Truffe ed estorsioni porta a porta, coinvolte anche Firenze, Lucca, Prato, Siena, Arezzo e Grosseto: sei verso il processo

C’è anche la Toscana tra le regioni coinvolte nella vasta inchiesta della Guardia di Finanza di Padova che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per sei persone ritenute appartenenti a un’associazione per delinquere accusata di aver messo a segno, in tutta Italia, truffe ed estorsioni ai danni di donne anziane attraverso il sistema delle vendite porta a porta.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le vittime complessive sarebbero oltre 1.200, distribuite in numerose province italiane. In Toscana i casi riguardano le province di Arezzo, Firenze, Grosseto, Lucca, Prato e Siena, dove l’organizzazione avrebbe preso di mira soprattutto donne ultrasessantenni, pensionate e persone sole.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova, aveva già portato nei mesi scorsi all’esecuzione di cinque misure cautelari – una in carcere, due ai domiciliari e altre misure personali – oltre al sequestro preventivo di beni per circa 2,5 milioni di euro. Ora, al termine degli approfondimenti investigativi, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio dei sei indagati.

Il raggiro nelle case delle anziane

L’organizzazione, radicata nel Padovano ma operativa in gran parte del territorio nazionale, avrebbe acquistato elenchi di clienti da altre società di vendita porta a porta per individuare persone che in passato avevano già sottoscritto contratti per prodotti destinati alla casa.

I venditori si presentavano quindi nelle abitazioni sostenendo, falsamente, che quei vecchi contratti obbligassero le clienti a effettuare nuovi acquisti. Grazie a una forte pressione psicologica e, secondo l’accusa, anche attraverso minacce di azioni legali, convincevano le vittime a firmare nuovi ordini.

Nel mirino finivano soprattutto ferri da stiro, batterie di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili e dispositivi per magnetoterapia, beni venduti a prezzi compresi tra 5.000 e 7.000 euro, nonostante il loro reale valore fosse molto inferiore.

Per acquistarli, molte anziane erano costrette ad accendere finanziamenti presso società di credito al consumo. In diversi casi, dopo qualche mese, i venditori tornavano nuovamente nelle stesse abitazioni inducendo le vittime a sottoscrivere ulteriori contratti e a rimodulare i prestiti già in corso, aumentando così rate e durata del debito.

Uno stile di vita di lusso

Le indagini erano partite da un normale controllo economico del territorio. I finanzieri avevano notato alcuni soggetti che, pur dichiarando redditi modesti, conducevano una vita particolarmente agiata, frequentando locali esclusivi e utilizzando auto di lusso.

Secondo l’accusa, i profitti ottenuti grazie ai ricarichi sui prodotti – che arrivavano fino all’800% – e alle provvigioni riconosciute dalle finanziarie avrebbero permesso agli indagati di mantenere uno stile di vita lussuoso, tra vacanze, ristoranti di alto livello, acquisti nelle boutique delle più prestigiose maison e noleggi di Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.

L’inchiesta ha consentito di interrompere l’attività del presunto sodalizio criminale, che dovrà ora rispondere, a vario titolo, delle accuse di associazione per delinquere, estorsione, truffa e riciclaggio. Come previsto dalla legge, le responsabilità degli indagati saranno definitivamente accertate solo con un’eventuale sentenza irrevocabile di condanna.

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