Donne scomparse, l'avvocato Giunio Massa assolto anche in Cassazione - Cronaca Viareggio, Top news Versiliatoday.it

Donne scomparse, l’avvocato Giunio Massa assolto anche in Cassazione

Donne scomparse, assolto in via definitiva l’avvocato Giunio Massa.

Ne danno notizia i legali, avvocati Riccardo Carloni ed Enrico Marzaduri: “La Suprema Corte di Cassazione, nell’udienza del 28 settembre 2018, ha accolto il ricorso dell’avvocato Giunio Massa, rendendo definitiva l’assoluzione del legale, per non aver commesso alcun reato nel procedimento penale in cui erano persone danneggiate  Raffaella Villa e Davide e Sabrina Paolini, figli e nipoti di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro.Con una decisione di estrema rilevanza, anche sul piano giuridico, i Giudici di legittimità, nonostante l’intervenuta prescrizione, hanno ritenuto doveroso affermare che Giunio Massa meritava la piena assoluzione”.

La vicenda è nota.

In Appello a Firenze per Giunio Massa, l’avvocato viareggino finito nell’indagine delle scomparse e assolto in primo grado al Tribunale di Lucca, in rito abbreviato, dal giudice Giuseppe Pezzuti per non aver commesso il fatto, i giudici di secondo grado avevano confermato l’assoluzione in merito alla circonvenzione di incapace, e, a parziale modifica del disposto di primo grado, dichiarato prescritto il reato di truffa. “La prescrizione ci lascia aperta una porta per un’azione civile di risarcimento danni a tutela di Davide e Sabrina, figli e nipoti di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro”, avevano affermato i legali Alberto e Chiara Consani. “Anche io chiederò i  danni tenuto conto che non è stato assolto dal reato di truffa ma è prescritto”, aveva aggiungo l’avvocato Fabrizio Miracolo per conto della sua assistita Raffaella Villa.

Giunio Massa era stato accusato dal Pm Sara Polino – nell’ ambito del giallo di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, i cui corpi non sono mai stati ritrovati, e per cui sono stati condannati Massimo Remorini e Maria Casentini –  di circonvenzione di incapace, truffa e appropriazione indebita, e in primo grado, difeso dagli avvocati Riccardo Carloni ed Enrico Marzaduri, era uscito pulito dalla vicenda giudiziaria.

“Ho passato un incubo, e oggi finalmente è emersa la verità, ossia la mia innocenza”. Queste le parole a caldo – all’epoca dell’assoluzione. Massa era finito nell’indagine dei Carabinieri di Viareggio per l’acquisto delle due abitazioni di Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro scomparse dal campo di Torre del Lago a fine agosto del 2010, le cui due case, una a Viareggio e l’altra a Torre del Lago, erano state acquistate dalla sua famiglia.  “Quando è stata venduta, la casa di via della Caserma a Torre del Lago era affittata”, aveva ricordato: “un regolare contratto di locazione, quattro + quattro, stipulato da Maddalena Semeraro a maggio 2006 tramite un’agenzia immobiliare, e registrato”.

