Come parlare ai bambini dei fatti terroristici - Felicemente - FeliceMente, Salute Versiliatoday.it

Come parlare ai bambini dei fatti terroristici – Felicemente

Felicemente, le domande dei lettori

 

A seguito del recente attentato terroristico di Manchester i miei figli, due bambini di 8 e 11 anni, hanno iniziato a farmi molte domande al riguardo. Pertanto timorosi di sbagliare io e mia moglie vorremo chiederle se e come parlare ai bambini di questi eventi?

 

La sua domanda è molto interessante e mi permette di affrontare una questione delicata e attuale, ovvero come parlare ai bambini degli attentati terroristici.

In molti mi chiedono se sia preferibile spegnere la tv di fronte a questi eventi e se le immagine che i bambini possono vedere sono traumatizzanti.
Di certo un bambino, come un adulto, difficilmente non rimane colpito di fronte a certe scene, ma proprio per evitare traumi è consigliabile parlarne anziché fare inutili tentativi di nascondere questi fatti.

È importante rispondere a tutte le domande che i bambini possono farci, in un modo adeguato e comprensibile alla loro età, evitando di aggiungere dettagli forti e inutili.
In un secondo momento sarà fondamentale supportare il bambino, confortarlo, abbracciarlo e consolarlo se necessario, essendo emotivamente vicini al dolore che può provare.

A volte spegnere la tv o la radio può essere un comportamento istintivo di protezione, ma che risulta difficilmente applicabile in un’epoca in cui i queste notizie vengono passate a ripetizione su tutti i media.
Piuttosto, impedire e monitorare la ricerca su internet di dettagli (spesso raccapriccianti) può essere di aiuto ad evitare traumi.

Dr.ssa Valentina Aletti  |  Email: [email protected]


 

Come capire se il proprio figlio fa uso di droghe, sostanze psicotrope e come comportarsi?

Una buona relazione e un rendimento scolastico soddisfacente non dovrebbero bastare al genitore per pensare che il proprio figlio/a sia esente dal consumo di droghe.

È necessario prima di tutto distinguere tra i ragazzi che si sperimentano nel consumo per curiosità (e quindi ne fanno uso in modo sporadico e occasionale), tra quelli che le utilizzano abitualmente per provare forti emozioni e sensazioni o per vincere paure e timidezza in determinate circostanze (feste o prestazioni sessuali) e ancora, tra coloro che purtroppo ne fanno un consumo abituale arrivando a sviluppare una dipendenza psicologica. Così come diverse possono essere le droghe utilizzate: dalla cannabis, alla cocaina, all’ectsasy in discoteca…. Sono situazioni differenti che devono destare preoccupazioni e allarmismi con diversa gradualità; sempre senza mai sottovalutare quelli che sono i bisogni e le motivazioni sottostanti.

L’atteggiamento che il genitore può assumere e che gli può permette di entrare in contatto con questo momento del ragazzo/a, è quello caratterizzato da affetto, disponibilità al dialogo e alla discussione sul tema degli stupefacenti (quindi è importante informarsi preventivamente).
Il tutto con una modalità relazionale che mira ad una ricerca e comprensione maggiore del problema e difficoltà, senza tralasciare una disciplina ferma, pur se nel rispetto dell’adolescente. Questo sia in modo preventivo, ovvero per cercare di capire se il ragazzo sta nascondendo qualcosa, che riparatorio, cioè nel momento in cui l’utilizzo esce allo scoperto.

Che dire… il mestiere del genitore è davvero quello più difficile!! E perché non pensare di poter farsi aiutare?

Dr.ssa Federica Piccinelli | [email protected]

 


Salve Dott.ssa Ricci, mi è stata diagnosticata oltre alla Fibromialgia anche la stanchezza cronica. Le volevo chiedere perchè se la stanchezza si può affermare anche come un sintomo di un problema di salute è raramente presa in considerazione?

La sindrome da affaticamento cronico è un disturbo che finora è stato preso poco sul serio dalla comunità scientifica, sia per l’incapacità di identificare una causa precisa dei sintomi che i pazienti descrivono, sia per l’eterogeneità delle manifestazioni di questa presunta malattia. La stanchezza è la conseguente risposta normale dell’organismo agli sforzi fisici o mentali, se persiste più a lungo del normale o risulta ingiutificata rispetto allo sforzo eseguito, da stanchezza normale diventa patologica. Il fatto è che nelle società moderne e frenetiche in cui viviamo, sentirsi stanchi o sotto stress ormai è una cosa banale e scontanta. Per questo il disturbo da stanchezza cronica spesso viene schernito. Le persone affette sono spesso etichettate come “malati immaginari”; dopo una serie di visite specialistiche che escludono una dopo l’altra patologie più o meno gravi, si ritrovano a dover gestire nella vita quotidiana un senso di stanchezza e di debilitazione che rende difficile muoversi, concentrarsi o lavorare. Ora qualcosa sta cambiando: la sindrome da stanchezza cronica si sta guadagnando attenzione da parte del mondo della ricerca, attenzione che porterà presumibilmente a nuovi finanziamenti per studiarla.

Dr.ssa Alessia Ricci | [email protected] | www.alessiaricci.com

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Aggiornato il: 28-05-2017 18:37