Un gesto affettuoso trasformato in un’arma per colpire le persone più fragili. È la cosiddetta “tecnica dell’abbraccio”, uno dei raggiri più odiosi e diffusi degli ultimi anni, che prende di mira soprattutto gli anziani.
Sempre più numerose sono le denunce di furti e rapine commessi con questo metodo: i malviventi si avvicinano alle vittime con modi gentili e rassicuranti, spesso fingendosi conoscenti. Poi, approfittando di un abbraccio o di un contatto ravvicinato, sottraggono con destrezza orologi, collane e altri monili in oro. Nella maggior parte dei casi non viene utilizzata violenza, ma rapidità, abilità e sorpresa.
L’ultimo episodio si è verificato a Cortona, dove tre cittadini di origine rumena, senza fissa dimora in Italia, hanno preso di mira una donna di 87 anni. Dopo averla avvicinata con il consueto stratagemma, l’hanno abbracciata e successivamente spintonata a terra, riuscendo a strapparle una collana d’oro.
Nonostante lo shock subito, l’anziana ha trovato la forza di chiamare i Carabinieri delle Stazioni di Cortona e Terontola, fornendo una sommaria descrizione dell’autovettura utilizzata dai responsabili per allontanarsi dal luogo della rapina.
I militari dell’Arma, impegnati in un posto di controllo lungo la Strada Provinciale 30, si sono immediatamente attivati e, dopo una rapida ricerca sul territorio, sono riusciti a intercettare il veicolo sospetto.
Le successive perquisizioni personali e veicolari hanno consentito di recuperare il girocollo appena sottratto, già restituito alla legittima proprietaria, e di rinvenire altri due monili in oro di dubbia provenienza.
La donna è stata accompagnata all’ospedale Santa Margherita di Cortona, dove i sanitari le hanno riscontrato lesioni giudicate guaribili in quindici giorni.
L’ulteriore refurtiva e l’autovettura utilizzata per il colpo sono state poste sotto sequestro.
Per i tre presunti responsabili – un uomo di 40 anni e due donne di 40 e 38 anni, già noti alle forze dell’ordine per analoghi episodi commessi in diverse zone d’Italia – sono scattate le manette. Gli arrestati sono stati trasferiti nelle case circondariali di Arezzo, Firenze e Perugia, a disposizione della Procura della Repubblica di Arezzo.
Le indagini proseguono per accertare la provenienza degli altri preziosi sequestrati e verificare un eventuale coinvolgimento del gruppo in ulteriori episodi avvenuti sul territorio provinciale.