Di Letizia Tassinari
Cani e gatti si ammalano di tumore sempre più spesso. Ma si tratta di un reale aumento dei casi oppure oggi la medicina veterinaria riesce semplicemente a diagnosticare meglio patologie che in passato rimanevano nascoste? Quanto incidono genetica, ambiente, alimentazione e stile di vita? E quali sono oggi le possibilità di cura? Ne abbiamo parlato con il veterinario oncologo Manuel Santini, della Clinica Marco Polo di Viareggio, che analizza l’evoluzione dell’oncologia veterinaria e l’importanza della prevenzione.
Negli ultimi anni si registra davvero un aumento dei tumori nei cani e nei gatti oppure oggi si arriva semplicemente a una diagnosi più accurata?
“Sicuramente oggi c’è una maggiore attenzione da parte dei proprietari e, allo stesso tempo, disponiamo di strumenti diagnostici molto più avanzati che ci permettono di scoprire tumori non visibili a occhio nudo. Tecniche come l’agoaspirato o ago-infissione per un esame citologico, accompagnate da ecografia e radiologia, fanno ormai parte della routine. Oggi è possibile ricorrere anche a Tac e risonanza magnetica, strumenti che un tempo non erano contemplati nella medicina veterinaria.
È però innegabile l’aumento dell’incidenza di alcune neoplasie che fino a pochi anni fa, come riportato anche dalla letteratura scientifica, risultavano rare nel cane e nel gatto. Un fenomeno che va di pari passo con quanto osserviamo nell’oncologia umana.”
Quali sono le forme tumorali che riscontra più frequentemente nella sua attività e quali, invece, destano maggiore preoccupazione per aggressività o incidenza, come l’osteosarcoma?
“Alcuni tumori maligni, come il melanoma del cavo orale, sono devastanti, molto aggressivi e purtroppo rispondono poco o niente alle terapie. Molto frequenti sono anche i carcinomi squamocellulari della bocca e, nel gatto bianco, quelli che interessano orecchie e planum nasale. Altre neoplasie comuni sono il mastocitoma nel cane e l’emangiosarcoma della milza.
Per quanto riguarda l’osteosarcoma bisogna distinguere cane e gatto. Nel cane la biologia della cellula tumorale ricalca molto quella dell’uomo: può colpire anche soggetti giovani e spesso dà metastasi al polmone. Per questo una zoppia non deve mai essere sottovalutata.
Nel cane l’osteosarcoma si sviluppa generalmente a livello delle ossa lunghe degli arti. L’amputazione dell’arto interessato può non essere sufficiente perché l’eventuale presenza di metastasi può già condizionare il quadro clinico. Nel gatto, invece, la metastatizzazione è molto più rara e l’amputazione può risultare curativa.”
Si parla sempre più spesso di tumori che colpiscono animali molto giovani. È una sua impressione clinica? Esistono spiegazioni scientifiche o fattori di rischio già individuati?
“Oltre all’osteosarcoma, nei cani giovani osserviamo frequentemente il linfoma. La maggior parte delle patologie neoplastiche ha una base genetica, ovvero una predisposizione che può essere legata alla razza oppure al singolo soggetto.
È fondamentale anche un sistema immunitario efficiente, perché durante una duplicazione cellulare può sfuggire un clone mutato che viene poi replicato come se fosse una cellula sana.
Molti agenti fisici e chimici possono contribuire alle mutazioni, tra cui radiazioni ionizzanti, fertilizzanti e metalli pesanti presenti nell’acqua.”
Quanto incidono alimentazione, inquinamento, stile di vita e predisposizione genetica nello sviluppo di una neoplasia in cani e gatti? C’è qualcosa che i proprietari possono fare concretamente per ridurre il rischio?
“La genetica è il primo tassello da considerare, ma non è l’unico. Come accade nell’uomo, anche negli animali gli stili di vita caratterizzati da stress cronico possono portare a uno stato infiammatorio persistente che, nel tempo, può favorire patologie tumorali.
L’alimentazione può rappresentare un altro fattore importante: il tessuto adiposo è considerato un vero organo endocrino e produce sostanze come leptina e adiponectina, che influenzano in particolare lo sviluppo del tumore mammario, sia nel cane sia nella donna.
Per questo l’obesità può rappresentare un fattore di rischio. Il consiglio è monitorare il peso dell’animale fin da cucciolo, informarsi sulle predisposizioni della razza e, quando necessario, valutare con il veterinario eventuali test genetici.”
Quali sono oggi le prospettive offerte dall’oncologia veterinaria? Che risultati si possono ottenere con chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapie innovative?
“Per alcuni tumori solidi la chirurgia resta fondamentale quando è possibile ottenere margini adeguati. Vorrei però sensibilizzare i proprietari a non fare mai un intervento senza aver eseguito prima un esame citologico.
È fondamentale, per esempio nel mastocitoma, effettuare asportazioni con margini ampi per ridurre il rischio di recidive.
La chemioterapia è una delle possibili opzioni terapeutiche, anche se richiede attenzione nella gestione dell’animale nei giorni successivi ai trattamenti per un corretto smaltimento di feci e urine. Purtroppo i protocolli utilizzati nei tumori degli animali spesso non hanno gli stessi risultati che si possono ottenere nell’uomo.
In molti casi possono essere utilizzate terapie che consentono soprattutto di garantire una migliore qualità di vita all’animale.”
Quale messaggio vuole dare ai proprietari che ricevono una diagnosi di tumore per il proprio animale?
“Non è facile per un proprietario ricevere una diagnosi di neoplasia maligna, ma non lo è nemmeno per noi comunicarla.
Il consiglio che do è di pensare che, attraverso le terapie disponibili, cercheremo di offrire la migliore qualità di vita possibile, accompagnando l’animale il più a lungo possibile senza concentrarsi soltanto sul tempo.
Il giorno che viviamo insieme a loro per noi dura 24 ore, ma per un animale questo tempo ha un valore diverso.”