Si è conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio per sei persone l’indagine della Guardia di finanza di Orbetello su una presunta frode ai danni dell’Unione Europea legata a un progetto finanziato con il programma comunitario Life, destinato a promuovere la mobilità sostenibile nella Costa d’Argento.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura Europea (Eppo) di Bologna, ipotizza a vario titolo i reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, tentata truffa e malversazione.
Al centro delle indagini c’è un progetto che avrebbe dovuto favorire l’utilizzo di mezzi elettrici – biciclette, scooter, auto e imbarcazioni – nei Comuni di Orbetello, Monte Argentario e Isola del Giglio, comprendendo anche la navigazione nella laguna di Orbetello con battelli elettrici. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, queste imbarcazioni non sarebbero mai entrate in funzione, poiché rimaste allo stadio di prototipi e prive dell’omologazione necessaria per la navigazione.
Le indagini, sviluppate attraverso numerose perquisizioni in diverse regioni italiane e l’analisi della documentazione sequestrata, avrebbero inoltre accertato che molti dei mezzi acquistati o realizzati con i finanziamenti europei erano stati lasciati in stato di completo abbandono.
Secondo gli investigatori, circa il 70% delle risorse ottenute sarebbe stato destinato a spese di personale, comprendendo anche soggiorni in località turistiche ritenuti non pertinenti agli obiettivi del progetto.
L’inchiesta avrebbe inoltre portato alla luce un presunto sistema di affidamenti a società riconducibili agli stessi responsabili del progetto. Tali società avrebbero emesso fatture per consulenze, facendo lievitare artificialmente i costi e consentendo così la percezione indebita dei contributi europei.
L’attività della Guardia di finanza ha consentito di bloccare l’erogazione dell’ultima tranche del finanziamento, pari a 852.549 euro, su un contributo complessivo di 2.841.430 euro. Parallelamente è stata avviata la procedura per il recupero di 1.989.281 euro, già erogati dall’Unione Europea.
Tra gli indagati figurano due responsabili della gestione del progetto, tre amministratori di società beneficiarie e un dipendente di una delle aziende coinvolte.
La Guardia di finanza sottolinea come l’operazione confermi l’impegno del Corpo nel contrasto alle frodi che colpiscono i fondi europei, in stretta collaborazione con la Procura Europea, per garantire che le risorse destinate allo sviluppo e agli investimenti pubblici vengano utilizzate nel rispetto delle finalità previste.