Una riflessione lunga, articolata e dai toni duri. È quella affidata ai social da Alessandro Stefani, figlio di Marialina Marcucci, la candidata civica che al primo turno delle elezioni comunali di Viareggio ha ottenuto il 27,52% dei voti, fermandosi però fuori dal ballottaggio.
Un intervento che va ben oltre il semplice commento al risultato elettorale e che si trasforma in una vera e propria analisi politica rivolta al Partito Democratico viareggino, accusato di non aver saputo cogliere quella che Stefani definisce senza mezzi termini “un’occasione storica”.
“Ci sono momenti in cui la politica non è chiamata soltanto a contare i voti, ma a capire ciò che quei voti significano”, scrive. Secondo Stefani, il nodo centrale della vicenda non riguarda soltanto l’esito delle urne, ma la mancata capacità del centrosinistra di riconoscere il peso politico della candidatura civica guidata da Marialina Marcucci.
Nel suo intervento, Stefani sostiene che il Pd avrebbe dovuto comprendere il valore di una forza che, a suo giudizio, rappresentava una parte ampia e trasversale della città.
“È mancata la comprensione di un passaggio storico. È mancato il coraggio di andare oltre il perimetro abituale. È mancata la capacità di vedere che, davanti a voi, non c’era semplicemente una candidatura concorrente, ma una parte viva, larga e trasversale della città”, afferma.
L’analisi si concentra quindi sul risultato ottenuto dalla candidata civica.
“Marialina Marcucci ha raccolto il 27,52% dei voti. 7.753 viareggini le hanno dato fiducia. Quasi un cittadino su tre. Non lo hanno fatto per una sigla o per appartenenza automatica, ma per una storia, un’identità e una credibilità costruita nel tempo”.
Per Stefani, quel consenso sarebbe stato il segnale di una domanda politica nuova, proveniente da elettori di diversa provenienza e accomunati dalla ricerca di un progetto amministrativo alternativo alle logiche tradizionali dei partiti.
Particolarmente severo il giudizio nei confronti della candidata del centrosinistra Federica Maineri. Secondo Stefani, dopo il primo turno si sarebbe dovuto aprire un confronto politico concreto con Marcucci.
“Federica Maineri aveva davanti a sé una finestra enorme. Aveva il tempo, l’occasione e tutti i motivi politici per aprire un dialogo vero con Marialina Marcucci. Non una telefonata di cortesia, non una trattativa di facciata, ma un confronto serio, pubblico e rispettoso”.
Nel post viene inoltre chiarito come, a suo avviso, non fosse in discussione una richiesta di incarichi o accordi sottobanco.
“Nessuno chiedeva assessorati o garanzie personali. Quello che veniva chiesto era un apparentamento vero, pubblico e politico, il solo strumento capace di riconoscere dignità a una coalizione che aveva raccolto quasi un terzo dei voti”.
Stefani insiste sul concetto di rappresentanza e sul mancato riconoscimento del peso elettorale della coalizione civica.
“Non era una questione di posti. Era una questione di rispetto politico. Non era una richiesta personale. Era il riconoscimento di 7.753 viareggini. Un riconoscimento che non è arrivato”.
Da qui nasce una riflessione più ampia sulla capacità di governo.
“Un sindaco governa una città complessa. Media ogni giorno, ascolta, tiene insieme interessi diversi e costruisce ponti. Se non si riesce a costruire un’alleanza quando si ha tutto il vantaggio politico per farlo, come si può pensare di governare una città quando quel vantaggio non ci sarà più?”, domanda provocatoriamente.
Nel passaggio finale, Stefani richiama anche i numeri del ballottaggio, evidenziando come il distacco tra le due candidate rimaste in corsa sia inferiore ai voti raccolti da Marcucci.
“Oggi il distacco tra Sara Grilli e Federica Maineri è di 1.161 voti. Marialina Marcucci ne ha raccolti 7.753. Qualcuno si rende conto davvero di cosa è stato lasciato sul tavolo?”.
L’autore sottolinea inoltre come l’ex candidata abbia lasciato piena libertà di scelta ai propri elettori.
“Quei 7.753 viareggini sono liberi. Liberi davvero. Alcuni voteranno Maineri, altri no. Ma la fiducia non si eredita. Si conquista”.
La conclusione è un misto di amarezza e critica politica.
“A me resta il rammarico di sapere come sarebbe potuta andare. Resta l’idea di una coalizione larga, civica, coraggiosa e radicata nella città vera. Resta il rammarico per un percorso serio e generoso che avrebbe potuto diventare patrimonio comune e che invece è stato lasciato ai margini”.
Infine, la stoccata conclusiva al Partito Democratico viareggino: “La politica è anche il peso di ciò che non si è scelto. E l’ironia amara è che il dialogo che non è stato cercato prima del voto è esattamente il motivo per cui molti voti potrebbero non arrivare dopo. Viareggio meritava di meglio”.
