La vita in carcere di Maria Casentini e il progetto degli asinelli della Pantagruel - Cronaca Viareggio, Top news Versiliatoday.it

La vita in carcere di Maria Casentini e il progetto degli asinelli della Pantagruel

Maria Casentini, in carcere dopo la sentenza di Cassazione che l’ha vista condannata, in via definitiva, per la vicenda di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, le donne scomparse dal campo di Torre del Lago, non si rassegna e grida ancora la sua innocenza dalla cella di Sollicciano e tramite il suo legale, l’avvocato Duccio Martellini del Foro di Firenze, ha risposto ad alcune domande

Speri sempre in una revisione del processo? Ti sei sempre proclamata innocente, spiegaci il motivo…

“No,  non mi rassgno. Con il mio avvocato continuiamo a lottare per dimostrare la mia innocenza. Perchè io non ho mai fatto niente che potesse minare alla salute, e alla vita,  di queste donne. Con quali prove sono qui? Sono diventata un’assassina solo perchè ero l’amante di Massimo Remorini? Mi trovo in carcere  senza aver fatto niente e, ribadisco quanto già detto: chi sa, parli! Che motivo avrei avuto per uccidere? Non sono stata creduta, in compenso sul mio conto sono state dette molte menzogne, tanta cattiveria”.

Come passi le tue giornate in carcere?

“Vado in biblioteca, sono una delle poche lettrici. Qui non c’è molto da fare. Due volte a settimana seguo un corso di sartoria, che mi tiene impegnata fuori dalla cella: si cuciono borse e cinture, le si ricamano”

So che sei impegnata nel progetto degli asinelli dell’associazione Pantagruel, presieduta dal professor Salvatore Tassinari, e chi si occupa dei diritti dei detenuti. Raccontaci…

“Si, accudisco due asinelle, lo faccio da quando sono entrata a Sollicciano. Do loro il cibo, pulisco la stalla, le striglio, le faccio passeggiare”.

Gli animali come terapia… So che il progetto, iniziato 10 anni fa,  vi dà anche la possibilità di un piccolo stipendio, grazie ai fondi otto per mille della Chiesa Valdese

“Con le asinelle non abbiamo tempo di pensare, ti danno sicurezza e amore. Io le accudisco, e loro ringraziano ragliando. Quando mi vedono, mi vengono incontro. Le accudisco 7 giorni su 7 assieme ad altre due detenute. Le asinelle hanno bisogno di noi, e noi di loro. Questo progetto ci porta anche nel giardino degli incontri, dove i detenuti possono ricevere le proprie famiglie. Con le asinelle portiamo un pò di allegria ai bimbi che vengono a trovare i loro genitori in carcere”.

Ci sono vecchi amici che ti scrivono?

“Si, ho molte persone che mi mandano lettere, che mi sono vicine e che non mi hanno lasciato sola”

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Aggiornato il: 15-12-2019 11:15