È arrivata questa mattina, dopo la camera di consiglio, la sentenza del processo per la morte di Noureddine Mezgui: la Corte d’Assise di Lucca, presieduta dal giudice Nidia Genovese, ha condannato a 18 anni di reclusione Cinzia Dal Pino, imprenditrice balneare viareggina imputata per l’omicidio del 52enne senza fissa dimora travolto e ucciso dal Suv della donna, nella notte tra il 7 e l’8 settembre 2024 in via Coppino, nel cuore della Darsena di Viareggio.
La decisione dei giudici segna l’esito di uno dei procedimenti più seguiti degli ultimi anni in Toscana. La Corte ha escluso una serie di aggravanti contestate in origine dall’accusa – la crudeltà e i futili motivi – e ha riconosciuto le attenuanti generiche, ridimensionando così la richiesta iniziale della pubblica accusa che aveva sollecitato la pena dell’ergastolo.
Secondo l’impianto accusatorio sostenuto nel corso del dibattimento dalla pm Sara Polino, si sarebbe trattato di un omicidio volontario aggravato, maturato in seguito a una reazione immediata dopo il furto della borsa ai danni dell’imprenditrice. Una ricostruzione che aveva posto al centro del processo il tema dell’intenzionalità della condotta.
La notte dei fatti, secondo quanto ricostruito nelle indagini, e poi emerso in aula, tutto sarebbe iniziato all’esterno di un locale di via Coppino, dove Dal Pino avrebbe subito lo scippo. Poco dopo, la donna avrebbe raggiunto a bordo del proprio Suv il presunto autore del furto, investendolo lungo la strada della Darsena. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza sono state uno degli elementi chiave dell’istruttoria.
Noureddine Mezgui, 52 anni, morì in seguito alle gravissime lesioni riportate nell’impatto. Il caso aveva immediatamente acceso un forte dibattito pubblico, tra chi aveva parlato di gesto punitivo e chi aveva invece richiamato il tema della sicurezza urbana e della reazione a un reato subito.
Nel corso del processo la difesa affidata all’avvocato Enrico Marzaduri ha sempre contestato la ricostruzione accusatoria, escludendo la volontà omicida e chiedendo una diversa qualificazione giuridica dei fatti. La Corte aveva anche disposto una perizia psichiatrica che aveva, però, escluso qualsiasi vizio di mente, ritenendo l’imputata pienamente capace di intendere e di volere al momento dell’episodio.
Con la sentenza di oggi, e in attesa dell’Appello, si chiude il primo grado di un procedimento destinato a lasciare strascichi anche sul piano del dibattito pubblico, in una vicenda che ha intrecciato cronaca giudiziaria, percezione della sicurezza e tensione sociale lungo la costa versiliese.
Cinzia Dal Pino resta ai domiciliari.

