“Velia è viva”: si riapre il caso delle donne scomparse?

Massimo Remorini vuole che il suo nuovo legale, l'avvocato Alessandro Maneschi. chieda la revisione del processo che lo ha portato alla condanna a 38 anni

“Velia Carmazzi è viva”. Massimo Remorini, attualmente in carcere a Massa, insiste sulla sua innocenza e vuole la revisione del processo. Di Maddalena Semeraro, l’anziana madre, non parla. Ma della figlia Velia, dice, è certo che si trovi in un campo rom a Brescia.

La vicenda delle donne scomparse dal campo di Torre del Lago – e per la quale lo “zio” è stato condannato a 38 anni di carcere per omicidio, distruzione e occultamento di cadavere, truffa e circonvenzione di incapace con sentenza definitiva dalla Suprema Corte –  si riapre?

Troppo presto per dirlo.

Il suo nuovo legale, l’avvocato Alessandro Maneschi del foro apuano, prima di presentare istanza per la revisione del procedimento giudiziario deve, per legge, in base a quanto disposto dall’articolo 630 del codice di procedura penale, avere elementi nuovi: “Se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto”. Prove che, per il caso in questione, al momento, non ci sono ma che potrebbero esserci a breve.

La condanna definitiva in Cassazione per Massimo Remorini risale all’aprile del 2017. I giudici romani avevano confermato i 38 anni di carcere già decisi sia in primo grado a Lucca che in appello a Firenze, mentre per la complice, la bandante Maria Casentini, la sentenza fu di 16.   Sia di Velia, all’epoca dei fatti 59enne, che di Maddalena, 80 anni, che vivevano in condizioni disumane in due roulotte all’interno di un campo a Torre del Lago, in via dei Lecci –  dopo la vendita delle loro due case, una a Viareggio in via Machiavelli e l’altra nella frazione pucciniana in via della Caserma –  non si è saputo più nulla. I loro corpi non furono mai ritrovati, nonostante le innumerevoli ricerche da parte degli inquirenti che avevano scandagliato i fondali del lago di Massacicuoli, del padule e dei tanti canali, ma pur senza cadaveri i giudici ritennero lo “zio” responsabile della morte dell’anziana Maddalena e della morte della figlia Velia. Remorini, secondo quanto riferito dal teste chiave Francesco Tureddi, ora deceduto, si era poi disfatto di Velia e Maddalena, fatte a pezzi e bruciate in un bidone. L’indagine, condotta dai carabinieri sotto il coordinamento del pm Sara Polino, finita anche su Chi l’ha visto?, era nata dopo la denuncia di Davide Paolini, figlio e nipote della due donne. Il ragazzo aveva trovato la mamma Velia con gli occhi sbarrati, ma invece che chiamare il 118 aveva telefonato a Remorini, che lo aveva rassicurato. Ma la madre sparì, e poco dopo anche la nonna Maddalena.

Aggiornato il: 12-08-2019 16:15