Pensioni minime, assegno sociale e cifre da capogiro negli “ospizi”: chi può permettersi di essere assistito?

Di Letizia Tassinari
La proposta di Carla Vivoli, presidente della Croce Verde di Viareggio, di progettare una struttura per anziani a costi più accessibili apre una riflessione che va ben oltre la necessità di creare nuovi posti per chi non è più autosufficiente.


Perché davanti a rette che possono arrivare a 3.800, 4mila euro al mese, la prima domanda è inevitabile: chi può permetterselo?
Forse chi ha una pensione molto alta. Chi dispone di risparmi consistenti. Chi può contare su una famiglia in grado di sostenere una spesa che può arrivare a quasi 48mila euro all’anno.
Ma queste persone non rappresentano certo la maggioranza degli italiani.
La realtà è fatta di pensionati che devono fare i conti con cifre molto più contenute. L’Inps indica in 1.264 euro al mese l’importo medio delle pensioni con decorrenza nel primo semestre del 2026.
Mettere una cifra accanto all’altra è già sufficiente per capire la distanza.
1.264 euro di pensione media. Fino a 4mila euro di retta.
E il conto, alla fine, chi lo paga?
La risposta spesso è: i figli.
Ma anche qui sarebbe sbagliato immaginare una famiglia italiana fatta di più figli, tutti con uno stipendio elevato e nessun problema economico.
Ci sono figli che guadagnano 1.500 o 1.700 euro al mese. Ci sono mutui, affitti, bollette, figli da crescere, spese mediche. Ci sono famiglie monoreddito. Ci sono persone sole. E ci sono anziani che non hanno nessuno che possa intervenire economicamente al loro posto.
Ma c’è soprattutto un’altra realtà, che non può essere ignorata.
Ci sono anziani che vivono con una pensione minima. Ci sono persone che ricevono l’assegno sociale. Ci sono pensionati con redditi così bassi che arrivano a fine mese contando ogni euro.

Per loro una retta da 3.800 o 4mila euro non è una spesa difficile da sostenere.
È una cifra semplicemente irraggiungibile.
E allora la non autosufficienza diventa qualcosa di più di un problema sanitario.
Diventa un problema economico.
E quando i soldi non bastano, diventa un problema sociale.
Una pensione può bastare per vivere nella propria casa, pagare la spesa, le bollette e le medicine. Ma quando arriva il momento in cui serve assistenza continua, quelle stesse entrate possono non essere più sufficienti.
E non è necessario avere una pensione particolarmente bassa.
Anche una pensione normale può non bastare.
Perché una cosa è vivere con il proprio reddito. Un’altra è dover sostenere migliaia di euro al mese per essere assistiti.
Dove si trovano quei soldi?
Nei risparmi, per chi li ha.
Nei figli, per chi li ha e può permetterselo.
Ma poi?
Ci sono anziani soli. Persone senza figli. Vedovi e vedove. Pensionati che non hanno patrimoni da vendere. Famiglie che già fanno fatica ad arrivare alla fine del mese.
E allora non basta dire che esistono le Rsa.
Bisogna chiedersi chi può permettersele.

La Regione Toscana prevede percorsi e posti finanziati per le persone anziane non autosufficienti, con una quota sanitaria a carico del servizio sanitario e una compartecipazione alla spesa secondo le regole previste. Ma la disponibilità dei posti e il peso economico che rimane a carico dell’utente e della famiglia rendono comunque necessario interrogarsi su come ampliare e rendere più accessibile l’offerta.
È esattamente qui che la riflessione di Vivoli diventa interessante.
Non soltanto denunciare un problema, ma provare a immaginare una soluzione: una struttura che possa rispondere alle esigenze di chi ha bisogno di assistenza senza trasformare la non autosufficienza in una condanna economica per l’anziano e per la sua famiglia.
Perché nessuno dovrebbe trovarsi davanti alla scelta impossibile tra pagare una retta e riuscire a vivere con la propria pensione.
E nessun figlio dovrebbe essere costretto a fare i conti con una spesa che può superare di gran lunga il proprio stipendio.
Una madre o un padre hanno cresciuto i propri figli. Poi arriva il momento in cui sono loro ad avere bisogno degli altri.
Ma l’amore non paga una retta da 4mila euro.

E nemmeno la pensione minima può farlo.
Questo è il punto.
Non è una questione di generosità.
Non è una questione di amore.
È una questione di soldi. E quando i soldi non ci sono, il problema diventa di tutti.
Perché la non autosufficienza può arrivare a chiunque.
E una società che invecchia deve trovare il modo di garantire assistenza e dignità anche a chi ha una pensione minima, un assegno sociale o semplicemente un reddito che non gli consente di sostenere costi così elevati.
La domanda, allora, è inevitabile: come si può garantire un’assistenza dignitosa a chi non ha i soldi per pagarla?
È da qui che dovrebbe partire una discussione seria sul futuro dell’assistenza agli anziani

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