Carnevale 2020: ecco i bozzetti dei carri di Prima Categoria

Presentati i bozzetti del Carnevale di Viareggio 2020. Di seguito i carri di prima categoria

Nel paese delle meraviglie 2.0 di Iacopo Allegrucci

# Nel paese delle Meraviglie 2.0

di Jacopo Allegrucci

La social mania raccontata attraverso la storia di Alice nel Paese delle Meraviglie. Solo che il mondo fatto di like, post e stories non è affatto meraviglioso come sembra, perché ci toglie la voglia di amicizia, vita sociale e relazioni con gli altri, dando libero sfogo all’ego che si alimenta di una realtà fittizia.

C’era una volta l’amicizia, una vita sociale.
C’era un volta la passione.
C’era una volta il sentimento, il relazionarsi con le persone.
Mi sono fatto distrarre da un mondo a colori, tecnologico, virtuale.
Tutti noi siamo un pò “Alice” attratti da un mondo Social, che ci immerge in una realtà fittizia.
Ora mi nutro di Like, Stories, Post che alimentano la mia parte più egoistica e violenta quasi dittatoriale.
È questo veramente “Il Paese delle Meraviglie”.


“Il grande Balzo” di Alessandro Avanzini

Il grande balzo

di Alessandro Avanzini

Una tigre robotica, con le insegne della Repubblica Popolare Cinese, manifesta la sua aggressività su un’icona della cultura pop nord americana. Un pezzo di archeologia industriale che rimanda alle immagini della cosiddetta “Rust Belt”, la regione ex roccaforte dell’industrializzazione statunitense. Un fiore di loto, parente del simbolo huawei, chiude a corona il corpo della tigre. Un paravento di pittogrammi dorati, di apparente lingua cinese, scherma un muro di containers simboli della globalizzazione del commercio. Sul retro di questo muro un’immagine scolorita del Grande Timoniere, vera icona pop cinese, ripresa e rappresentata dal grande artista Andy Warhol. La globalizzazione ed il libero commercio in alcune aree del pianeta continuano a creare sacche profonde di povertà e di disuguaglianza sociale, riuscendo inoltre a minare la stabilità economica e sociale dei paesi “più progrediti”.

La Cina è riuscita in tre, quattro decenni a sfamare circa 800 milioni di persone e da fabbrica manifatturiera a basso costo per le Company occidentali è diventata l’incubo di molte democrazie capitalistiche soprattutto sul versante della supremazia tecnologica.

In Cina, a differenza del pensiero nichilista che opprime le società occidentali, il domani (molto pragmaticamente) sarà migliore del presente e la stabilità della nazione è valore condiviso e punto di forza.


Nè di Eva nè di Adamo del Fratelli Breschi

Né di Eva né di Adamo

dei fratelli Breschi

La costruzione allegorica è un omaggio all’amore in tutte le sue espressioni ed un monito contro l’omofobia. All’intero del tempio antico, antico quanto l’universale sentimento amoroso, simboliche figure ballano un valzer coinvolgente. E’ un inno all’amore senza sesso o distinzione, colore o religione e alla libertà di baciarsi senza ostacoli. I particolari cigni sul timpano del tempio sono il simbolo della purezza e della poesia d’amore.

Non ha sesso o distinzione, né colore o religione,
nasce insieme all’Universo, non chiamarlo mai “diverso”,
è baciarsi senza ostacoli, libertà dai mille vincoli,
l’amore è una poesia, non odiarlo assurda omofobia.


Robotika: intelligenza artificiale

Robotika: intelligenza artificiale

di Luigi Bonetti

Il futuro è già presente: la robotika ormai ci segue in ogni istante della quotidianità. Ma cosa succederà domani? L’intelligenza artificiale soppianterà ogni attività e pensiero umano? E’ questo l’allarme che lancia la costruzione al centro della quale una grande figura dal volto umano rivela al suo interno la robotizzazione compiuta. Ma un messaggio positivo è possibile: i robot non potranno mai avere i sentimenti, almeno fino ad oggi.

Dove arriverà l’intelligenza umana e come si svilupperà quella artificiale dei robot?

