Quanto consuma il cervello quando pensa? A Cisanello lo misura la camera metabolica

ISA – Quanta energia consuma il cervello mentre una persona pensa, pianifica o deve mantenere alta l’attenzione? Una risposta arriva da uno studio condotto nella camera metabolica dell’ospedale Cisanello, dove Azienda ospedaliero-universitaria Pisana e Università di Pisa hanno sperimentato un metodo innovativo per misurare il dispendio energetico cerebrale durante attività cognitive.

Alla ricerca hanno partecipato 18 adulti, coinvolti in sessioni sperimentali nelle quali sono state proposte attività di difficoltà crescente legate alla memoria di lavoro, attraverso esercizi di pianificazione, e alla velocità di elaborazione del cervello, mediante prove di attenzione selettiva.

L’utilizzo della camera metabolica ha consentito di rilevare in modo efficace le variazioni del metabolismo cerebrale, misurando il consumo di ossigeno e la produzione di anidride carbonica mentre i partecipanti svolgevano i test in una condizione il più possibile vicina alla quotidianità.

Secondo quanto spiegato dall’Aoup, lo studio dimostra per la prima volta la possibilità di misurare nella camera metabolica l’energia consumata dal cervello di una persona mentre si muove e agisce in condizioni simili a quelle della vita reale.

Un risultato che potrebbe aprire nuove prospettive nel campo delle neuroscienze cognitive, sia per la ricerca sia per possibili applicazioni cliniche. La misurazione del metabolismo cerebrale potrebbe infatti contribuire allo studio delle alterazioni energetico-metaboliche associate a patologie neurologiche e neurodegenerative.

Un altro elemento rilevante riguarda le modalità con cui sono state effettuate le misurazioni. Grazie alle competenze ingegneristiche dedicate al modellamento dei segnali e alla caratterizzazione fisiopatologica e clinica dell’area medica, il gruppo di ricerca è riuscito a superare alcuni dei principali limiti delle metodologie tradizionali, come l’impiego di maschere facciali o la necessità di lavorare in ambienti particolarmente claustrofobici. In questo modo è stato possibile favorire una maggiore naturalezza durante lo svolgimento delle attività cognitive.

Lo studio è stato sviluppato nell’ambito dei bandi per la ricerca finalizzata alla salute ed è il risultato di una collaborazione multidisciplinare tra il Dipartimento di Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell’area critica e il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, insieme all’Unità operativa di Endocrinologia 1 dell’Aoup.

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