Al pittore versiliese Guido Giulio Cesare Cagetti (Seravezza 1935 – Viareggio 2013), da bambino, quando rientrò con la sua famiglia da Levigliani, nello Stazzemese, dove i Cagetti erano sfollati in tempo di guerra, accadde di rimanere sconvolto dalla visione di scene terribili di persone straziate dalla furia nazista, in particolare un uomo presso il cancello di Villa Henraux, a Seravezza.

Nelle sue mani quel cancello, raffigurato nell’opera omonima, diventava ben più di un semplice disegno: su carta quelle ferite profonde e mai chiuse consegnano quelle atrocità compiute dai soldati tedeschi alla riflessione degli uomini e della storia. Quell’uomo, infatti, venne attaccato al cancello come a una croce. Emblema della morte di una persona innocente ed inerme.  

L’arte di Guido Cagetti è sempre stata al servizio della pace e della memoria. La tragedia che violenta l’apparente tranquillità dell’Alta Versilia non cessa mai di accompagnare l’imponente opera pittorica e grafica che comprende diversi dipinti, chine e disegni dedicati proprio al terribile Eccidio di Sant’Anna di Stazzema e alla memoria di quanto atrocemente avvenne lì e in tutta la terra versiliese. 

Il Ciclo dedicato alle Vittime di Sant’Anna, caratterizzato da opere di periodi diversi, a testimoniare quanto questo tema accompagni nel tempo sia l’uomo che l’artista, rappresenta l’umanità di uomini, donne e bambini di fronte all’orrore della storia che tutto divora, reca morte agli innocenti,  tortura e uccide corpi e anime. 

Guido Cagetti esprime dolorosamente le figure umane rappresentate in gruppo a rimarcare una sofferenza collettiva subita con dignità e compostezza. Dolore e morte sono presenti ed evidenti in queste tele da cui promana un grido lancinante che tocca ogni essere umano nel profondo della propria coscienza e della propria anima. 

Le figure umane sono rappresentate con lo sdegno e l’orrore negli occhi, oppure già esanimi a terra, le madri cercano di proteggere, purtroppo invano, i loro figli fino all’ultimo. Le ferite delle Vittime rammentano certamente le ferite del Cristo della Passione, Leitmotiv presente in tutta la sua bellissima umanità nel corpus di opere cagettiano. 

Come è possibile che l’uomo abbia compiuto una tragedia simile? E Dio come ha potuto permettere tutto ciò? Interrogativi profondi che conducono ciascuno a una riflessione intima e tutti a una rielaborazione collettiva. Il Male non deve più albergare nella storia. Utopia? Illusione? Guido Cagetti con la sua opera crede alla persuasione intima dell’uomo e urla un “Mai più barbarie!” che pervade la coscienza e il mondo.

Un grido sempre attuale. Perché simili atrocità mai più si ripetano.

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