ROBOTIKA è la protagonista di questa costruzione ed è una AI, una Intelligenza Artificiale di futura programmazione di pura fantasia…o quasi…. L’intelligenza artificiale è oggi in molte cose che usiamo durante la nostra giornata. È nei videogiochi, è nei motori di ricerca su Internet, è nelle auto e lo sarà sempre di più. Insomma l’intelligenza artificiale è ovunque, ed è al centro del funzionamento di automi, macchine quasi perfette che si muovono come umani, spesso anche di aspetto simile e che agiscono in maniera autonoma. Nel futuro ci saranno robot e dispositivi robotici sempre più sofisticati e molte di queste macchine saranno robot umanoidi, altri avranno altre forme, anche se non cambia la sostanza. Così come oggi pensiamo di non poter fare più a meno di smartphone, tablet, pc, nei prossimi anni nemmeno tanto lontano sarà consuetudine convivere con i robot. Si tratterà di social robot, di dispositivi robotici, che forse ci consentiranno di vivere meglio la nostra vita. La certezza è che ci saranno. Farne a meno sarà praticamente impossibile. Per molti, pensare ad un mondo a stretto contatto con robot umanoidi è un incubo, anche a causa di molta letteratura e filmografia in cui l’intelligenza artificiale è vista come un rischio sempre crescente e che un giorno l’intelligenza artificiale possa superare quella umana diventando ingestibile, dove i robot prendono il sopravvento sugli umani e li riducono in schiavitù. La situazione si complicherà ancora di più quando i progressi della robotica consentiranno di realizzare intelligenze artificiali così evolute da ipotizzare che possano sviluppare una coscienza simile a quella umana. Ma un messaggio positivo esiste, ed è la consapevolezza che ci distingue da qualsiasi altra cosa che esista sul nostro pianeta: i robot sono macchine e pertanto non potranno mai avere manifestazioni tipiche dell’uomo, non possono provare SENTIMENTI!!!…almeno fino ad oggi…


“Idol” di Umberto, Stefano e Michele Cinquini

Idol

di Umberto, Stefano e Michele Cinquini

La potente fabbrica degli dei non si ferma mai ed è pronto un nuovo idolo. Gigantesco, scattante, imponente il nuovo oggetto dell’idolatria è servito. Come un moderno Frankenstein il nuovo idolo, creato dalla gente per la gente, avanza e domina la scena, influenzando la nostra quotidianità. L’Idolo è il mio schiavo di cui sono schiavo.

L’idolo realizza i nostri sogni, quei sogni che noi non possiamo vivere.
Quando il cielo si vuota di Dio, la terra si popola di idoli.
Un dio portatile sempre disponibile.
Il selvaggio s’inchina davanti a idoli di legno e di pietra; l’uomo
civile di fronte a idoli di carne e sangue.
L’arte del governo è l’organizzazione dell’idolatria.
E quando i nostri idoli cadono dagli altari, i lividi ce li facciamo noi.
L’Idolo è il mio schiavo, di cui sono schiavo.


Abbracciami è Carnevale di Fabrizio Galli

Abbracciami è Carnevale

di Fabrizio Galli

La costruzione è un inno all’altruismo, simboleggiato nell’abbraccio. “Siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati” diceva il filosofo Luciano De Crescenzo. E prendendo spunto dal suo pensiero, il costruttore rappresenta una sua visione onirica dell’abbraccio, in cui i due filamenti del DNA formano personaggi simbolo della conoscenza universale: il cosmo, la musica, l’amore, l’arte, la letteratura. Al centro del carro la scultura dedicata all’abbraccio infinito, mentre sul proscenio il sorridente Re Carnevale esorta ad abbracciarci.

Il carro è dedicato al compianto Luciano De Crescenzo, uomo di grande cultura, raffinato umorista che sapeva sempre raccogliere il lato positivo delle cose. A lui va riconosciuto il merito di aver scritto la più bella sull’abbraccio: “siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati”. Questo aforisma e i due filamenti del DNA sono la traccia da cui ho preso spunto per trasformare la mia visione onirica dell’abbraccio in uno spettacolo originale e coinvolgente. Tutte le forme del carro partono da due filamenti del DNA che intrecciandosi vanno a formare, successivamente, personaggi e oggetti importanti per la nostra conoscenza culturale: hug music, hug cosmic, hug number, hug love, hug art, hug literature. Personaggi che ci invitano ad abbracciare la cultura, con tutte le sue bellissime sfaccettature. Il monumento abbraccio infinito, mia opera scultorea posta al centro del carro. Il re Carnevale che ti abbraccia a terra, la figura più innovativa della costruzione. Lo sapevate che il 21 gennaio è la festa mondiale dell’abbraccio? In quell’occasione tutti gridano: “free hugs, free hugs” e si contano nuove canzoni in tutte le lingue del mondo!. Ma basta un giorno per dimostra l’amore che abbiamo nei confronti degli altri? Noi pensiamo di no, ed è per questo che in questi giorni di festa e accoglienza accogliamo: “abbracciamoci è Carnevale”.


