VIAREGGIO — È morto a 90 anni Michele Zappella, neuropsichiatra infantile di fama e figura profondamente legata a Viareggio. Nato in città nel 1936, Zappella è stato anche nipote e ideale erede di Mario Tobino, lo scrittore e psichiatra viareggino al quale era legato da un rapporto familiare e umano molto forte.
La morte è avvenuta a Siena, dove Zappella viveva. La sua salma sarà poi trasferita a Viareggio, per essere tumulata nel cimitero della Misericordia, accanto alla madre Tilde e vicino allo zio Mario Tobino.
Zappella era infatti figlio di Tilde Tobino, sorella maggiore del celebre scrittore. Dei sei nipoti di Tobino, fu l’unico a scegliere la strada della medicina, seguendo in qualche modo le orme dello zio e diventando negli anni uno dei protagonisti della neuropsichiatria infantile italiana.
Il medico che cambiò il modo di guardare all’autismo
Dopo gli studi di medicina a Roma, Zappella si trasferì negli Stati Uniti per completare la propria formazione. Fu proprio durante il periodo americano che entrò in contatto con gli studi più avanzati sul disturbo dello spettro autistico, un campo nel quale negli Stati Uniti la ricerca era già più sviluppata.
Quando tornò in Italia, portò con sé un approccio innovativo. In quegli anni l’autismo veniva ancora interpretato e classificato in maniera molto diversa da oggi, spesso ricondotto nell’ambito della schizofrenia.
Zappella contribuì invece a studiare il disturbo con una prospettiva nuova, dedicando una parte fondamentale della propria attività professionale ai bambini e alle loro famiglie.
La sua attenzione non si limitava alla diagnosi. A ricordarlo è la cugina Isabella Tobino, presidente della Fondazione dedicata allo scrittore, che ne sottolinea soprattutto l’umanità.
“Ha posto sempre in primo piano il piccolo paziente con grande umanità e straordinaria professionalità”, è il ricordo della cugina, che racconta come anche negli ultimi anni i genitori dei suoi pazienti continuassero a rivolgersi a lui per chiedere consigli e aiuto.
Un legame speciale con Mario Tobino
Tra Zappella e lo zio Mario ci fu un rapporto particolare, fatto di affetto ma anche di confronto professionale.
Quando Michele decise di studiare medicina, Tobino gli regalò un camice e lo accompagnò a visitare il reparto femminile dell’ospedale psichiatrico di Maggiano. Era quasi un passaggio di testimone.
Lo stesso Tobino, secondo il ricordo della famiglia, aveva indicato Michele come la persona destinata a occuparsi della custodia della memoria e dell’eredità culturale della famiglia.
“È sempre stato un po’ il nostro faro”, lo ricorda Isabella Tobino, descrivendo il forte legame che univa i nipoti al loro cugino maggiore.
L’esperienza a Volterra
Tra le prime esperienze professionali di Zappella dopo il ritorno dagli Stati Uniti ci fu anche quella all’ospedale psichiatrico di Volterra.
Un incarico che lo stesso Tobino gli aveva presentato come particolarmente difficile. In quel periodo nella struttura erano ancora ricoverati reduci di guerra, tra cui numerosi soldati americani.
Zappella venne assegnato proprio a quel reparto. La conoscenza dell’inglese, acquisita durante la permanenza negli Stati Uniti, si rivelò decisiva: emerse infatti che uno degli ostacoli principali alle cure era proprio l’impossibilità di comunicare con i pazienti, dal momento che tra i medici nessuno parlava la loro lingua.
Per Zappella, invece, non fu un problema. La comunicazione finalmente possibile contribuì a sbloccare la situazione e quei pazienti poterono essere dimessi.
Il ritorno nella sua Viareggio
Nonostante una vita professionale trascorsa in gran parte lontano dalla città natale, Zappella non aveva mai reciso il legame con Viareggio.
Qui era nato e qui tornava spesso, anche per trascorrere le vacanze insieme ai figli. Un legame rimasto forte fino agli ultimi anni.
Da circa un anno e mezzo si muoveva su una sedia a rotelle. Ma anche recentemente parlava del desiderio di tornare in città.
L’ultimo incontro con la cugina Isabella risale a circa un mese fa. Tra i progetti raccontati in quella conversazione ce n’era uno semplice e affettuoso: tornare a Viareggio e fare un bagno insieme.
Non ha fatto in tempo.
Oggi, mercoledì 26 agosto, è previsto l’ultimo saluto nella cripta di San Domenico, a Siena. Poi Michele Zappella tornerà nella sua città, quella dove era nato e alla quale era rimasto profondamente legato.
Riposerà vicino allo zio Mario Tobino. Due uomini diversi, ma uniti dalla medicina, dalla famiglia e da quella Viareggio che per entrambi non fu mai soltanto un luogo, ma una parte della propria identità.