FIRENZE – È morto Sandro Mazzola, uno dei grandi simboli del calcio italiano. Aveva 83 anni. Con la sua scomparsa se ne va un protagonista assoluto di un’epoca irripetibile, quella della Grande Inter di Helenio Herrera e della Nazionale italiana capace di conquistare l’Europeo e di arrivare alla finale dei Mondiali del 1970.
Figlio di Valentino Mazzola, il capitano del Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga, Sandro aveva trasformato un cognome già leggendario in una nuova pagina di storia del calcio. Tutta la sua carriera da giocatore è stata legata all’Inter, con cui ha disputato 17 stagioni, diventando una delle più autentiche bandiere nerazzurre.
Con l’Inter Mazzola ha conquistato quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, entrando definitivamente nella storia del calcio europeo. Con la maglia della Nazionale ha invece collezionato 70 presenze e 22 gol, vincendo il campionato d’Europa nel 1968 e disputando la finale del Mondiale in Messico nel 1970 contro il Brasile.
Ma nel lungo racconto della sua carriera c’è anche un capitolo che porta direttamente in Toscana, a Firenze.
È il 16 maggio 1971 quando Mazzola scende in campo allo stadio Comunale per affrontare la Fiorentina. L’Inter è una delle squadre più forti d’Italia, mentre i viola sono impegnati in una delicata lotta per la salvezza.
La partita è combattuta e Mazzola lascia ancora una volta il segno. Al 78′ firma il gol del 2-1 per l’Inter, portando avanti i nerazzurri.
Ma quella rete non sarà l’ultima parola della partita.
Al 90′ arriva infatti il pareggio della Fiorentina, firmato da Brizi. Finisce 2-2, con i viola che conquistano un punto prezioso.
Quella sfida resta così legata anche alla storia fiorentina di Mazzola: un campione capace di essere protagonista anche quando indossava la maglia avversaria, lasciando il proprio segno davanti al pubblico del Comunale.
Il rapporto con la Toscana passa anche da Coverciano, il centro tecnico federale che per generazioni di calciatori e allenatori ha rappresentato la casa del calcio italiano. Mazzola vi è tornato negli anni successivi alla carriera agonistica, mettendo la propria esperienza a disposizione del mondo del pallone.
Sandro Mazzola è stato molto più di un grande attaccante. È stato il volto di una generazione, un giocatore elegante e intelligente, capace di muoversi tra centrocampo e attacco e di interpretare il calcio con una classe che lo ha reso riconoscibile in tutto il mondo.
E la sua storia personale portava con sé il peso di un’eredità enorme. Cresciuto nel ricordo del padre Valentino, Sandro riuscì a costruire una propria identità, fino a diventare lui stesso una leggenda.
Oggi il calcio italiano perde uno dei suoi protagonisti più rappresentativi. L’Inter perde una delle sue bandiere più luminose, la Nazionale perde un campione che ne ha scritto pagine importanti e Firenze conserva il ricordo di quel pomeriggio del 1971, quando Sandro Mazzola segnò contro la Fiorentina prima del definitivo 2-2.
Un addio che chiude una pagina di storia del calcio italiano, ma che non cancella il ricordo di un campione destinato a rimanere nella memoria degli appassionati.