Ci sono due persone iscritte nel registro degli indagati nell’inchiesta aperta dalla Procura di Firenze sulla morte del giovane di 28 anni, residente a Dicomano, deceduto dopo essere stato travolto sul viadotto dell’Indiano nelle prime ore del 3 giugno.
Si tratta del motociclista e dell’automobilista coinvolti nella drammatica sequenza che ha portato al decesso del giovane. L’ipotesi di reato contestata è quella di omicidio stradale, un atto dovuto che consentirà agli inquirenti di svolgere tutti gli accertamenti tecnici necessari per ricostruire con precisione quanto accaduto.
Il nodo centrale dell’inchiesta riguarda proprio la dinamica dell’investimento. Gli investigatori stanno cercando di stabilire quale dei due impatti abbia provocato le lesioni mortali e se vi siano ulteriori elementi utili a chiarire le responsabilità. Per questo motivo sarà determinante l’esame autoptico disposto dalla magistratura, che dovrà fornire risposte cruciali sulle cause della morte del ventottenne.
Secondo quanto emerso finora, il giovane si trovava a piedi sul viadotto dell’Indiano, un’arteria ad alto scorrimento dove il transito dei pedoni è espressamente vietato. Resta però ancora senza risposta la domanda che accompagna l’intera vicenda: perché si trovasse in quel luogo poco prima dell’alba.
Mentre gli accertamenti proseguono, è emerso che entrambi i conducenti coinvolti, un cittadino peruviano e un fiorentino, sono risultati negativi ai controlli alcolemici effettuati subito dopo l’incidente. Il motociclista, a seguito dell’impatto, aveva riportato gravi ferite ed era stato trasportato d’urgenza in ospedale.
La Procura punta ora a ricostruire minuto per minuto gli ultimi istanti di vita del giovane, attraverso le testimonianze, i rilievi effettuati sul posto e i risultati degli esami tecnici. Un lavoro complesso che dovrà fare piena luce su una tragedia avvenuta in uno dei principali collegamenti viari della città e che continua a presentare diversi aspetti ancora da chiarire.