A cura del dottor Luca Lunardini
Carissima Lettrice e Carissimo Lettore,
Ci siamo lasciati parlando della malattia di de La Peyronie (mooooolto confidenzialmente: pisello storto…), una malattia che molti maschietti ancor oggi affrontano, tristi e rassegnati, in solitudine, senza sapere che esistono invece trattamenti terapeutici.
Abbiamo visto, nella puntata scorsa, come la Induratio Penis Plastica, nonostante sia malattia molto diffusa (un italiano su sette-otto!) abbia a tutt’oggi un’origine abbastanza oscura e discussa. Ed è proprio la mancanza di una vera ed accertata causa che rende, per una patologia che è, sì innocua, ma anche decisamente “sconveniente”, non sempre efficace la terapia intrapresa pur nella teorica ampiezza delle cure possibili.
In effetti quella della cura della Induratio Penis è una faretra con molte frecce, purtroppo spesso non molto affilate, anche se, per rimanere nella metafora, si può sempre lanciarne più di una, e magari anche assieme.
L’indicazione terapeutica è pertanto controversa quanto sono controverse le opinioni sulla sua origine; la molteplicità dei trattamenti è giustificata dal fatto che tutti i principi terapeutici, soprattutto medici, possono essere, a causa dei risultati spesso relativi, oggetto di discussione.
Vediamole allora queste “frecce”:
a) Terapia medica (vantaggi: facile da assumere, relativamente economica, scarsi o nulli effetti collaterali. Svantaggi: da sola poche volte efficace)
La terapia più affermata e seguita è a base di vitamina E, all’incirca 900 mg al giorno. Antiossidante per eccellenza, è una delle sostanze più attive contro i radicali liberi derivanti dall’ossigeno, il suo scopo, in questa malattia, è ridurre le sostanze chimiche che danneggiano progressivamente le fascie-pericavernose.
Spesso la vitamina E è associata ad altri antiossidanti, spesso fitoterapici, come l’acido paraminobenzoico (Potaba), avocado, propoli, mirtillo, licopene, cranberry, selenio, ecc.
Taluni di questi farmaci sono anche disponibili sotto forma di creme da applicare giornalmente sul pene.
b) Terapia topica/locale (vantaggi: efficacia un po’ maggiore delle sole “pasticche”. Svantaggi: gestione relativamente complessa, costi maggiori a seconda della sostanza utilizzata, possibili effetti collaterali negativi)
Talvolta interessanti risultati si ottengono con l’applicazione intraplacca (o tramite iniezione diretta con aghi di insulina o tramite laser-idroelettroforesi) di più farmaci, in particolare cortisonici e verapamil. La logica per i cortisonici è ovvia essendo questi i farmaci antinfiammatori per eccellenza (essendo, alla fin fine, l’Induratio una malattia infiammatoria). Per il verapamil, calcio antagonista utilizzato in genere nei problemi cardiaci, il razionale è più per addetti ai lavori, semplificando possiamo dire che è in grado di inibire la produzione, da parte di alcune particolari cellule, di collagene che è una delle componenti principali delle cicatrici (e questo in fondo è l’Induratio: una cicatrice conseguente ad una infiammazione cronica). Vi sono tuttavia interessanti novità in materia e ne riparleremo.
c) La terapia fisica/erettile (vantaggi: se ben utilizzata con scarsi effetti collaterali, costi contenuti. Svantaggi: scarsa o nulla efficacia se utilizzata da sola)
Negli stadi iniziali cicatriziali può essere associato l’utilizzo di streccino, o tramite appositi apparecchi:
Tramite strumenti dedicati come strumenti che esercitino trazione meccanica (estensori penieni esterni) o vuoto pneumatico (apparecchi vacuum). I risultati ottenibili possono essere soddisfacenti, ma richiedono l’applicazione costante e meticolosa per lunghi periodi di tempo (mesi-anni).
O tramite i farmaci della categoria del Viagra, soprattutto a basso dosaggio giornaliero (ad esempio Cialis 5 mg tutte le mattine). L’uso di questi farmaci è, tra l’altro, spesso indicato, perché la Induratio Penis può portare con sé anche problemi di erezione.
d) Ma non ultima: la terapia chirurgica (vantaggi: certezza di risultati di “raddrizzamento”; svantaggi: effetti collaterali e rischi)
In pazienti in cui le placche sono più estese e soprattutto quando è presente un incurvamento acquisito penieno superiore a 45° con retrazione e accorciamento del pene, tale da rendere la penetrazione vaginale problematica, diviene opportuna l’opzione chirurgica.
Quando il problema principale è l’incurvamento, si possono effettuare tecniche chirurgiche di raddrizzamento consistenti nell’asportazione di parti di albuginea a livello del lato opposto alla placca (intervento di Nesbit).
In alternativa, in pazienti giovani con conservata validità dell’erezione, si può asportare la placca con successiva applicazione di patch di vari materiali con l’obiettivo di restituire la lunghezza persa a causa della retrazione cicatriziale.
Si può, infine, prendere in considerazione l’impianto di protesi peniene nei pazienti affetti da Induratio Penis Plastica di età medio-elevata (50-60 anni) o anche nei soggetti più giovani ma con accertato grave danno vascolare alla erezione.
Questo era lo standard terapeutico fino a pochi anni fa. In fondo non male, ma oggi abbiamo qualche interessante novità… ma ne riparliamo la prossima volta che è domenica ed è ora di… andar a pranzo…
Una curiosità:
Sembra che nel tempo ne siano stati colpiti personaggi illustri: ad esempio il celebre Re Sole, Re Luigi XIV o molto più recentemente il leggendario cantautore “The Boss” Bruce Springsteen (in realtà alcuni dicono essere una fake), per non parlare della celeberrima vicenda Clinton-Lewinsky, in cui si narra che l’intraprendente Monica, per dare veridicità alle sue parole, descrivesse questo “problemino” a carico del presidenziale organo (poi, è noto, il dubbio si risolse grazie alla previdente mamma che aveva conservato un certo… DNA).
Il dottor Luca Lunardini è medico-chirurgo, specialista urologo con incarico di alta specializzazione in andrologia, è dirigente medico presso l’Unità operativa di Urologia dell’Ospedale Versilia della A.S.L. Toscana nord-ovest.
Già membro della Società italiana degli urologi ospedalieri e della Società italiana di andrologia, ha fatto parte della Commissione oncologica nazionale del Ministero della Salute.
Il dottor Lunardini è contattabile per qualsivoglia approfondimento via email al seguente indirizzo: [email protected]