Esplosione alla caserma Fadini, sei condanne per la morte dell’artificiere Giovanni Politi

A oltre otto anni dalla tragedia della caserma Fadini di Firenze, arriva la sentenza , in primo grado, sul decesso dell’artificiere della Polizia di Stato Giovanni Politi, morto il 25 febbraio 2018 dopo una violenta esplosione avvenuta all’interno della struttura.

Il Tribunale di Firenze ha condannato l’ex questore Alberto Intini a un anno di reclusione, concedendo la sospensione condizionale della pena. Condannati anche altri cinque appartenenti alla Polizia di Stato, tra funzionari e artificieri, con pene comprese tra sei e dieci mesi, anch’esse sospese. Un settimo imputato è stato invece assolto.

Nel corso del processo, la pubblico ministero Christine von Borries aveva chiesto una condanna ben più severa: tre anni e sei mesi per l’ex questore e pene comprese tra due anni e sei mesi e tre anni e sei mesi per gli altri imputati.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, l’esplosione fu provocata dalla presenza di una grande quantità di materiale esplodente custodito in modo non conforme all’interno di un locale della caserma che avrebbe dovuto essere destinato a spogliatoio. In quel momento Giovanni Politi stava utilizzando una smerigliatrice: le scintille generate dall’attrezzo avrebbero innescato il materiale esplosivo, provocando la deflagrazione che gli costò la vita.

Gli accertamenti hanno evidenziato che nel locale erano stati accumulati circa 757 artifici pirotecnici scaduti, provenienti dalla Polizia di Talamone e destinati alla successiva distruzione. Insieme a questi erano presenti anche polvere pirica e da lancio conservata in barattoli di vetro, munizioni inerti, bombe e proiettili disattivati, razzi di segnalazione nautica, cartucce, attrezzature degli artificieri e altro materiale esplosivo in attesa di essere smaltito.

La sentenza chiude il primo grado di una vicenda che ha profondamente segnato la Polizia di Stato. Intanto le difese hanno annunciato ricorso in Appello.

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