Incendio alla Delca, Arpat individua le aree più esposte: “Serve attendere il deposito delle polveri”

Dopo il vasto incendio divampato nello stabilimento della Delca Energy a Lugnano, nel comune di Vicopisano, arrivano le prime valutazioni tecniche di Arpat, che ricostruisce l’evoluzione dei fumi, le condizioni meteo e le prime indicazioni operative per i controlli ambientali. L’evento si è verificato nella mattinata dell’8 giugno 2026 e ha coinvolto un impianto dedicato al recupero di materiali plastici.

Secondo quanto riportato dall’agenzia regionale per la protezione ambientale, la prima fase dell’emergenza è stata caratterizzata da una colonna di fumo molto densa e in rapida risalita verticale, poi progressivamente deformata dai venti deboli provenienti da est e sud-est. Nel corso della mattinata le correnti hanno mantenuto intensità ridotta e direzione variabile, mentre nelle ore centrali si è registrata una rotazione dei venti, comunque sempre in un contesto atmosferico stabile e senza precipitazioni.

Arpat sottolinea come queste condizioni abbiano favorito la dispersione degli inquinanti negli strati più alti dell’atmosfera, con successivo ritorno al suolo delle particelle più pesanti. Proprio sulla base della ricostruzione meteorologica e delle simulazioni di dispersione, i tecnici hanno individuato le aree potenzialmente più interessate dalle ricadute, delineando una sorta di perimetro operativo che tiene conto sia della fase iniziale dell’incendio, con fumi quasi verticali, sia del successivo spostamento verso nord-ovest e poi verso est, in seguito al cambio delle correnti.

L’analisi servirà a guidare i campionamenti ambientali, che interesseranno soprattutto matrici vegetali, in particolare piante a foglia larga, ritenute più sensibili alla deposizione di sostanze come idrocarburi policiclici aromatici e diossine. Le aree individuate non costituiscono una “zona di allarme” in senso stretto, ma una fascia tecnica di riferimento per concentrare i rilievi.

I prelievi non saranno effettuati immediatamente. Arpat chiarisce infatti che i campionamenti eseguiti nell’immediatezza dell’evento non sarebbero rappresentativi, perché le polveri devono prima depositarsi al suolo per consentire analisi attendibili. Le operazioni sono quindi state programmate a partire dal 9 giugno, con successivi approfondimenti nelle giornate seguenti in base all’evoluzione del vento e della situazione sul territorio.

Sul fronte della qualità dell’aria, la centralina di Pisa-Borghetto ha registrato un lieve aumento degli ossidi di azoto e del particolato fine (PM10 e PM2.5), valori comunque ampiamente sotto le soglie di legge. Un andamento ritenuto coerente con la distanza dell’impianto incendiato e con la dinamica dell’evento.

Il quadro resta comunque in evoluzione: il piano di monitoraggio potrà essere aggiornato nei prossimi giorni in base alle condizioni meteorologiche e agli esiti delle attività ancora in corso da parte dei vigili del fuoco.

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