A quanto pare quest’anno tanti carristi hanno mangiato caviale.

O sono stati infettati da Alessandro Avanzini, che come un Borg di Star Trek ha assimilato gli altri costruttori portando cultura e difficilissimi temi impegnati sui carri del Carnevale e vincendo pure.

(Che brutta parola, l’impegno! È così bello non sforzarsi mai, per niente.)

Non si fa in tempo a dare un’occhiata ai bozzetti delle opere in gara nel 2018 che subito partono centinaia di lamentele: Oddio, il Carnevale non è divertente, non ci sono pagliacci, non ci sono temi che fanno ridere!

Allegoria e satira risentono da sempre dei tempi che corrono.

Vignetta che gira su Facebook

Quando per tutto l’anno, invece di scrivere cose divertenti sui vostri profili social vi scannate sulla politica, vi lamentate delle tasse, offendete Trump o lo esaltate e magari “togliete l’amicizia” al contatto che la pensa diversamente da voi, vi fermate mai un attimo a pensare che aria si respira di questi tempi?

Il Carnevale è sempre stato almeno in parte specchio dell’epoca. E non ha il dovere di far ridere.

Portare allegria e spensieratezza e far ridere sono due cose diverse.
E un tema “importante” non esclude il divertimento, se sporcato dalla riflessione.

Un libro sopra un carro fa paura? Parlare di diritti umani spaventa? Uno scheletro (e come si diceva da bamboretti, la “morte secca”) ci inquieta? Siamo sicuri che il problema non sia nostro?

Non sono uno storico del Carnevale, non sono un intenditore d’arte, non sono neppure tanto colto, eppure non ho mai saltato un’edizione del Carnevale di Viareggio e ho sempre ritenuto memorabili i carri più “difficili”, quelli che chiedevano al pubblico un minimo di dialogo, di seconda lettura, di uno sguardo che andasse più in là del proprio naso.

Cari commentatori che fate del “basso” motivo d’orgoglio, cari professori del questo-sì-questo-no, concedetevi il beneficio del dubbio.

Venite sul lungomare a febbraio e godetevi questi carri “non-divertenti”, che saranno certamente bellissimi e stupefacenti, giganti e con movimenti spettacolari, animati da maschere appassionate e con musica trascinante.

Altrimenti…

Volete ridere?
Guardate i film di Checco Zalone (A quanto pare fanno ridere. A me piacciono i Monty Python, che a tanti non fanno ridere, ad esempio. Eppure non mangio caviale)

Volete i pagliacci?
Andate al circo.

Volete carri che piacciono a voi sui viali a mare?
Iniziate a fare i mascheratisti, sbattatevi con la gavetta e arrivate a costruire un carro che piace a voi.

Per il momento, un plauso a tutti i costruttori del Carnevale: da chi si è “disimpegnato” a chi combatte per un tema sociale, da chi fa satira politica a chi non mette da parte l’arte.

E niente paura: un grammo di attenzione in più per comprendere il significato di un carro non ha mai danneggiato i neuroni di nessuno.

 

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