FIRENZE – Una piccola luce che ondeggia nel buio, appesa a un bastone. Carta colorata, forme fantasiose e una candela accesa dentro. È la Rificolona, una delle tradizioni popolari più antiche e sentite di Firenze, legata al culto dell’immagine della Vergine custodita nella Basilica della Santissima Annunziata.
Per ritrovare le origini della festa bisogna tornare indietro di diversi secoli, almeno tra il XVI e il XVII secolo, quando la vigilia dell’8 settembre rappresentava un appuntamento importante per la città. Il giorno successivo si celebrava infatti la Natività di Maria e alla Santissima Annunziata arrivavano persone da tutto il contado per partecipare alla festa religiosa e alla grande fiera che si svolgeva nella piazza.
Contadini, famiglie e venditori si mettevano in viaggio quando era ancora buio, portando con sé i prodotti da vendere. Per illuminare il cammino utilizzavano lanterne di carta fissate sulla cima di bastoni o canne. Quelle semplici luci, nate dunque da una necessità pratica, sarebbero diventate con il tempo il simbolo stesso della festa.
Nella piazza della Santissima Annunziata si incontravano così cittadini e persone provenienti dalle campagne. E proprio le donne del contado, con i loro abiti semplici e il modo di presentarsi diverso da quello delle donne di città, diventavano spesso il bersaglio delle burle dei fiorentini, secondo una tradizione popolare fatta di scherzi e sfottò.
Anche l’origine del nome Rificolona viene ricondotta a questo mondo di fiera e di tradizione popolare. Una delle spiegazioni più accreditate fa derivare il termine da “fierucola”, la piccola fiera dell’Annunziata, trasformata nel linguaggio popolare in “fierucolona” o “fieruculona”, fino ad arrivare alla parola Rificolona. Lo stesso termine finì poi per indicare le caratteristiche lanterne portate durante la festa.
E così, generazione dopo generazione, è arrivata fino a noi anche la filastrocca: “Ona, ona, ona, oh che bella Rificolona, la mia è con i fiocchi, la tua coi granocchi”, accompagnata da numerose varianti. Quanti bambini e quanti adulti l’hanno cantata camminando per Firenze con la propria lanterna?
Le Rificolone sono cambiate nel corso del tempo. Da semplici lanterne necessarie per illuminare la strada sono diventate oggetti coloratissimi e fantasiosi, costruiti con carta e cartoncino e realizzati nelle forme più diverse. Per molto tempo all’interno veniva sistemata una candela, mentre oggi vengono utilizzate sempre più spesso lampadine, decisamente più sicure.
Una trasformazione che ha reso anche più difficile uno degli antichi “giochi” della festa. Perché le Rificolone, un tempo, dovevano fare i conti con i ragazzi armati di cerbottane e “pirulini”, che cercavano di colpirle e bucarle. Le lanterne di carta potevano così finire distrutte o addirittura prendere fuoco. Era parte di quella tradizione rumorosa e irriverente che accompagnava la notte della Rificolona.
Oggi, naturalmente, lo spirito della festa è cambiato, ma la lanterna resta il cuore della ricorrenza. E il 7 settembre Firenze torna a celebrare una tradizione che unisce fede, storia popolare e memoria cittadina.
Anche quest’anno sono previsti eventi, laboratori, musica, sfilate e cortei nei Quartieri della città. Dalle 18, in piazza della Santissima Annunziata, sono in programma la benedizione delle Rificolone, la consegna del Premio “Graziano Grazzini” e la musica. Alle 20.45, invece, in piazza della Signoria è prevista la ricomposizione del corteo dei Pellegrini e delle Rificolone.
Sarà ancora una volta una sera fatta di luci, bambini, famiglie, musica e voci. Una festa che continua a cambiare, come è inevitabile che accada con le tradizioni vive, ma che conserva il legame con quella Firenze di un tempo nella quale contadini e pellegrini arrivavano in città con le loro lanterne per partecipare alla festa della Madonna.
Dalla luce che serviva a trovare la strada alla lanterna diventata simbolo della festa: la Rificolona continua, dopo secoli, a illuminare la notte fiorentina.