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Primarie senza anima: la prima sconfitta è per la democrazia

Di Manuela Granaiola

Si parla di primarie. Di candidati, di alleanze che si fanno e si disfano in poche ore. Mentre si discute del «chi», nessuno sembra più interessato al «cosa» e al «come». Ed è proprio qui che sta il problema che porterà Viareggio dritta verso la sconfitta.

Una pausa necessaria

Prima di correre verso primarie divisive serve fermarsi. La domanda è semplice: è davvero impossibile trovare una personalità che unisca? Questo sforzo di sintesi non è debolezza. È intelligenza politica. È la differenza tra chi pensa alla città e chi pensa solo alla propria posizione.

E poi c’è la questione del programma. Come si può chiedere seriamente a qualcuno di candidarsi senza un progetto condiviso? Come si può chiedere ai cittadini di scegliere tra persone che non hanno ancora detto cosa faranno per la città?

Le primarie dovrebbero servire a individuare la persona migliore per portare avanti un progetto comune. Non possono essere una sfida tra fazioni senza un orizzonte politico chiaro.

Diciamocelo con onestà: affrontare primarie così divisive non rafforza i partiti, li indebolisce. Non costruisce un progetto, lo demolisce. Non prepara una vittoria, certifica una sconfitta annunciata.

Anche le primarie più condivise lasciano ferite da ricucire. Figuriamoci primarie senza regolamento ancora definito, senza programma condiviso, senza alcun orizzonte comune. Primarie che saranno uno scontro interno tra esponenti dello stesso partito mentre la città aspetta risposte.

La contraddizione è evidente: come si può costruire con serietà quando alcuni alleati agiscono contro le volontà degli altri? Se prima del voto ci facciamo la guerra, come faremo poi a governare insieme?

Cosa serve davvero a Viareggio

Viareggio non ha bisogno di assistere a una resa dei conti interna. Le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, i giovani che cercano un futuro nella loro città, gli anziani che meritano dignità: loro vogliono sapere cosa faremo, non chi prevarrà in una competizione tra correnti.

Per questo chiediamo un cambio di passo immediato. Fermiamoci, scriviamo insieme il programma, cerchiamo una personalità che unisca le forze progressiste. Poi, se questa sintesi non sarà possibile, andiamo pure a primarie vere: con regole chiare, tempi definiti e soprattutto con progetti condivisi da sottoporre al giudizio dei cittadini.

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