PRATO – Una violenta rissa tra detenuti è scoppiata ieri, 16 agosto, all’interno della Casa circondariale “La Dogaia” di Prato, nel reparto di Media Sicurezza. Lo scontro, avvenuto tra detenuti di origine magrebina, è culminato nel ferimento con una lama rudimentale di uno dei partecipanti.
Il detenuto è stato soccorso e trasferito d’urgenza al Pronto soccorso, dove sarebbe stato riscontrato un possibile interessamento del polmone. Le sue condizioni sarebbero gravi.
A denunciare l’episodio è Francesco Oliviero, segretario nazionale del Sappe per la Toscana, che torna a lanciare l’allarme sulle condizioni di sicurezza negli istituti penitenziari della regione.
“Quanto accaduto ieri a Prato è l’ennesimo campanello d’allarme di un sistema penitenziario toscano che sta mostrando ormai evidenti segnali di collasso”, afferma Oliviero. Secondo il sindacato, il sovraffollamento e la carenza di personale di Polizia Penitenziaria stanno rendendo sempre più difficile garantire la sicurezza all’interno degli istituti.
Una situazione che, sempre secondo il SAPPe, sarebbe stata ulteriormente aggravata dal trasferimento a Prato di numerosi detenuti dopo la chiusura di alcune sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano, compresi soggetti considerati particolarmente problematici.
“I colleghi in servizio ieri si sono trovati a gestire una situazione esplosiva con un organico inadeguato rispetto alle reali esigenze dell’istituto”, sottolinea Oliviero. “Non si può pretendere di garantire ordine, sicurezza e trattamento penitenziario quando le piante organiche sono ferme a numeri ormai superati e la popolazione detenuta continua ad aumentare, anche sotto il profilo della conflittualità e della pericolosità”.
Il sindacato chiede ora un intervento urgente del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Tra le richieste c’è anche lo sfollamento, eventualmente verso istituti fuori regione, dei detenuti ritenuti violenti o ad alta conflittualità attualmente presenti alla Dogaia.
Il SAPPe sollecita inoltre una ricognizione straordinaria degli organici della Polizia Penitenziaria in tutti gli istituti toscani, con l’obiettivo di aggiornare le piante organiche sulla base del numero effettivo dei detenuti e del livello di problematicità delle diverse strutture.
“Non possiamo continuare a contare esclusivamente sull’abnegazione, sulla professionalità e sul senso del dovere degli agenti di Polizia Penitenziaria”, conclude Oliviero. “Gli uomini e le donne del Corpo stanno facendo tutto ciò che è possibile, ma non possono essere lasciati soli a gestire situazioni che diventano ogni giorno più difficili”.
Per il SAPPe serve dunque un intervento politico e amministrativo forte, immediato e strutturale. L’episodio di ieri riaccende così i riflettori sulla sicurezza della Dogaia e, più in generale, sulle condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria negli istituti toscani.