Odio online e delirio suprematista: minorenne affidato a una comunità


AREZZO – Dietro il profilo di un adolescente della provincia di Arezzo, secondo gli investigatori, si nascondeva una presenza attiva nei circuiti virtuali più oscuri dell’estremismo radicale. Una realtà fatta di odio razziale, propaganda suprematista, culto della violenza e fascinazione per gli autori delle stragi nelle scuole. Per questo, nella mattinata di oggi, i carabinieri del Ros, con il supporto del Comando Provinciale di Arezzo, hanno eseguito una misura cautelare di collocamento in comunità nei confronti del minore, disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i Minorenni di Firenze.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura per i Minorenni di Firenze guidata dalla procuratrice Roberta Pieri, è nata da un’attività di monitoraggio della rete che ha consentito agli investigatori di individuare il giovane all’interno della cosiddetta galassia accelerazionista, un universo ideologico che vede nella destabilizzazione sociale e nella violenza strumenti per provocare cambiamenti radicali.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il ragazzo frequentava ambienti digitali nei quali venivano diffusi messaggi di odio contro minoranze etniche e religiose, esaltate ideologie neofasciste e neonaziste e rilanciati contenuti suprematisti e xenofobi. In quelle chat, spiegano gli investigatori, si inneggiava anche ai cosiddetti “mass shooting”, le stragi compiute all’interno degli istituti scolastici che negli ultimi anni hanno sconvolto diversi Paesi.
Non solo. Tra i contenuti monitorati sarebbero emersi anche riferimenti alla cultura “Incel”, movimento caratterizzato da posizioni fortemente misogine e dalla teorizzazione della limitazione dei diritti delle donne. Un insieme di elementi che ha portato gli inquirenti a contestare al minore reati legati alla propaganda e all’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre a ipotesi connesse a finalità terroristiche.
Il provvedimento eseguito oggi prevede l’inserimento del giovane in una struttura comunitaria dove sarà avviato un percorso educativo e riabilitativo. Una scelta che punta non soltanto a interrompere il processo di radicalizzazione, ma anche a favorire un recupero personale e sociale.
La vicenda riaccende l’attenzione sul fenomeno della radicalizzazione online tra i giovanissimi, un terreno sul quale le forze dell’ordine concentrano da tempo attività investigative sempre più sofisticate. Perché oggi, spesso, i primi segnali di un percorso estremista non si manifestano nelle piazze, ma dietro uno schermo.

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