Il Festival Pucciniano arriva al finale: Butterfly e Fanciulla del West chiudono l’estate a Torre del Lago

TORRE DEL LAGO – Due donne, due mondi lontanissimi, due storie attraversate da amore, solitudine, sacrificio e riscatto. Saranno “Madama Butterfly” e “La fanciulla del West” a scrivere le ultime pagine del 72° Festival Puccini, dopo quasi due mesi di spettacoli al Gran Teatro all’aperto di Torre del Lago.

Il primo appuntamento è per venerdì 4 settembre alle 21.15, quando tornerà in scena “Madama Butterfly”, con l’ultima recita della nuova produzione firmata da Pier Francesco Maestrini. Il giorno successivo, sabato 5 settembre, alla stessa ora, toccherà invece a “La fanciulla del West”, che concluderà ufficialmente questa edizione della manifestazione.

Butterfly, il dramma di Cio-Cio-San

Venerdì sarà Carmen Giannattasio a vestire i panni di Cio-Cio-San, affiancata da Ivan Gyngazov, subentrato a Piero Pretti nel ruolo di Pinkerton, da Annunziata Vestri come Suzuki e da Ambrogio Maestri nei panni di Sharpless.

Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Festival Puccini ci sarà Francesco Ivan Ciampa, con Marco Faelli maestro del coro.

La produzione, presentata per la prima volta lo scorso 7 agosto, propone una lettura fortemente legata alla dimensione emotiva dell’opera. Al centro della scena un grande ventaglio, affiancato da due elementi laterali, diventa una sorta di superficie narrativa sulla quale le videoproiezioni di Jean Paul Carradori costruiscono un Giappone non soltanto scenografico, ma soprattutto interiore.

Particolare attenzione è riservata anche alla figura del padre di Cio-Cio-San. Un personaggio che nel libretto rimane sullo sfondo, ma che nella visione di Maestrini assume un peso crescente nella vicenda e nel rapporto della protagonista con il concetto di onore.

È anche attraverso questa memoria che viene restituita tutta la solitudine di Butterfly, una donna sospesa tra un mondo che non le appartiene più e un futuro che non arriverà mai.

Sabato il gran finale con “La fanciulla del West”

A chiudere il Festival sarà invece “La fanciulla del West”, in scena sabato 5 settembre alle 21.15.

Dopo il debutto dello scorso 29 agosto, tornerà sul palcoscenico la nuova produzione firmata da Angelo Bertini per regia e scene, con i costumi di Bianca Bertini e le luci di Valerio Alfieri.

A dirigere l’Orchestra e il Coro del Festival sarà Valerio Galli. Nel cast Anna Pirozzi sarà Minnie, Roberto Aronica interpreterà Dick Johnson/Ramerrez e Claudio Sgura sarà Jack Rance.

L’opera, rappresentata per la prima volta al Metropolitan Opera di New York nel 1910, porta il pubblico nella California della corsa all’oro, tra minatori, saloon e una comunità di uomini lontani da casa. Al centro c’è Minnie, figura femminile capace di diventare per quella comunità molto più di una semplice proprietaria del saloon: una presenza materna, una guida e una possibilità di riscatto.

Bertini legge quella frontiera americana soprattutto come una “frontiera dello spirito”. Le sequoie innevate assumono la dimensione di una grande cattedrale naturale, mentre la Polka, luogo di ritrovo dei minatori, richiama quasi una chiesa ormai privata della propria sacralità.

E una grande croce accompagna idealmente l’intera vicenda, legando i tre atti attraverso i temi della colpa, del perdono e della redenzione.

Prima dell’ultima recita, un libro e un omaggio

La giornata conclusiva del Festival sarà arricchita anche da due appuntamenti.

Alle 19, nel Giardino Mitoraj, sarà presentato il nuovo libro di Marco Faelli, “Puccini e i suoi primi interpreti. Dalla prassi ottocentesca alla prassi contemporanea”, pubblicato da Agorà & Co.

Un viaggio nella storia dell’interpretazione pucciniana attraverso le testimonianze sui primi cantanti e direttori, le recensioni dell’epoca, l’epistolario del compositore e le prime registrazioni discografiche del Novecento.

Con Faelli dialogheranno Angelo Taddeo, direttore artistico del Festival Puccini, Giovanni Godi, presidente della Fondazione Simonetta Puccini, Paola Cirani, direttrice della collana Aulòs, e la critica musicale Lisa Domenici.

Alle 19.30 sarà invece il momento di un omaggio destinato a rimanere nella storia del Festival: la Sala Belvedere del Gran Teatro sarà intitolata a Enzo Ducci.

Commerciante e appassionato di musica, Ducci fu tra coloro che contribuirono a mantenere vivo il rapporto tra Puccini, Torre del Lago e il Festival, insieme all’amico Adone Spadaccini, al quale recentemente è stato intitolato il foyer.

Ducci partecipò alla prima edizione del Premio Puccini, nel 1971, e pochi anni dopo fu protagonista, insieme a Spadaccini e all’allora sindaco di Viareggio Federigo Gemignani, di una missione a New York al Metropolitan Opera. In quell’occasione venne consegnata una copia in bronzo del monumento a Puccini realizzato da Paolo Trubetzkoy.

Ed è proprio il Metropolitan Opera, dove nel 1910 debuttò “La fanciulla del West”, a creare una suggestiva coincidenza con la serata che chiuderà il Festival.

La cerimonia di intitolazione sarà accessibile dal lato del lago, così da non interferire con le operazioni di preparazione dello spettacolo.

Con il nome di Ducci impresso nella Sala Belvedere, e quello di Spadaccini legato al foyer, due figure che hanno dedicato passione ed energie alla storia del Festival tornano idealmente insieme proprio nei luoghi ai quali hanno contribuito a dare vita.

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