FIRENZE – Venti minuti al telefono con il 112 mentre era chiusa nel bagagliaio dell’auto dell’ex compagno. Venti minuti durante i quali Lorena Isceri ha cercato di spiegare dove si trovava, di dare agli operatori ogni possibile elemento per essere rintracciata e, soprattutto, di chiedere aiuto.
Dall’altra parte della linea, un operatore della centrale operativa della Questura di Firenze ha ascoltato quella voce e ha cercato di trasformare le informazioni ricevute in una posizione, in un punto da raggiungere, in una possibilità concreta di salvezza.
Lorena era ferita e prigioniera nel bagagliaio, ma era riuscita a trovare un telefono e a comporre il numero che in quel momento rappresentava la sua unica possibilità: il 112.
Per circa venti minuti la comunicazione è rimasta aperta. Nel frattempo sono partite le ricerche, sono state individuate informazioni utili alla localizzazione del cellulare e le pattuglie hanno cercato di intercettare l’auto.
Una voce chiedeva di essere trovata. Dall’altra parte, gli operatori correvano contro il tempo.
Poi l’auto viene individuata e la vicenda si sposta sull’A1.
Il tratto autostradale viene chiuso. Sul posto arrivano la Polizia Stradale e i Vigili del Fuoco. Federico Vella è sul cavalcavia.
Gli operatori tentano di avvicinarlo, gli parlano, cercano di mantenere aperto un contatto.
“Fede”.
Lo chiamano per nome. Provano a convincerlo a fermarsi, a non compiere quel gesto.
“Fede, non farlo”.
Sono momenti concitati, nei quali non c’è più il tempo per ricostruire ciò che è accaduto né per trovare una spiegazione. C’è soltanto la necessità di impedire che una tragedia diventi ancora più grande.
I Vigili del Fuoco sono sull’asfalto. Gli agenti cercano di mantenere il dialogo. Ogni parola può diventare decisiva.
E mentre gli operatori tentano di salvare Federico, poco distante c’è la consapevolezza di una donna che, fino a pochi minuti prima, aveva affidato la propria vita a una telefonata.
Lorena.
La donna che aveva chiamato il 112.
La donna che aveva parlato con la centrale operativa.
La donna che aveva cercato disperatamente di farsi trovare.
È difficile non vedere un filo drammatico tra quei due momenti.
Prima la voce di Lorena, intrappolata nel bagagliaio, che chiede di essere salvata. Poi le voci degli operatori che, sull’autostrada, cercano di salvare Federico.
Due tentativi di salvezza consumati nel giro di pochi minuti.
Il primo non è riuscito a portare Lorena fuori da quella macchina. Il secondo non è riuscito a fermare Federico.
Resta così, nella ricostruzione di questa tragedia, quella telefonata durata circa venti minuti. Non sappiamo cosa abbia provato l’operatore che ha raccolto la richiesta di aiuto e non sarebbe corretto attribuirgli emozioni che non ha raccontato.
Sappiamo però che quella voce è stata ascoltata, che una macchina dei soccorsi si è mossa e che per venti minuti Lorena ha continuato a parlare mentre qualcuno cercava di trovarla.
Poi tutto è precipitato.
E rimangono le immagini dell’A1, i vigili del fuoco inginocchiati sull’asfalto, gli agenti che continuano a chiamare quell’uomo per nome.
“Fede”.
Fino all’ultimo tentativo.
Fino a quando non è stato più possibile fare nulla.
E forse, nella parte più dolorosa di questa vicenda, resteranno proprio quelle due voci: quella di Lorena al 112, aggrappata alla speranza di essere trovata, e quella degli operatori sull’autostrada, che fino all’ultimo hanno cercato di trattenere Federico.
Venti minuti di una telefonata. Pochi minuti di una trattativa. E una tragedia che nessuno è riuscito a fermare.