Un caso di estrema gravità, consumato all’interno di un ambiente lavorativo e ricostruito grazie a un articolato lavoro investigativo dei Carabinieri di Prato, coordinato dal procuratore capo dottor Luca Tescaroli.
Il Giudice per le indagini preliminari, su conforme richiesta della Procura, ha disposto il giudizio immediato nei confronti di un uomo italiano di 60 anni, accusato di violenza sessuale ai danni di una giovane dipendente. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il reato sarebbe stato commesso il 15 dicembre 2025, all’interno del luogo di lavoro della vittima, un laboratorio situato a Prato, e si sarebbe protratto per diverse ore, dalle 12 alle 17.45.
Il presunto raggiro e la perdita di coscienza
Dalle indagini emerge che l’uomo avrebbe invitato la giovane a fermarsi oltre l’orario di lavoro, offrendole un pasto d’asporto consumato all’interno dell’azienda, il laboratorio Dar Caffè. Da quel momento, secondo la ricostruzione accusatoria, la ragazza avrebbe perso conoscenza a seguito dell’assunzione di sostanze sedative, presumibilmente psicofarmaci disciolti nel cibo.
Successivamente, la giovane si sarebbe risvegliata ore dopo in un camper, in stato confusionale e con abiti diversi rispetto a quelli indossati durante il lavoro.
La denuncia e le indagini
La ventiquattrenne, insospettita dal proprio stato e dai vuoti di memoria, si è recata in ospedale per accertamenti e ha poi formalizzato denuncia. Gli esami medici non hanno rilevato segni fisici compatibili con una violenza “tradizionale”, ma le successive indagini hanno portato a un quadro accusatorio più complesso.
Gli investigatori hanno infatti accertato la presenza di benzodiazepine nell’organismo della vittima, elemento ritenuto compatibile con l’ipotesi di somministrazione di sostanze sedative a sua insaputa.
Secondo la ricostruzione della Procura, l’uomo, dopo aver reso incosciente la giovane, avrebbe abusato di lei all’interno dell’azienda, per poi accompagnarla nuovamente verso l’esterno.
Le prove video e la custodia cautelare
Un ruolo centrale nell’inchiesta è stato attribuito alle immagini di videosorveglianza presenti nei locali, considerate dagli inquirenti fondamentali per la ricostruzione della dinamica dei fatti.
L’indagato, descritto con precedenti specifici, si trova attualmente in custodia cautelare in carcere e resta ristretto in istituto penitenziario.
Le parole della Procura
Nella nota, il procuratore capo Luca Tescaroli sottolinea come l’indagine abbia potuto svilupparsi grazie alla denuncia tempestiva della vittima e al lavoro delle forze dell’ordine, evidenziando l’importanza della collaborazione tra cittadini e istituzioni per l’emersione di reati di questo tipo.
Un contributo determinante è stato fornito dai militari dell’Arma dei Carabinieri, in particolare dalla Carabinieri di Prato, che hanno coordinato gli accertamenti insieme alla Procura.
Un’indagine che diventa monito
L’inchiesta, ora approdata alla fase del giudizio immediato, segna un passaggio giudiziario rilevante e restituisce l’immagine di un contesto in cui la fiducia lavorativa sarebbe stata, secondo l’accusa, gravemente tradita.
Un caso che, nelle parole della Procura, richiama ancora una volta l’attenzione sull’importanza della tempestività nelle denunce e sulla capacità del sistema investigativo di intervenire rapidamente per tutelare le vittime e individuare i responsabili.