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Donne scomparse da Torre del Lago: Maria Casentini ottiene la semilibertà

A quasi sedici anni dalla scomparsa, da Torre del Lago, di Velia Carmazzi e della madre Maddalena Semeraro, torna d’attualità una delle vicende giudiziarie più controverse e dolorose della cronaca versiliese. Da oggi, infatti, Maria Casentini, condannata in via definitiva a 16 anni di reclusione, e dopo 9 anni di detenzione, è stata ammessa al regime di semilibertà.

La donna, fino ad oggi, era detenuta presso la Casa Circondariale di Sollicciano e già beneficiava di permessi per uscire dall’istituto penitenziario e recarsi al lavoro. Ora, con la semilibertà, il percorso di graduale reinserimento sociale compie un ulteriore passo avanti.

Il nome di Maria Casentini è legato a una vicenda che sconvolse Torre del Lago nell’estate del 2010. A sparire nel nulla furono Velia Carmazzi, 59 anni, e la madre Maddalena Semeraro, allora ottantenne. A far scattare le indagini fu David Paolini, figlio di Velia, che denunciò ai carabinieri di non riuscire più a mettersi in contatto con la madre e la nonna.

Le investigazioni portarono l’attenzione su Massimo Remorini, commerciante viareggino che da tempo gravitava attorno alla vita delle due donne e che, secondo l’accusa, ne gestiva di fatto l’esistenza. Gli inquirenti scoprirono che madre e figlia vivevano in condizioni estremamente precarie all’interno di due roulotte in una zona isolata di Torre del Lago, un luogo che finì per essere ribattezzato dalla stampa il “campo degli orrori”.

Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, le due donne morirono dopo un lungo periodo di degrado e privazioni. I loro corpi non sono mai stati ritrovati. Fondamentale per l’inchiesta fu la testimonianza di Francesco Tureddi, che raccontò agli investigatori di aver aiutato Remorini a disfarsi dei cadaveri, elemento che contribuì in maniera decisiva alla costruzione dell’impianto accusatorio.

Al termine dei tre gradi di giudizio, la giustizia aveva ritenuto provate le responsabilità degli imputati. Remorini era stato condannato in via definitiva a 38 anni di reclusione per una serie di reati, tra cui omicidio colposo, truffa e soppressione di cadavere. Maria Casentini, indicata come collaboratrice e badante delle due donne, era stata invece condannata a 16 anni.

Oggi, con la concessione della semilibertà e il trasferimento dal carcere fiorentino di Sollicciano a quello pisano del Don Bosco, più vicino a Viareggio, si apre una nuova fase nell’esecuzione della pena della donna: potrà uscire alle 7 del mattino, per lavorare, e rientrare nel carcere pisano alle 22.

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