Con un passato da Hacker (buono), il Viareggino Luca Mercatanti si occupa oggi di Indagini Forensi in ambito informatico e digitale: una sorta di perito informatico altamente specializzato che collabora a stretto contatto Studi Legali, Forze dell’Ordine ed Organi di Giustizia (ma anche privati ed imprese) per far sì che elementi di prova informatici vengano acquisiti ed analizzati correttamente all’interno dei Procedimenti Giudiziari. Come nel famoso telefilm “CSI”, Luca Mercatanti è dotato di strumentazione in grado di mettere a nudo qualsiasi dispositivo informatico, recuperando dati ed informazioni anche se cancellate (volontariamente o meno).

Oggigiorno, nella maggior parte dei procedimenti Civili e Penali è sempre più frequente che sia necessario produrre una conversazione WhatsApp, un file audio, una fotografia o altri elementi informatici e digitali che necessitano di essere acquisiti correttamente, al fine di garantire la genuinità di quest’ultimi”, ci spiega Mercatanti, che dal 2007 gestisce un Blog dedicato alle perizie informatiche forensi.

Un duplicatore forense durante le attività investigative

I mezzi di ricerca della prova informatica sono fondamentali non solo nel caso in cui ad essere stato commesso sia un reato informatico, ma anche in tutti quei casi in cui un dispositivo informatico è in grado di contenere elementi di prova per una qualsiasi indagine: un cellulare, ad esempio, è in grado di dirci esattamente il luogo in cui un indagato si trovava in un determinato momento, così da poter confermare o smentire il suo alibi.
Non è nemmeno paradossale che un assistente virtuale, che ormai molto di noi hanno all’interno della propria abitazione, venga “interrogato” durante un processo: è quanto successo nello Stato del New Hampshire, nel 2017, all’interno di un caso di omicidio.

Un semplice screenshot o un banale copia-incolla delle informazioni non è assolutamente sufficiente per la produzione in Giudizio di un elemento informatico. Così come un’arma viene raccolta con i guanti dalla scena del crimine, anche i dati informatici devono essere trattati allo stesso modo e su questo aspetto anche la Legge è molto chiara, a partire dalla L.48/2008, riguardante i nuovi’ mezzi di ricerca della prova nell’informatica forense.

Quando si entra in contatto con un dispositivo informatico contenente elementi di prova, la prima cosa che il Consulente Forense deve fare è quella che viene denominata “copia forense”, ovvero una copia in grado di cristallizzare e garantire il contenuto all’interno del dispositivo stesso. Solo così si è in grado di rendere certi e non ripudiabili i dati che saranno poi sottoposti ad analisi informatica.

Un semplice screenshot o una fotografia, nel 2022 (ma in realtà, come Mercatanti fa notare, già dal 2008 le cose sono cambiate all’interno dell’Ordinamento Italiano), quindi, non basta più. Per questo motivo, operare in modo corretto è di fondamentale importanza nel momento in cui elementi informatici devono entrare all’interno di un procedimento giudiziale.

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