Lavoro nero e condizioni disumane: nei guai un’azienda agricola

SIENA – Un quadro che, se confermato, racconta di orari di lavoro massacranti, una paga di circa 800 euro al mese, nessun adeguato riposo e un alloggio fatiscente, fino a due gravi infortuni sul lavoro che sarebbero stati successivamente “ricostruiti” in modo diverso per evitare controlli. È quanto emerso dall’indagine condotta dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (Nil) di Siena, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica.

Nei giorni scorsi i militari hanno dato esecuzione a un provvedimento di Controllo Giudiziario e a un sequestro preventivo, disposti dal G.I.P. del Tribunale di Siena nei confronti di un’azienda agricola della Val di Merse, nell’ambito di un’indagine per un presunto grave caso di sfruttamento lavorativo, il cosiddetto caporalato.

Sono tre le persone indagate, gestori dell’azienda, ritenute dalla procura, a vario titolo e allo stato delle indagini, presunti responsabili di sfruttamento del lavoro, lesioni personali colpose gravi e falsità ideologica.

L’inchiesta è iniziata nell’ottobre del 2025 e avrebbe portato alla luce una situazione particolarmente pesante per un lavoratore extracomunitario, che secondo gli investigatori avrebbe lavorato mediamente 62 ore alla settimana, ricevendo una retribuzione forfettaria di circa 800 euro al mese.

Un impiego che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe stato svolto senza il rispetto dei necessari periodi di riposo e ferie. Ma non solo. Il lavoratore avrebbe vissuto insieme alla propria famiglia, compresa una minore, all’interno di un immobile aziendale fatiscente e già dichiarato inagibile.

Due infortuni e una presunta ricostruzione falsa

Particolarmente delicato è il capitolo relativo a due gravi infortuni sul lavoro, avvenuti tra il 2024 e il 2025.

Secondo l’ipotesi investigativa, le dinamiche degli incidenti sarebbero state alterate intenzionalmente per evitare l’attenzione degli organi di controllo. Il lavoratore sarebbe stato inoltre indotto a fornire ai sanitari false informazioni sulle modalità degli infortuni, anche attraverso la minaccia di perdere il posto di lavoro.

Sempre secondo gli investigatori, sulla sua situazione avrebbe pesato anche la necessità di conservare il permesso di soggiorno, elemento che sarebbe stato utilizzato per esercitare una maggiore pressione nei suoi confronti.

Le indagini avrebbero inoltre fatto emergere la produzione di documentazione ritenuta falsificata in materia di sicurezza sul lavoro, che sarebbe servita a nascondere le presunte irregolarità presenti nell’azienda.

Azienda sotto Controllo Giudiziario

Per interrompere le presunte condotte illecite senza compromettere l’attività dell’impresa e senza penalizzare i lavoratori attualmente impiegati, il G.I.P. ha disposto il Controllo Giudiziario dell’azienda.

Un Amministratore Giudiziario affiancherà quindi i gestori con il compito di riportare l’attività nell’alveo della legalità, verificando il rispetto delle norme e garantendo, allo stesso tempo, la continuità dell’impresa.

È stato inoltre eseguito un sequestro preventivo di oltre 12mila euro, somma che, secondo l’ipotesi accusatoria, rappresenterebbe il presunto profitto ottenuto attraverso il risparmio illecito sul costo del lavoro.

L’indagine resta in corso e le contestazioni dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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