Un colpo da 6 milioni di euro ai danni di un trasporto di oro destinato ad Arezzo è stato fermato prima che potesse essere messo in atto. È il risultato dell’operazione “Golden Mole – La talpa d’oro”, condotta dalla Polizia e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari, che ha portato all’arresto di 11 persone ritenute coinvolte in un progetto di rapina a un furgone portavalori.
Nel mirino della presunta banda c’era un mezzo che, con cadenza settimanale, trasportava circa 30 chilogrammi di oro sotto forma di lingotti dalla fonderia Portovesme Srl di San Gavino Monreale, nel Cagliaritano, verso un caveau di Arezzo. Il valore del carico era stimato intorno ai 6 milioni di euro.
Secondo gli investigatori, il gruppo criminale avrebbe pianificato l’assalto in Sardegna, dove avrebbe effettuato sopralluoghi e predisposto basi operative. Tra gli indagati ci sarebbe anche un presunto complice interno alla fonderia, esperto nella lavorazione e nella rifusione dell’oro.
Le indagini hanno inoltre fatto emergere un possibile cambio di strategia: oltre al colpo al furgone diretto verso Arezzo, la banda avrebbe valutato anche un’irruzione direttamente nello stabilimento produttivo di San Gavino, da cui deriva il nome dell’operazione.
Gli 11 indagati sono stati raggiunti da altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere. Le accuse, a vario titolo, comprendono la tentata rapina ai danni di un portavalori, prevista dalla nuova fattispecie dell’articolo 628 bis del Codice penale, oltre alla detenzione e al porto illegale di armi e alla ricettazione di veicoli.
Nel corso delle perquisizioni sono stati individuati dieci mezzi, tra cui un carro attrezzi, nascosti all’interno di un ovile a Isili, nel Medio Campidano. Altri punti di appoggio sarebbero stati allestiti nell’area industriale di San Gavino e a Busachi. Le armi che, secondo l’accusa, sarebbero dovute servire per il colpo non sono state però ancora trovate.
Il procuratore di Cagliari Rodolfo Maria Sabelli ha spiegato che il piano era ormai in una fase avanzata. Gli indagati, da maggio, avrebbero effettuato diversi sopralluoghi e incontri preparatori. Il colpo sarebbe stato rinviato più volte per circostanze esterne al gruppo: in un caso il furgone proveniente da Arezzo non sarebbe arrivato in Sardegna come previsto, in un altro per l’assenza di uno dei presunti componenti della banda.
La Procura ha quindi deciso di intervenire per evitare che il progetto diventasse operativo, scongiurando un assalto che avrebbe potuto mettere a rischio l’incolumità delle guardie giurate, delle forze dell’ordine e dei cittadini.