“Tra mille discorsi di valorizzazione socio-economica del territorio, di fatto, la realtà è che i territori si sono impoveriti sempre più: in questi anni, abbiamo assistito progressivamente alla chiusura o al trasferimento di attività e servizi”. Lo scrive il Movimento 5 Stelle di Seravezza.

“Mentre da un lato vediamo autorizzare attività di estrazione, perfino su cime e crinali o nelle vicinanze di aree tutelate dall’Unesco come la Villa Medicea di Seravezza, dall’altra si creano problemi ai singoli cittadini per ottenere autorizzazioni di piccola entità per le residenze civili o per micro imprese legate ad attività che possono garantire uno sviluppo sostenibile. Il Comune di Seravezza ha adottato infatti nei regolamenti urbanistici – e adesso anche nel nuovo Piano particolareggiato –, questa metodologia e attenzione ai dettagli: si permettono interventi pubblici che snaturano le caratteristiche del centro storico, prevedendo di spostare monumenti o fontane antiche, di togliere giardini pubblici per fare piazze con cemento architettonico. Allo stesso tempo, si impone ai cittadini anche il tipo di campanello da installare nelle case. Inoltre, il Piano particolareggiato riguarda tutto il centro storico fino al cimitero, ma casualmente non include le Cave antiche del Monte Costa, sito da valorizzare come archeologia industriale, creando un percorso unico con il Museo Etnografico e del Lavoro di Palazzo Mediceo. Questo modo di agire della politica che da troppi anni governa sia a livello locale sia regionale la dice lunga su come i nostri amministratori intendano sviluppare le nostre realtà. Basti guardare la vicenda della presidenza del Parco regionale delle Alpi Apuane. Alberto Putamorsi è stato riconfermato presidente, nonostante abbia già gestito il Parco come Presidente prima, e come Commissario poi. E nonostante sia risultato secondo dall’elezione della comunità di Parco rispetto a Domenico Davini, ex Sindaco di Minucciano, altro candidato del PD alla presidenza del Parco delle Alpi Apuane, che aveva fatto affermazioni preoccupanti per uno che aspiri a questa carica: «Non sarò la persona che chiedevano gli ambientalisti, che da sempre (giustamente dal loro punto di vista) vorrebbero fosse dato un taglio ambientale al Parco. Ma dimenticano che questo è un parco sui generis: c’è un’attività che male si riesce a conciliare con le politiche ambientali più strette».

“Il problema è che non adottano neppure le politiche ambientali larghe. Questa politica non è nemmeno lontana parente della cultura del marmo che ha contraddistinto per secoli il nostro territorio. Il legame con il territorio dei vecchi imprenditori era forte: ci vivevano e rinvestivano nella zona; i posti di lavoro erano migliaia, mentre la quantità di marmo estratto irrisoria rispetto a quella attuale. In pochi anni si è tolta la stessa quantità che è stata estratta in 2000 anni”, conclude M5S.

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