FIRENZE – In quei minuti terribili, mentre era già prigioniera nel bagagliaio dell’auto dell’ex compagno, Lorena Isceri avrebbe tentato fino all’ultimo di trovare una via d’uscita. Anche con le parole. Anche fingendo che quell’amore non fosse finito, nel disperato tentativo di fermare l’uomo che l’aveva aggredita e rapita.
“Fede, ti amo. Ricominciamo insieme. Torniamo insieme”.
È una delle frasi che, secondo quanto ricostruito, Lorena avrebbe pronunciato quando Federico Vella si fermò e aprì il portellone dell’auto. La donna era stata aggredita nel garage sotto casa, picchiata, immobilizzata e quindi rinchiusa nel bagagliaio della sua Audi.
Era riuscita a chiamare il 112 alle 14.03, pochi minuti dopo essere stata sequestrata. Aveva ancora addosso i segni dell’aggressione ed era confusa per i colpi ricevuti alla testa. Agli operatori aveva raccontato di essere stata rapita dall’ex compagno e di essere stata legata.
Quando Vella si accorse che Lorena era cosciente e parlava, avrebbe fermato la vettura e aperto il bagagliaio. Lei avrebbe allora provato a giocarsi tutto in quei pochi istanti, cercando di convincerlo che la loro storia poteva ricominciare.
Non era una resa. Era un tentativo di sopravvivere.
L’uomo, però, non avrebbe ceduto. Avrebbe richiuso il portellone, rimesso in moto e ripreso la corsa.
La telefonata al 112 e quei minuti decisivi
Dall’altra parte del telefono, la centrale cercava di capire dove si trovasse la donna. Lorena parlava a bassa voce, ancora stordita e terrorizzata.
“Non so dove stiamo andando”, avrebbe spiegato.
Poi aveva indicato agli operatori un possibile indirizzo, pensando che l’ex compagno potesse essere diretto verso casa propria, nella zona del Galluzzo.
Ma la destinazione era un’altra.
Pochi minuti dopo, intorno alle 14.22, l’auto si sarebbe fermata sul viadotto. È lì che si concentra uno dei passaggi più drammatici della ricostruzione: Vella avrebbe sottratto a Lorena il telefono, l’avrebbe presa e quindi gettata dal viadotto.
Una sequenza brevissima, al termine della quale per la 45enne non ci sarebbe stato più nulla da fare.
La paura che era già entrata nella sua vita
Dietro quei venti minuti c’era però una storia che, secondo quanto raccontato dai familiari e dalle persone vicine alla donna, aveva già mostrato segnali preoccupanti.
Lorena aveva deciso di interrompere la relazione ad agosto, dopo aver scoperto attraverso alcune conversazioni i numerosi tradimenti dell’uomo.
La loro conoscenza era nata in palestra. Con il tempo, però, sarebbero emersi comportamenti sempre più possessivi. Se un altro uomo si avvicinava a Lorena, lui poteva reagire con aggressività.
“Mi hai già sostituito”, le avrebbe detto in più occasioni.
Messaggi e telefonate erano diventati insistenti dopo la separazione, alimentando nella donna una crescente preoccupazione. Nonostante questo, non era arrivata una denuncia alle forze dell’ordine. Lorena, però, si era già rivolta a un legale.
Il padre Franco, nella notte precedente alla tragedia, aveva parlato a lungo con lei. Le aveva chiesto ancora una volta di denunciare.
Lei, secondo il racconto del padre, continuava a sperare che la situazione potesse risolversi.
Anche l’amica Samanta le aveva rivolto lo stesso invito: chiedere aiuto, rivolgersi alle forze dell’ordine, non sottovalutare quei comportamenti.
Lorena aveva paura, ma forse sperava ancora che la relazione potesse chiudersi senza trasformarsi in una tragedia.
La Procura cerca le risposte prima dell’agguato
Adesso sono gli investigatori a dover ricostruire ogni passaggio, soprattutto quello che è avvenuto prima delle 14.03, prima cioè della telefonata con cui Lorena aveva chiesto aiuto.
La Procura di Firenze sta valutando anche l’ipotesi della premeditazione. L’attenzione degli inquirenti è rivolta dunque alla preparazione dell’agguato, agli spostamenti dell’uomo e a tutto ciò che potrebbe dimostrare se il sequestro e l’aggressione fossero stati pianificati.
La domanda è una sola: quanto era stato preparato prima che Lorena scendesse nel garage?
Quello che resta, intanto, è il dramma di una donna che, chiusa nel buio di un bagagliaio, avrebbe provato a usare perfino le parole dell’amore come ultima possibilità per salvarsi.
Ma quelle parole non sono bastate.