Ospedale di Lucca, la denuncia di Marchetti: “Ai malati pane con la muffa”

«Avviare un’indagine specifica, per come indicato nelle Linee di indirizzo ministeriali, presso i pazienti degli ospedali toscani sulla qualità percepita dei pasti somministrati, così da poter riformulare eventualmente l’offerta sulla base degli esiti che si andranno a cristallizzare»: questa la richiesta avanzata alla giunta toscan da parte del Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti. «Una volta il verme giallo a Pisa, una volta il disgusto espresso da pazienti di più ospedali della Toscana, ieri il pane con la muffa a Lucca… basta! La qualità dei pasti in ospedale non è un’opinione. Esistono specifiche linee di indirizzo diramate dal Ministero della salute su standard, controlli, qualità percepita e qualità totale. La Regione ne verifichi l’applicazione puntuale ospedale per ospedale».

La briciola che ha fatto traboccare il panierino della pazienza di Marchetti è arrivata dal pane con la muffa somministrato nella cena di ieri sera all’ospedale di Lucca, evento su cui il Capogruppo di Forza Italia ha presentato una specifica interrogazione. «Il problema però è generale – sottolinea Marchetti – e le segnalazioni dalle corsie ospedaliere di tutta la Toscana si susseguono in un autentico tam tam a fronte del quale io come azione di giunta più recente non trovo altro che la dichiarazione rilasciata da Saccardi del Pd in risposta a un consigliere regionale del Movimento 5 Stelle tramite nota stampa del 10 ottobre scorso in cui affermava: “Il cibo somministrato negli ospedali toscani è sano, controllato e sottoposto a continue verifiche […] Forse, così come i 5 Stelle pensano che il tunnel del Brennero sia già funzionante e utilizzato dal trasporto su gomma, magari pensano anche che in ospedale si debba dare cinghiale e vino rosso”. Non vorrei che, stante la nuova alleanza tra Pd e M5S, oggi si intenda far ricadere il pane con la muffa nella fattispecie qualitativa asserita dall’assessore, ecco. Basta dichiarazioni, si parli per dati».

Per farlo, i dati vanno prima raccolti. Quali? «Nel suo documento Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione ospedaliera e assistenziale – illustra Marchetti anche nella sua mozione – nell’ottica del principio di Qualità Totale (QT) del vitto ospedaliero il Ministero prescrive, tra l’altro, anche la fase di monitoraggio e raccolta dati sulla qualità percepita e sulla fase di outcome dei pasti, vale a dire ciò che resta nel piatto a fronte del totale di quel che viene distribuito, prevedendo espressamente “l’utilizzo di questionari e di interviste ai pazienti”. Beh avanti, si elaborino quei dati se ci sono oppure si proceda con l’indagine in tutti gli ospedali toscani. Dopo sì che si potrà parlare, e di conseguenza anche rivalutare e rimettere a debita qualità l’offerta nutrizionale rivolta ai degenti».

Aggiornato il: 09-09-2019 9:01