VIAREGGIO: Il Comitato per il Sì al referendum sulla giustizia porta il dibattito in Versilia.
Appuntamento il 6 marzo alle 17:30 in Corso Garibaldi: sul tavolo la riforma che separa i ruoli di giudice e pubblico ministero.
Un processo equo si costruisce prima ancora che il giudice entri in aula. È questo, in sintesi, il principio attorno a cui ruota uno degli appuntamenti più attesi della settimana in Versilia: venerdì 6 marzo, alle ore 17:30, la Sala Barsanti della Croce Verde di Viareggio – in Corso Garibaldi 171 – ospiterà il convegno promosso dal Comitato per il Sì al referendum sulla separazione delle carriere in magistratura.
Un solo quesito, una data precisa – 22 e 23 marzo 2026 – e una campagna referendaria che entra nel vivo anche sul territorio. A differenza dei referendum abrogativi, quello sulla giustizia è un referendum costituzionale confermativo: non si cancella una legge, si decide se una modifica già approvata dal Parlamento debba entrare in vigore. E senza quorum: ogni voto conta, indipendentemente dall’affluenza. Il Comitato locale ha scelto Viareggio come tappa di un percorso di informazione che punta a spiegare ai cittadini cosa cambierebbe, concretamente, con una risposta affermativa alle urne.
Il nodo: giudice e pm nello stesso corpo
Al centro del dibattito c’è una questione che i giuristi dibattono da decenni: in Italia, giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine professionale, condividono organi di autogoverno – a partire dal Consiglio Superiore della Magistratura – e, soprattutto, possono passare da una funzione all’altra nel corso della carriera. Una peculiarità tutta italiana, assente nella gran parte delle democrazie occidentali.
Per i sostenitori del Sì, questo intreccio mina alle radici l’imparzialità del processo. «In un’aula di tribunale», sostengono, «la parità delle armi non è solo un principio giuridico: è la condizione essenziale perché il cittadino percepisca lo Stato come arbitro giusto e non come avversario imbattibile». Se il giudice ha condiviso con il pm anni di formazione, corsi, carriera e organi di rappresentanza, la terzietà rischia di restare sulla carta.
Tre ragioni per il Sì
La proposta che sarà al centro del convegno di giovedì si regge su tre argomenti principali. Il primo riguarda la parità delle parti: separando le carriere, il pubblico ministero diventerebbe a tutti gli effetti una parte processuale al pari dell’avvocato difensore, eliminando quella «vicinanza culturale e psicologica» con chi è chiamato a emettere la sentenza.
Il secondo argomento è quello della specializzazione: chi sceglie fin dall’inizio di fare il giudice si formerà per giudicare, chi sceglie il ruolo di pm si specializzerà nell’investigare. Un grande investigatore, ricorda chi sostiene la riforma, non è necessariamente un grande giudice – e viceversa. La qualità del lavoro, si sostiene, non può che beneficiarne.
Il terzo punto tocca la governance della magistratura. La riforma prevede due CSM distinti – uno per i giudici, uno per i pm – con l’obiettivo di eliminare il cosiddetto «correntismo incrociato»: quel sistema per cui le correnti interne all’ordine giudiziario influenzano promozioni e trasferimenti a prescindere dalle competenze.
«Non contro i magistrati, ma per i cittadini»
I promotori dell’incontro tengono a precisare che la riforma non va letta come un atto punitivo nei confronti della magistratura. «Separare le carriere non significa togliere indipendenza al pm», spiegano dal Comitato: «Significa ridisegnare i confini funzionali all’interno di un sistema che vuole essere più moderno, più trasparente e più vicino agli standard delle principali democrazie europee».
Un richiamo, quello alle esperienze europee e anglosassoni, che torna spesso nel dibattito: in Francia, in Germania, nel sistema britannico e in molti altri ordinamenti la distinzione tra chi accusa e chi giudica è data per scontata. L’Italia, sostengono i fautori del Sì, è rimasta indietro.
L’appuntamento di giovedì
Il convegno di venerdì 6 marzo si inserisce in una campagna referendaria che andrà a maturazione il 22 e 23 marzo, quando gli italiani saranno chiamati alle urne. L’ingresso è libero e aperto a tutti. L’obiettivo degli organizzatori è duplice: da un lato informare i cittadini sui contenuti tecnici della riforma, spesso oscurati da un dibattito polarizzato; dall’altro raccogliere adesioni e costruire una rete di sostegno sul territorio versiliese.
L’appuntamento è alle 17:30 presso la Sala Barsanti della Croce Verde, in Corso Garibaldi 171 a Viareggio.