Nell’ultimo consiglio comunale si è votata per la terza volta la pratica per far uscire il comune di Massarosa dall’Unione dei Comuni della Versilia.
La terza votazione, come prevede la legge in questo caso, per uscire dal sistema associato con i comuni di Camaiore, Seravezza e Stazzema.

Tre consigli comunali incentrati su questo punto… soldi dei cittadini spesi per la presenza straordinaria dei dipendenti e dei funzionari, soldi dei cittadini spesi per i gettoni di presenza dei Consiglieri, senza aver fatto prima un’analisi approfondita di cosa sarebbe successo in seguito e cosa avrebbe comportato tale atto.

Il tutto per un risparmio di soli 30 mila euro senza conoscere e soprattutto spiegare ai consiglieri i costi che avrebbe comportato.
Senza capire, come sostenuto dai dipendenti e dalle minoranze, le difficoltà organizzative ancora completamente da affrontare.

Assistiamo da molti anni ai consigli comunali di Massarosa, mai si visto (a nostro avviso) un livello di impreparazione tale, tanto che un’altro consigliere della maggioranza, Giuseppe Angeli, presidente della commissione statuto (disertata dall’amministrazione) visibilmente in difficoltà ha dichiarato:

“Voto per disciplina di partito, ma questa è l’ultima volta”

Quando la politica era la Politica, una frase del genere avrebbe costituito uno strappo difficile da ricucire e creato scompiglio, ma nel consiglio comunale di Massarosa è passata come acqua corrente probabilmente perché non si ritiene che Angeli costituisca un pericolo per la Maggioranza.

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Cosa deve fare Massarosa per uscire

Lo statuto dell’unione dei comuni, della quale Massarosa fa parte, non prevede che tu – dopo la presa d’atto – saluti e come si dice dalle nostre parti: “Chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato”
Per capirci, come sta succedendo per la Brexit, deve essere fatta una convenzione tra il comune che recede e l’unione per regolamentare le partite economiche e le regole d’uscita.
Questo i consiglieri di maggioranza hanno dimostrato di non saperlo…

Il consigliere Damasco Rosi – consigliere anche presso l’unione dei comuni – nel suo intervento ha sostenuto, avendo partecipato poche ore prima del consiglio comunale al consiglio dell’Unione, che ad una prima stima Massarosa dovrà pagare oltre 1 milione di euro per regolare il proprio recesso.
Questa affermazione ha fatto scattare reazioni anche di scherno nei consiglieri di Maggioranza, reazione che sono la cosa più distante dal rispetto del consesso nel quale si trovavano e delle regole di comportamento istituzionale.

Coluccini nella sua replica agli interventi, per controbattere a tali affermazioni ha sostenuto che la cifra è di soli 360 mila euro, come risulta dalla richiesta dell’Unione e non quella sostenuta da Rosi.

Il consigliere Masini ha parlato addirittura di contabilità parallela – dichiarazione molto pesante – sostenendo che i danni provocati da “quelli di Prima” sono ancora incalcolabili. Ha cercato addirittura di non far intervenire la Dirigente alle Finanze che in questo momento possiamo supporre che sia in una certa difficoltà essendo anche Dirigente alle Finanze di Seravezza.

I 360 mila euro però sono una cifra che rappresenta solo partite scadute ma da un riscontro effettuato le somme per quote e servizi erogati sarebbero ben oltre 400 mila euro.
Inoltre ci sono circa 600 mila euro che costituisco la quota residua di un mutuo per opere pubbliche realizzate dall’Unione per il comune di Massarosa tra cui: Le piste ciclabili, i marciapiedi del Capoluogo e il parco di Piano di Conca.

Perché Massarosa con buona probabilità non potrà uscire dall’Unione dei Comuni?

Per uscire ci dovrà essere la firma della convenzione che prevede il pagamento di tutto quanto dovuto.
Se Massarosa riuscisse almeno a trovare i 400 mila euro per le partite ordinarie, rimarrebbe sempre il nodo del Mutuo.
Le soluzioni ordinarie sono sostanzialmente 3:
La prima è il pagamento immediato di quanto dovuto, ma difficilmente potrà essere realizzabile con lo stato finanziario del Comune di Massarosa.

Le altre soluzioni sono la stipula di un nuovo mutuo o l’accollo di quello presente.

In entrambi i casi però, queste soluzioni costituiscono un aumento dell’indebitamento che dovrà essere autorizzato dal Ministero.
Lo stato di Comune in dissesto infatti non permette – salvo casi di urgenza – di aumentare l’indebitamento e quindi, a meno di sorprese inaspettate non crediamo che possa essere una strada percorribile.

Quindi come diceva Shakespeare: “Molto rumore per nulla”

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ultimo aggiornamento: 24-12-2020


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