Dopo 20 anni è stato identificato il cadavere rinvenuto al largo dell’Isola di Capraia.

Il 18/7/1998 venne rinvenuto in mare aperto, a nord-ovest dell’Isola di Capraia, un cadavere di sesso maschile, in acqua da alcuni giorni, e quindi con evidenti fenomeni di alterazione a causa dell’esposizione al sole ed all’immersione in acqua, che si presentava completamente nudo, tranne una fede, portata all’anulare, con l’incisione interna, un orologio marca Casio ed una scarpa nr. 47 con un simbolo stilizzato rosso sulla suola, che si appurò all’epoca trattarsi del marchio del fabbricante svizzero di scarpe da barca Vogel.

L’esame autoptico, eseguito dopo il rinvenimento nell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Pisa, confermò la morte per annegamento, senza rilevare alcuna altra anomalia, quali lesioni o traumi. Anche gli esami tossicologici eseguiti all’epoca non dettero luogo a ipotesi delittuose di altra natura.

Ogni possibile tentativo di identificazione del cadavere o ricerca dei suoi familiari, condotte con i mezzi dell’epoca, non dettero alcun esito. Anche la partecipazione per due volte alla nota trasmissione televisiva “Chi l’ha visto”, da parte degli investigatori che seguivano il caso, non permise un esito positivo alla vicenda.

Dopo qualche mese il corpo venne sepolto presso il locale Cimitero dei Lupi.

Il Commissario di Polizia  (in pensione) Ilario Sartori, che aveva seguito l’intera vicenda, aveva promesso, già all’epoca, che avrebbe fatto di tutto per dare un nome al defunto e, soprattutto, per rintracciare la famiglia, che, forse, lo pensava ancora vivo e che non aveva alcuna contezza della sua tragica fine. Nel giugno 2016, nell’andare in pensione, aveva ricordato tale vicenda, ribadendo il suo impegno a trovare una soluzione al caso.

Nelle scorse settimane lo stesso Sartori, mentre stava effettuando alcune ricerche su internet, riprovava per l’ennesima volta a trovare traccia di uno scomparso compatibile con il cadavere di Capraia, ripartendo dal sito della citata trasmissione televisiva.

Allargando le ricerche con parole chiave in lingua inglese, sono apparsi alcuni siti, mai prima visitati, realizzati da pochi anni ed alimentati dagli organi di polizia delle rispettive nazioni. Sono stati trovati così dei veri propri album fotografici, contenenti centinaia di foto e profili di persone scomparse in tutta Europa, che Sartori ha iniziato a visionare, per trovare qualche riscontro.

Giunto al settore relativo alla Croazia, l’attenzione è stata attratta dalla foto di un uomo, con un particolare fisico che gli ha subito ricordato il cadavere di Capraia: la pronunciata fossetta sul mento. Più osservava la foto e più gli sembrava che lo scomparso croato assomigliasse alla lontana immagine di quel corpo bruciato dal sole. Altro elemento di grande importanza è stata la rilevazione della data di scomparsa, che corrispondeva proprio agli inizi del mese di luglio del 1998.

La concreta possibilità quindi di poter dare un nome a quel corpo si faceva quindi molto vicina: forse era proprio Zlatko Brajko, nato il  12/5/1964, cittadino croato, scomparso da Bol, sull’isola di Brac sulla costa Dalmata.

Veniva poi trovata un’altra notizia collegabile alla vicenda. Digitando il nome e cognome del croato, appariva sul video una intervista, nella quale il giovane riferiva di avere acquistato una barca per il trasporto dei turisti nelle varie isole dalmate. Proprio questo ultimo punto confermava ulteriormente l’ipotesi di corrispondenza tra il Brajko ed il cadavere, che, come già detto, calzava una scarpa utilizzata proprio da marinai o velisti.

Alla luce di quanto acquisito, il Sartori informava l’Ufficio di Frontiera Marittima di Livorno circa le sue sensazioni di essere ormai vicini ad una svolta risolutiva del caso.

Il personale dellUfficio, ora guidato dal Vice Questore Alberigo Martino, contattava la competente Direzione Centrale della Polizia Criminale, per informare l’Interpol e, conseguentemente, la polizia croata, al fine di verificare i dati raccolti. Veniva così reperita l’impronta di un polpastrello dello scomparso Brajko, trasmessa alla Direzione Centrale della Polizia Scientifica, che provvedeva a verificarne la corrispondenza con le impronte di tutte le dita del cadavere, a suo tempo rilevate dal personale del Gabinetto Provinciale della Polizia Scientifica di Livorno: il responso confermava l’ipotesi di corrispondenza con l’attribuzione di certezza alla identità tra il cadavere e lo scomparso croato.

Relativamente alla presenza del nome Caterina e della data incise all’interno della fede, la stessa Interpol, nel trasmettere l’impronta del Brajko, ha riferito che effettivamente era sposato nella data indicata e proprio con “Caterina”, una cittadina italiana.

I familiari sono stati ufficialmente avvertiti. Gli stessi, appena loro possibile, raggiungeranno Livorno, per le necessarie formalità legate alla restituzione della fede e dell’orologio, nonché per avere ogni possibile notizia direttamente da chi all’epoca aveva operato. Lo scomparso ha lasciato anche alcune sorelle a Bol. Le notizie da loro fornite, in via ufficiosa, confermano che il Brajko, all’epoca della scomparsa, aveva inviato loro alcune lettere, che risultavano spedite dalla Sardegna, in cui preannunciava la volontà di recarsi in Africa per non meglio precisati motivi umanitari. Soprattutto nei primi anni dalla scomparsa, tale notizia era stata ritenuta attendibile, motivo per il quale lo hanno sempre pensato, soprattutto nei primi anni dopo la scomparsa, sempre in vita. Nei giorni scorsi è stato pubblicato , in Croazia, il necrologio in memoria del Brajko.

Per il personale della Polmare, e per Sartori, rimane la soddisfazione di avere dato certezze alla famiglia, che, fino ai giorni scorsi, per oltre venti anni, non aveva più avuto alcuna notizia sul congiunto.

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