“Home sweet home. Nessun posto è come casa” di Lebigre e Roger

Home sweet home. Nessun posto è come casa

di Lebigre e Roger

Mentre l’umanità sembra nuotare allegramente con l’acqua alla gola e la Terra, la nostra casa dolce casa, come recita il titolo, sta andando verso il punto di non ritorno; l’unica via di salvezza è seguire il cervello, coraggio e cuore, proprio come novelli spaventapasseri, leoni e uomini di latta. Personaggi della favola del Mago di Oz, che in questa costruzione diventano allegoria, per un monito all’umanità, di impegno verso un nuovo mondo possibile. Protagonista al centro del carro è Greta Thunberg, la nostra Dorothy in questo viaggio verso una nuova presa di coscienza.

Viaggiando abbiamo sognato con Don Chisciotte, puntando alle stelle verso un pianeta ideale, abbiamo preso energia dallo spirito di Frida, un’artista che ha saputo trasformare il dolore in arte di vivere, così nel nostro cammino abbiamo guardato la Terra con amore ed abbiamo capito di appartenere proprio a lei. Invertiamo la rotta, nessun posto è come casa. Quell’impostore del Mago di Oz con le sue illusioni di ricchezza, benessere ed accumulazione insostenibile ci ha convinti che tutto andava bene, e piano piano ci siamo abituati a pensarlo. Ma non è così. La Terra ha bisogno di noi. L’umanità sembra nuotare allegramente con l’acqua alla gola, ma la natura, gli animali e la civiltà sono quasi ad un punto di non ritorno. Noi siamo i sognatori, ed in questo ultimo viaggio ci uniremo con cervello, coraggio e cuore, come nuovi spaventapasseri, leoni e uomini di latta, inventeremo insieme ad un nuovo mondo possibile, camminando a fianco della nostra Dorothy dal volto di Greta Thumberg che questa nostra casa, la Terra, sembra abbia tutta l’intenzione di salvarla. Siete pronti a partire?


“Olè” di Carlo Lombardi

Olè

di Carlo Lombardi

La costruzione si schiera contro la corrida, uno spettacolo tradizionale che in alcuni luoghi è considerato patrimonio culturale, ma che per il costruttore è un macabro rituale, una liturgia di morte. Attore principale della scena del carro è questa volta il toro, che brandisce una “muleta rossa” e la mostra al torero spaventato, che capisce che lo spettacolo non ha niente di magico ed epico, ma è solo un viaggio senza ritorno verso una morte cruenta.

