presentato ricorso in via pregiudiziale alla Corte di giustizia europea per verificare la compatibilità dell’art. 34-duodecies della L. 221/12 con l’art. 12 della direttiva Bolkestein;
10) la Corte di giustizia con la sentenza del 14/7/16 ha stabilito l’incompatibilità della proroga al 2020 delle attuali concessioni balneari;
11) grazie alle larghe intese, il 19.7.16 è stato approvato l’emendamento degli On. Pizzolante (AP) e Arlotti (PD) in favore dei balneari. E’ stato invece respinto l’emendamento del M5S che chiedeva l’immediata messa in bando di gara delle concessioni.
12) Nella gerarchia delle fonti i trattati e le direttive europee sono fonte prevalente del diritto e quindi prevalgono se in contrasto con le norme nazionali,
13) si ripete che nella parte che concerne l’assegnazione delle concessioni balneari la direttiva Bolkestein è self-executing.
A seguito della sentenza della CGUE, i Giudici amministrativi disapplicheranno la legge italiana che prevede la proroga e qualsiasi altro provvedimento teso a mantenere lo status quo in applicazione della direttiva, fonte prevalente del diritto.
14) Il governo Renzi aveva approvato, nel decreto Enti locali (legge 160/2016), un emendamento redatto nel giro di una settimana dai deputati Tiziano Arlotti e Sergio Pizzolante per rendere valide tutte le concessioni in essere ed evitare che gli stabilimenti diventassero “abusivi”, ma il Tar Lombardia (lo stesso che ha richiesto l’intervento della Corte Ue sulla proroga al 2020) con la sentenza n. 959 del 27 aprile 2017 ha dichiarato l’illegittimità anche di questo provvedimento temporaneo, poiché rappresenterebbe un analogo rinnovo generalizzato delle concessioni in essere, peraltro senza una scadenza certa.
15) Così si presenta la situazione del litorale della Versilia: una distesa di stabilimenti balneari senza soluzione di continuità da Marina di Massa a Viareggio ad eccezione di pochi lembi di spiaggia libera nei vari comuni con percentuali che vanno dai 70 metri lineari di Pietrasanta pari al 2% del totale, ai 14 metri di Viareggio pari allo 0,5% al 4% di Forte dei Marmi e via dicendo.
Al posto delle case di guardianaggio e’ stato permesso ai concessionari di edificare vere e proprie ville e villette in cemento armato con tanto di giardino, recinzione e cancello dove hanno preso la residenza. Piscine, saune, negozi e parcheggi in asfalto dove prima vi erano dune e flora autoctona. A Viareggio si affittano addirittura appartamenti abusivi costruiti sulla spiaggia all’interno di stabilimenti. Pochi passi a mare, male segnalati quando non palesemente occultati e sporchi. Concessioni subaffittate e/o rivendute a prezzi d’oro e tariffe per la balneazione troppo spesso inarrivabili per i semplici cittadini che dovrebbero fruire di un bene comune come la spiaggia. Una colata di cemento come in nessun altro paese al mondo che ne fa su guide internazionali rinomate come LollyPlanet un posto eccessivamente antropizzato da evitare accuratamente preferendogli l’interno collinare.
Piu’ in generale come non ricordare poi la legge regionale che solo due anni fa modificava il concetto di facile rimozione per gli immobili sulla spiaggia da 48 ore in 90 giorni legittimando cosi’ qualsiasi manufatto edificato sulla spiaggia , anche in cemento armato.
Oltre a tutto questo un ritorno in termini economici per lo Stato risibile visto che i canoni concessori risalgono ancora al 1994 e sono mediamente attorno ad 1,5 €/mq all’anno

CHIEDE

– in ottemperanza all’art. 12 della direttiva Bolkestein – che è self-executing nella parte riguardante l’assegnazione tramite bandi di gara delle concessioni demaniali marittime – che venga predisposto e indetto bando di gara di pubblica evidenza, anche al fine di non incorrere in una procedura d’infrazione, non causare un danno erariale, non violare il diritto dei cittadini di usufruire di servizi migliori che la libera competizione offre, non violare il diritto di quegli imprenditori che vogliano affacciarsi sul mercato causando loro un danno di notevole entità”.

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ultimo aggiornamento: 18-05-2017


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