PRATO – Ancora un episodio di violenza all’interno del carcere della Dogaia. Un detenuto di origine magrebina, è stato aggredito con un’arma bianca e ha riportato diverse ferite al torace e al collo. A rendere noto l’episodio è il Procuratore della Repubblica di Prato, Luca Tescaroli, che ha comunicato l’avvio delle indagini da parte della Procura.
L’aggressione è avvenuta il 16 agosto e il detenuto è stato trasportato in ospedale intorno alle 20.20. Gli accertamenti sanitari hanno evidenziato ferite plurime al torace e nella regione nucale, con una lesione al collo che ha richiesto una sutura chirurgica.
Gli esami hanno inoltre evidenziato un enfisema sottocutaneo che dalla regione dorso-lombare sinistra risaliva posteriormente fino alla base del collo, associato a un minimo scollamento pleurico antero-inferiore sinistro. Non sono state rilevate immagini certe di pneumotorace.
La prognosi è stata fissata, allo stato attuale, in 20 giorni.
La Procura: “Continua l’ondata di violenze”
Nel comunicato diffuso dal Procuratore capo Luca Tescaroli, la Procura sottolinea l’interesse pubblico della vicenda, ritenendo necessario informare sulla situazione di illegalità che continua a caratterizzare la struttura carceraria della Dogaia e sulle iniziative intraprese per contrastarla.
L’episodio, secondo quanto evidenziato dalla Procura, si inserisce infatti in un quadro più ampio di violenza all’interno dell’istituto penitenziario pratese. “Continua dunque l’ondata di violenze”, si legge nel comunicato firmato da Tescaroli.
Nel frattempo, l’ufficio giudiziario ha avviato le investigazioni per ricostruire con precisione la dinamica dell’aggressione, accertare le responsabilità e individuare chi abbia utilizzato l’arma bianca contro il detenuto.
La presunzione di non colpevolezza
La Procura guidata da Luca Tescaroli ribadisce inoltre il principio della presunzione di non colpevolezza: eventuali responsabilità dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento.
Gli eventuali soggetti indagati, precisa la Procura, potranno essere considerati colpevoli soltanto sulla base di una sentenza passata in giudicato.