La “corrida de toros” (corsa di tori) è uno spettacolo che consiste in un combattimento tra uomo e toro, diffuso principalmente in Spagna, ma anche in Portogallo, a Sud della Francia e in alcuni paesi dell’America Latina .Le gare in Spagna si svolgono fin dal 1800, ma venivano praticate anche precedentemente, a partire dal XIV secolo, da nobili che, a cavallo, combattevano contro tori. Oggi, la caduta di interesse è dovuta non solo alle pressioni degli animalisti, ma denota un crescente disinteresse per una tradizione protetta come patrimonio storico e culturale. Il toro non è una belva feroce, ma un animale erbivoro, allevato in pascoli liberi fino all’età di 4 anni, per poi essere bruscamente trasferito nell’arena, ma il suo tragico calvario inizia molto prima: il trasporto degli animali può durare diversi giorni, senza cibo né acqua, sotto il sole cocente. Nelle ore precedenti la sua entrata nell’arena, il toro viene sottoposto a numerose torture: viene tenuto al buio e sottoposto a potenti purghe (a volte anche a droghe) per indebolire le sue forze, viene percosso sui reni con sacchi di sabbia. Gli vengono scorticate le punta delle corna per renderle più sensibili al dolore. Gli viene cosparsa trementina sulle zampe per impedirgli di star fermo e gli viene cosparsa vasellina negli occhi per annebbiargli la vista. Quando il toro arriva nell’arena non è altro che un animale terrorizzato che cerca disperatamente una via d’uscita. Tutto ciò è solo l’inizio di uno spettacolo che viene definito, da qualcuno, “folkloristico e di interesse culturale”. Contrariamente a quanto si pensa, il colore rosso della “muleta” non serve ad eccitare il toro (che come la maggior parte degli animali vede in bianco e nero) ma a mascherare gli schizzi di sangue che impressionerebbero il pubblico. Questa non è cultura, non é tradizione, ma una vera e propria tortura. Questo non è folklore, questo non è coraggio, questo non è spettacolo. E’ una vergogna, un massacro. Il carro di prima Categoria “Ole” sposta la Plaza de Toros, il luogo dove avviene la corrida, una sorta di anfiteatro romano molto capiente e con la disposizione dei posti per gradinate, al Carnevale di Viareggio. l figuranti saranno il pubblico della corrida, e avranno come costume il Traje de Luces, il tradizionale abito dei toreri , e indosseranno in testa la maschera da toro. La costruzione vuole denunciare questa forma di “spettacolo” che viene considerato in alcuni luoghi come patrimonio culturale; in realtà si tratta di un macabro rituale, una vera liturgia di morte che ispira, alimenta e consacra violenza.

Attore principale della scena questa volta è il toro che brandisce una “muleta rossa” e la mostra ad un torero spaventato che capisce che lo spettacolo non ha niente di magico ed epico ma è solo un viaggio senza ritorno incontro ad una morte cruenta. La corrida va chiusa e consegnata alla storia: questo è l’unico modo per conservarne integro il fascino e la memoria. Continuare a celebrarla è un atto contro gli animali, contro l’uomo, contro il buonsenso.


Beata ignoranza di Roberto Vannucci

Beata ignoranza

di Roberto Vannucci

Sapere e ignoranza due facce della stessa medaglia, che ha il volto dell’uomo moderno. Internet, il nostro pane quotidiano, grande strumento di conoscenza, è sempre più oggetto di disinformazione. E mentre cala il numero dei libri letti, cresce quello di visualizzazioni e like. Il grande centauro, al centro della costruzione, è il simbolo del dilagare dell’ignoranza moltiplicata dai social, dai reality, dalla scuola e dalla politica. Con la scure in pugno abbatte torri di libri, icone di secoli di cultura, cancellati in un attimo.

Sapere e ignorare due facce della stessa medaglia che ha il volto dell’uomo moderno. Con la stessa capacità di produrre secoli di cultura, siamo in grado di cadere nella più totale ignoranza. Internet è il nostro pane quotidiano, eppure anche con il più grande strumento di conoscenza in tasca è sempre più difficile distinguere tra cultura e disinformazione. Mentre la qualità dei programmi scolastici peggiora, si moltiplicano i programmi spazzatura, mentre cala il numero dei libri che leggiamo in un anno, aumentano le visualizzazioni i likes a pagine e siti che diffondono menzogne. Siamo tutti vittime della disinformazione, a volte inconsapevolmente e piuttosto che imparare a documentarci preferiamo il risultato più accattivante di una ricerca internet, cullandoci della beata ignoranza. E chi meglio del centauro può rappresentare questa pericolosa dualità fra sapere e ignorare che si mescolano nella società moderna? Nella mitologia, queste creature possiedono tutti i pregi e tutti i difetti del genere umano e in loro si manifestano in modo estremo: alcuni sono smisuratamente saggi, altri incredibilmente selvaggi e crudeli. Ecco quindi: il centauro vinto dall’ignoranza adornato dei vessilli di interne, impugna la scure e la abbatte su torri di libri che crollano al suolo, simbolo di secoli di cultura che possono essere cancellati in un attimo. Sta a noi decidere adesso. Quale lato della medaglia preferiamo? Quale incarnazione del centauro diverremo?

 

Aggiornato il: 18-08-2019 0:09