“E’ vero, Massimo Remorini mi contattò dicendomi che c’erano due donne che volevano vendere le loro case, e mi chiese se per caso fossi interessato – aveva ammesso-, e andai a parlare con Maddalena Semeraro insieme a mio fratello. Fu raggiunto un accordo, era giugno del 2006, e l’anziana donna mi disse che oltre a ricavare del denaro era interessata a fare un investimento per il nipote David Paolini. Per questo le proposi in permuta un terreno di mia proprietà, a Gualdo”. La cui cifra venne scalata dall’importo. La proprietà delle due case, una a Torre del Lago e l’altra in via Machiavelli a Viareggio, era cosi suddivisa: nuda proprietà a Maddalena Semeraro per il 50% e per il 25% ai figli David e Sabrina Paolini, usufrutto del 50% a Claudia Velia Carmazzi. “Mio fratello si mise d’accordo per il prezzo di acquisto, che è stato pagato interamente, in diverse rate, con assegni circolari e bonifici sul conto di Maddalena, oltre ad una cifra cash consegnata per tramite di Remorini.”. Un prezzo sottovalutato, secondo l’accusa, ma per la difesa, che in primo grado aveva fatto eseguire perizie ad hoc, il prezzo era in linea con i parametri e le valutazioni: nell’appartamento a Torre del Lago c’era un’inquilina, anche se poi aveva smesso di pagare ed era stata sfrattata per morosità, mentre tutta la famiglia Carmazzi/Semeraro, incluso il marito di Velia, Francesco Marchetti, viveva gratis in via Machiavelli, con un contratto di comodato d’uso che scadeva nel 2011. “Velia Carmazzi mi è venuta a trovare diverse volte in studio, dopo la vendita delle due case, lamentandosi che il figlio David la faceva tribolare e non aveva voglia di lavorare. Dopo la strage ferroviaria, a fine estate del 2009, si rivolse al mio studio per sapere se poteva ottenere dei risarcimenti dalla morte della cugina. Se l’avessi truffata non si sarebbe rivolta al suo truffatore”, questa la versione di Giunio Massa, mai cambiata nel tempo. Dopo che l’inquilina morosa era stata sfrattata dalla casa di Torre del Lago, questa rimase sfitta per qualche tempo, “poi a ottobre del 2009 – ricorda Massa – fu proprio Remorini a chiedermi di alloggiarci, senza pagare affitto, David con la sua ragazza per un breve periodo”. “Il ragazzo – e fu questa la novità assoluta raccontata dall’avvocato in primo grado-, tra fine settembre e inizio ottobre del 2010, a pochi giorni dalla sua denuncia di scomparsa della mamma e della nonna, si presentò nel mio studio legale chiedendomi di stipulare un contratto di affitto regolare per la casa, già venduta, di via della Caserma”. E il contratto fu stipulato per quattro anni rinnovabili, a 600 euro al mese. “Venne da solo – aveva sottolineato Massa -, firmò, andò lui stesso a registrarlo in triplice copia, pagò la tassa di registro e tornò a portarmi la ricevuta. Uno incapace di intendere e volere non credo lo avrebbe fatto. Del resto, anche al rogito delle due case, è venuto da solo dal notaio”. “La mamma e la nonna – aggiunse – erano già scomparse da agosto quando David Paolini venne da me, ma non mi disse nulla”. Giunio Massa ne venne a conoscenza dalla stampa e dalla tv, a fine novembre. L’assoluzione aveva riguardato anche l’abitazione di Raffaella Villa, l’altra donna la cui casa fu acquistata dalla famiglia Massa.

Perquisizione allo studio avvocato Massa foto di Letizia Tassinari

Era la mattina del 21 febbraio 2011, stesso giorno in cui finirono in manette Massimo Remorini e Maria Casentini, quando i Carabinieri si presentarono allo studio dell’avvocato Massa, in Darsena, per la perquisizione. Per gli inquirenti erano due le ipotesi di reato che avrebbero accomunato Massimo Remorini e l’avvocato Giunio Massa: circonvenzione di incapace e appropriazione indebita, secondo la Procura di Lucca, in concorso tra loro avrebbero abusato dello stato di deficienza psichica di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, convincendole dell’opportunità di vendere le due case di via Machiavelli e via della Caserma – per comprare una casa più grande – per una cifra totale di 294mila euro, inferiore al valore di mercato, che per il perito incaricato dal pubblico ministero di effettuare la stima sarebbe ammontato a 570mila euro. E gli stessi reati erano stati contestati ad entrambi anche per la compravendita della casa in via Pisacane di Raffaella Villa. Remorini, che per l’omicidio, la distruzione e l’occultamento di cadavere delle due donne scomparse si è beccato 30 anni, per la truffa e la circonvenzione di incapace è stato condannato a 8 anni

Ora la Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda.

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Aggiornato il: 01-10-2018 13:00