QUALCUNO si commosse, fin quasi alle lacrime. Altri la presero con filosofia (‘è la vita, tutto scorre’), altri ancora si fecero l’ultima foto-ricordo (un selfie ante litteram): quindici anni fa, di questi tempi – l’ultima partita disputata fu Lido di Camaiore-Don Bosco del campionato dilettanti di Terza categoria – calava definitivamente il sipario sul campo sportivo ‘Ruggero Benelli’, semplicemente il ‘Benelli’, che per quasi quaranta anni era stato il teatro delle passioni calcistiche dei ragazzi di Lido di Camaiore, ma non solo di loro.

INAUGURATO nei primi anni ’60, quando la fame di pallone in spazi adeguati per giocare al calcio si stava facendo largo, il ‘Benelli’ – allora cuore verde nella zona-Benelli – era diventato il punto d’incontro quotidiano. D’accordo, a quei tempi si giocava anche per la strada, ma quando entravi a far parte del Lido, il ‘Benelli’ diventava il tuo totem. Un impianto semplice ma funzionale, un terreno da gioco decoroso incorniciato dal pini e ‘sieponi’ dove d’estate maturavano splendide more selvatiche: poi la passione dei dirigenti e degli allenatori, persone che si frugavano in tasca, investivano tempo e passione per far crescere la società calcistica, dando un solido punto di riferimento ai ragazzi. Un campo che è stato la culla ideale per molti ragazzi che poi hanno fatto strada nel calcio professionistico (Bianchi, Ciucci, i fratelli Massimo e Andrea Gazzoli, Rickler, Rubinacci tanto per ricordare i primi nomi che vengono a mente) ma soprattutto è stato il ritrovo preferito, divertendosi con il pallone e trovando una società appassionata come quella gialloblù, di tanti, ma proprio tanti ragazzi, diventati adulti.

IMPOSSIBILE – il rischio di dimenticarne qualcuno è scontato – ricordare non solo i ragazzi che hanno indossato con orgoglio la maglia del Lido, i dirigenti e i gli allenatori che si sono avvicendati in mezzo al campo, in panchina o dietro la scrivania: vogliamo solo ricordare un episodio (e un personaggio indimenticabile, l’allenatore Mameli Viani, figura di spicco anche del calcio viareggino): sul finire degli anni ’60, venivano disputate partite 22 contro 22, con due palloni, nessuno doveva rimanere in panchina, tutti erano coinvolti inseguendo un sogno e un pallone. Era il suo modo – poi si passò a 11 contro 11, due partite distinte, tagliando in campo in due ma con spazi ristretti – per consentire a tutti di giocare e di divertirsi al ‘Benelli’. Il ‘vecchio’ Benelli, che oggi non c’è più – al suo posto, una residenza per anziani e un albergo – è rimasto nel cuore dei ‘vecchi’ ragazzi; il ‘nuovo’ Benelli è nato a trecento metri, il fondo è sintetico, ma la magia e i profumi del ‘primo’ Benelli rimangono indimenticabili.

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ultimo aggiornamento: 07-02-2018


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