Tra Sicilia, Malta e Toscana: smantellata rete internazionale della droga legata ai clan mafiosi, 15 arresti

Un’organizzazione criminale ramificata tra Sicilia, Malta e diverse province italiane, con interessi che arrivavano anche in Toscana, dove gli investigatori hanno operato nella provincia di Prato. È il quadro emerso dalla vasta operazione coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania e condotta dalla Guardia di Finanza, che ha portato all’esecuzione di 15 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di soggetti ritenuti coinvolti in un articolato traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

L’operazione, scattata all’alba di venerdì 12 giugno, ha interessato le province di Catania, Siracusa, Cosenza, Reggio Calabria, Lecce e Prato, oltre all’isola di Malta, dove è stato eseguito un mandato di arresto europeo. Complessivamente sono 28 gli indagati nell’inchiesta coordinata dalla Procura etnea guidata dal procuratore Francesco Curcio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del Gruppo Operativo Antidroga del GICO del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catania, sarebbe stata individuata un’associazione per delinquere finalizzata al traffico organizzato transnazionale di droga, attiva tra la Sicilia e Malta e ritenuta contigua al clan mafioso catanese “Cappello-Bonaccorsi”.

Le accuse contestate, a vario titolo, comprendono traffico organizzato e spaccio di sostanze stupefacenti, minacce, detenzione abusiva di armi da fuoco, con le aggravanti della transnazionalità e dell’agevolazione mafiosa. Secondo l’impianto accusatorio, il gruppo avrebbe operato con la piena consapevolezza di favorire gli interessi del clan etneo, contribuendo anche al sostentamento economico degli affiliati detenuti.

Le indagini, sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, sistemi di videosorveglianza, attività di osservazione sul territorio e approfondimenti patrimoniali, avrebbero consentito di ricostruire l’intera filiera del traffico di stupefacenti. L’organizzazione si sarebbe occupata dell’acquisto, del trasporto e della distribuzione di cocaina, hashish e marijuana sia nella provincia di Catania sia sull’isola di Malta, sfruttando canali logistici ormai consolidati.

Dalle investigazioni sarebbe inoltre emerso un collegamento con il gruppo “Borgata” del clan mafioso siracusano “Santa Panagia”, che secondo gli inquirenti veniva rifornito di sostanze stupefacenti dagli appartenenti all’organizzazione. In alcuni casi, sempre secondo il quadro indiziario delineato dalla Procura, il carcere sarebbe stato utilizzato come punto di riferimento per impartire direttive e organizzare l’attività criminale all’esterno.

Nel corso dell’inchiesta i finanzieri hanno sequestrato complessivamente circa 25 chilogrammi di droga tra cocaina, hashish e marijuana, arrestando in flagranza quattro persone. Gli investigatori ritengono che questi riscontri abbiano ulteriormente consolidato il quadro accusatorio.

Tra gli episodi più significativi ricostruiti figura anche il tentativo di recuperare al largo delle coste catanesi un ingente carico di stupefacenti destinato successivamente alla Calabria. Secondo la Procura, il gruppo avrebbe coinvolto soggetti provenienti dalle zone di Locri e Siderno, ai quali sarebbe stato affidato il successivo trasporto della droga in cambio di un consistente compenso. Il piano, tuttavia, non sarebbe andato a buon fine perché il carico era già stato individuato e sequestrato in mare dalla Guardia di Finanza di Catania.

Contestualmente agli arresti, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, di beni per un valore complessivo di circa 700mila euro. Il provvedimento ha riguardato disponibilità finanziarie, tredici tra auto e motocicli, dieci immobili e un’attività economica operante nel settore della somministrazione di alimenti e bevande.

L’operazione ha visto impegnati circa 110 finanzieri, con il supporto delle unità cinofile, dei reparti antiterrorismo e pronto impiego, dei mezzi aerei del Gruppo Aeronavale della Guardia di Finanza e di numerosi reparti territoriali.

Come sottolineato dalla Procura della Repubblica di Catania nel comunicato firmato dal procuratore Francesco Curcio, le accuse formulate si fondano sugli elementi raccolti nel corso delle indagini e dovranno essere verificate nelle successive fasi processuali. Per tutti gli indagati resta infatti valido il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

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