I pini del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli sotto l’assedio della cocciniglia, Bani chiede al Ministero di accelerare la lotta biologica

PISA – I pini del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli sono alle prese con una minaccia che preoccupa sempre di più: la cocciniglia tartaruga, insetto particolarmente aggressivo capace di compromettere rapidamente intere popolazioni di pini. Per questo il presidente del Parco, Lorenzo Bani, ha scritto al Ministero chiedendo di accelerare l’autorizzazione alla sperimentazione di una possibile arma biologica contro il parassita.

L’allarme non è nuovo. La presenza della cocciniglia nel territorio pisano era stata segnalata già nel 2023, nella zona di Tirrenia, ma nel frattempo la necessità di intervenire si è fatta sempre più urgente. Il timore è che l’infestazione possa estendersi ulteriormente, mettendo a rischio uno degli elementi più caratteristici del paesaggio costiero toscano.

La cocciniglia tartaruga, il cui nome scientifico è Toumeyella parvicornis, è un parassita alieno altamente invasivo. In altre regioni italiane, tra cui Lazio e Campania, ha già provocato la perdita di vaste aree di pini domestici.

La richiesta al Ministero

Secondo gli esperti, una delle strade da percorrere sarebbe quella della lotta biologica, attraverso l’impiego di un antagonista naturale della cocciniglia, la specie Thalassa montezumae, conosciuta anche come anticocciniglia.

Il Ministero ha dato il via libera alla sperimentazione in un’area della Campania, ma per la Toscana l’autorizzazione non è ancora arrivata. Da qui la nuova sollecitazione di Bani, che chiede di accorciare i tempi e consentire la sperimentazione anche sul territorio toscano.

Nel frattempo il Parco, insieme alla Regione Toscana, al Comune di Pisa e agli altri soggetti coinvolti, continua a monitorare la situazione e a intervenire sulle piante interessate.

Già trattati 1.700 pini

Alla Tenuta di San Rossore sono già state interessate dalle operazioni 1.700 piante, con un investimento superiore a 57 mila euro.

Il Parco collabora inoltre con il Crea, il centro nazionale di ricerca in agricoltura, e ha promosso nel gennaio 2025, a Pisa, un convegno nazionale dedicato proprio alla diffusione della cocciniglia e alle possibili strategie di contrasto. Attività di controllo e trattamento sono state portate avanti anche dal Comune di Pisa e dal Servizio fitosanitario della Regione Toscana.

Il piano regionale prevede interventi differenziati in base alla situazione delle singole aree: controlli periodici, trattamenti endoterapici con prodotti specifici e, nei casi in cui le piante risultino ormai compromesse, abbattimenti mirati.

È stata invece evitata la possibilità di procedere con tagli indiscriminati: interventi massivi, secondo le indicazioni riportate, potrebbero addirittura favorire la diffusione dell’infestazione.

Un territorio con molti proprietari

La gestione del problema è resa ancora più complessa dalla diversa proprietà delle aree comprese nel Parco. La Tenuta di San Rossore appartiene all’Ente Parco, mentre nella Tenuta di Tombolo, dove era stato individuato il primo focolaio, e nella Tenuta di Coltano sono presenti terreni appartenenti a soggetti pubblici e privati.

Proprio per questo Bani invita tutti i proprietari a mantenere alta l’attenzione e a controllare regolarmente i pini, segnalando tempestivamente eventuali infestazioni sospette al Servizio fitosanitario regionale.

Come riconoscere l’infestazione

Tra i segnali da non sottovalutare ci sono l’ingiallimento degli aghi, il diradamento della chioma e la presenza di sostanze lucide e appiccicose, la cosiddetta melata, che successivamente può favorire la comparsa della fumaggine e annerire la vegetazione.

La conferma dell’infestazione arriva comunque dal ritrovamento della cocciniglia, facilmente riconoscibile per la caratteristica forma che ricorda il carapace di una piccola tartaruga.

Per il Parco la partita è dunque tutt’altro che chiusa. La possibilità di fermare la diffusione dell’insetto prima che i danni diventino irreversibili passa anche dalla lotta biologica, ed è proprio su questo fronte che San Rossore chiede ora una risposta più rapida da parte del Ministero.

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