Di Letizia Tassinari
VERSILIA – Agosto sta finendo. Le giornate si sono già accorciate un po’, la sera arriva prima e anche sulla costa si avverte quella sensazione sottile che annuncia la fine dell’estate. È il momento in cui, quasi senza accorgersene, si comincia a fare il conto delle giornate trascorse al mare, delle notti fuori, delle risate con gli amici.
E proprio quando l’estate comincia a salutare, tornano alla memoria le estati di una volta.
Quelle della Versilia degli anni Sessanta e Settanta, quando bastava poco per trasformare una sera qualunque in una notte da ricordare.
Non servivano grandi organizzazioni. Non servivano prenotazioni, liste, tavoli riservati o programmi studiati settimane prima.
A volte bastavano una chitarra, una coperta, qualche amico e un falò sulla spiaggia.
E la notte poteva andare avanti fino all’alba.
La spiaggia era di tutti
Ci si ritrovava sulla sabbia quando il caldo del giorno cominciava finalmente a lasciare spazio alla brezza della sera.
Qualcuno arrivava prima, qualcun altro più tardi. Le compagnie si mescolavano. Si conosceva gente nuova. C’era sempre qualcuno che sapeva suonare la chitarra e qualcun altro che, anche se stonava terribilmente, cantava lo stesso.
E nessuno si arrabbiava.
Si cantava, si scherzava, si parlava fino a notte fonda.
Il mare era lì davanti, nero e immenso, e ogni tanto una risata più forte rompeva il silenzio.
Non c’era bisogno di avere un programma. La serata era il programma.
La Versilia ruggente
Erano anche gli anni della grande mondanità.
La Bussola, i grandi artisti, i personaggi famosi, le serate eleganti, le discoteche che cominciavano a riempirsi. La Versilia era diventata uno dei luoghi più desiderati dell’estate italiana.
Ma accanto alla Versilia dei divi ce n’era un’altra, quella dei ragazzi.
Quelli che arrivavano al mare con pochi soldi in tasca e tanta voglia di divertirsi.
Quelli che passavano ore sulla spiaggia.
Quelli che aspettavano che facesse buio per cominciare a cantare.
La stessa costa poteva essere, nella stessa notte, il palcoscenico di un cantante famoso e il ritrovo di una compagnia di ragazzi seduti sulla sabbia.
Ed era proprio questo il bello.
Quando nessuno pensava all’orologio
Oggi siamo abituati a sapere sempre che ora è.
Allora, sulla spiaggia, l’orologio sembrava non esistere.
Si restava lì finché qualcuno non diceva: “È quasi mattina”.
E magari non era ancora finita.
Perché arrivava il momento più bello: l’alba sul mare.
Il cielo che cominciava a schiarire, il fuoco ormai ridotto a poche braci, le voci diventate più basse e quella stanchezza felice che prende dopo una notte trascorsa insieme.
Poi si tornava a casa.
Con la sabbia ancora addosso e gli occhi che bruciavano per il sonno.
Oggi il mare ha molte più regole
È difficile non fare il confronto con il presente.
Oggi sulla spiaggia ci sono molte più regole e molti più divieti. Anche quei vecchi falò che appartengono alla memoria di intere generazioni non sono più qualcosa da dare per scontato.
E una serata improvvisata con musica, chitarre e gruppi di ragazzi può facilmente scontrarsi con ordinanze, norme di sicurezza e divieti.
È giusto tutelare il mare, l’ambiente e la sicurezza.
È giusto evitare incendi, degrado e comportamenti che possano creare problemi.
Ma resta un piccolo pezzo di nostalgia per quella libertà semplice che faceva parte dell’estate.
Perché un tempo sulla spiaggia ci si ritrovava.
Oggi, spesso, ci si organizza.
Non era tutto migliore. Era semplicemente diverso
Naturalmente non bisogna raccontare il passato come un paradiso perduto.
Anche allora c’erano esagerazioni, rumore, maleducazione e ragazzi che andavano oltre il limite.
Ma c’era una cosa che oggi sembra più difficile da trovare: la spontaneità.
Non c’erano i social a decidere dove andare.
Non c’era bisogno di fotografare ogni momento.
Non c’era la necessità di raccontare a tutti quello che si stava facendo.
Si viveva e basta.
E forse è questo che oggi ricordiamo con maggiore tenerezza.
E adesso l’estate se ne va
A fine agosto la Versilia cambia lentamente ritmo.
Le giornate sembrano avere un’altra luce. Le spiagge, pur ancora frequentate, cominciano a respirare diversamente. Le notti sono un po’ più fresche.
E per chi ha vissuto quelle estati di tanti anni fa, basta sentire il rumore del mare al buio per tornare indietro nel tempo.
Tornano le voci degli amici.
Tornano le canzoni.
Torna quella chitarra passata di mano in mano.
E torna persino il vecchio falò, quello che oggi non si può più accendere liberamente, ma che nella memoria continua a illuminare quelle notti.
Forse è questo il regalo che ci lascia la fine dell’estate.
La possibilità di ricordare.
E allora, prima che agosto finisca davvero, viene da pensare a una Versilia che non aveva bisogno di molto per essere felice.
Una spiaggia.
Il mare.
Gli amici.
Una chitarra.
E una notte intera davanti.
Poi arrivava l’alba. E nessuno aveva voglia di andare a dormire.