Venerdì 28 Aprile, Luca Mori, filosofo e ricercatore di Storia della Filosofia all’Università di Pisa, ha presentato alla libreria LA Vela di Viareggio il suo libro Utopie per bambini, il mondo rifatto dall’infanzia, (ETS, 2017).

Il libro narra di un viaggio di oltre 10000 kilometri, da una parte all’altra dell’Italia, alla scoperta dell’immaginario infantile attraverso le utopie elaborate da bambini e bambine.

I lettori della libreria La Vela si sono appassionati alla narrazione politica e utopica vista con gli occhi dei bambini dai 5 agli 11 anni.

Dopo l’incontro ho rivolto al filosofo alcune domande per i lettori di Versilia Today.

 

Come nasce l’idea di costruire utopie con i bambini della scuola dell’infanzia e la scuola primaria?

L’idea nasce già nel 2005 quando ho cominciato a lavorare con le scuole in Toscana e Emilia Romagna, facendo filosofia con i bambini. Esistono, al riguardo, approcci che propongono metodi e attività diversi, nella mia esperienza ho trovato efficace proporre ai bambini problemi filosofici classici, dai frammenti Presocratici ai paradossi, fino agli esperimenti mentali come all’utopia. Il progetto da cui poi è scaturito il libro, nasce dopo molti anni di esperienze incentrate proprio sull’utopia che si è dimostrata particolarmente adatta per indagare l’immaginario infantile.

 

Il libro è il risultato di un progetto dal titolo Gioco delle 100 utopie. Che significa giocare con le utopie con i bambini?

 

Il progetto nasce nel 2015 quando ho lanciato una campagna di crowdfunding per coprire le spese di viaggio dal Trentino alla Sicilia, realizzando un’ esplorazione dell’immaginario politico e utopico dei bambini italiani. Ai bambini l’esercizio del far finta, di immaginare di organizzare un mondo in cui vivere felici piace molto, lo affrontano molto seriamente, collaborano tra loro per costruire e elaborare il miglior mondo possibile per loro.

 

Le isole immaginate  dai bambini non sono un “paesi  dei balocchi” dove tutto è possibile ma hanno le loro regole e le loro leggi. Quale è la migliore forma di governo per i bambini?

Non c’è una forma di governo preferita dai bambini, ma piuttosto i bambini prima di scegliere sentono il bisogno di leggere e confrontare le costituzioni esistenti. Una cosa che ho osservato durante il mio viaggio è che i bambini di fronte a ciò che non sanno, cercano di documentarsi e approfondire. Forse gli adulti dovrebbero imparare da loro. A Scampia c’è chi preferisce il governo di pochi, “perché in tanti si crea confusione e uno solo non riesce a decidere bene. Quei pochi devono essere “forti, decisi, seri e rispettosi. Altri bambini invece hanno scelto  la democrazia perché “dalla conversazione tra  possono nascere nuove idee”.

 

I bambini hanno trattato tematiche molto diverse, quali sono gli aspetti che li hanno appassionati di più?

Viaggiando verso l’isola di Utopia i bambini si chiedono quali sono gli oggetti di cui non possono fare a meno, come sarebbe meglio costruire le abitazioni, come dividere il lavoro, come strutturare il governo della città, quali regole darsi, come comportarsi se arrivano “persone da fuori”. Le domande li appassionano, ma il tema che sembra essere centrale per i bambini è quello di “darsi un limite. Limitare lo sfruttamento del territorio, limitare l’uso della tecnologia, limitare il tempo da dedicare al lavoro (gli adulti appaiono sempre troppo impegnati nelle attività lavorative, nelle tecnologie.

 

l tuo viaggio per l’Italia ti ha visto incontrare bambini e bambine di territori molto diversi. Viene naturale chiedersi se ci siano differenze tra le utopie di un bambino del Trentino e di uno siciliano?

Chiaramente il territorio in cui i bambini vivono, la cultura e le esperienze influenzano l’elaborazione delle utopie. Ci sono elementi ricorrenti sul piano del desiderio e delle preoccupazioni, ma ci sono anche dei rischi, dei vincoli propri di un certo contesto che emergono già nell’infanzia. Mi ha colpito il fatto che le utopie che si sono mostrate più inclusive nei confronti degli stranieri e degli sconosciuti siano state immaginate in Sicilia, a Gela e a Mazzara del Vallo.

 

Gli adulti sono accolti nell’isola di Utopia o sono lasciati fuori?

Il rapporto con gli adulti è legato all’età dei bambini. I bambini dell’infanzia condividono l’isola con i genitori e altri adulti, ma già dalla terza della scuola primaria, iniziano ad essere elaborate isole divise a metà, una parte abitata dai bambini e una parte da adulti. Dalla classe quinta in poi, gli adulti spesso vengono esclusi completamente, i bambini sono molto diffidenti nei confronti dei “grandi”: si teme che non venga lasciato spazio ai bambini, che inquinino l’ambiente, che rovinino il paesaggio costruendo strade e palazzi. I bambini osservano gli adulti e non apprezzano il loro modo di vivere, sempre oppressi dal lavoro e dalla fretta.

 

Leggere il libro di Luca Mori regala una speranza per il futuro: i bambini e le bambine elaborano mondi molto interessanti, si interrogano su molti argomenti senza dare riposte univoche, lavorano insieme e, come scrive il professor A. Maurizio Iacono nella prefazione del libro,  pensano “non in modo individuale, bensì in modo collettivo”.

Cristina Berti

 

 

 

 

 

 

 

(Visitato 271 volte, 1 visite oggi)
TAG:
bambini filosofo intervista libri Luca Mori

ultimo aggiornamento: 06-06-2017


Al via un nuovo corso di Storia del Cinema

Tappeti di segatura, torna la magia a Camaiore