FIRENZE – Lorena Isceri era ancora viva quando è stata gettata dal viadotto dell’A1. È il primo, drammatico elemento emerso dagli accertamenti medico-legali sulla 45enne uccisa dall’ex compagno Federico Vella, 36 anni, che subito dopo si è tolto la vita lanciandosi dallo stesso ponte.
L’esame autoptico, eseguito all’Istituto di medicina legale di Firenze, ha dunque fornito una prima risposta a uno degli interrogativi più importanti dell’inchiesta: Lorena non sarebbe stata uccisa prima della caduta. Gli accertamenti, però, non sono ancora conclusi e la relazione definitiva del medico legale sarà depositata in Procura entro 90 giorni.
Ora gli investigatori dovranno ricostruire con precisione quali lesioni siano state provocate dalla caduta e se sul corpo della donna vi siano segni riconducibili alle violenze subite prima di essere caricata nel bagagliaio della sua auto.
La ricostruzione degli ultimi momenti di Lorena è già in gran parte delineata. La donna era stata aggredita e immobilizzata, quindi rinchiusa nel bagagliaio. Da lì era riuscita a recuperare il telefono e a chiamare il 112, chiedendo aiuto. La telefonata, durata diversi minuti, aveva permesso alla polizia di seguire gli spostamenti dell’auto verso il Mugello.
Poi la corsa si era conclusa sul viadotto Lora, lungo l’A1. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Vella avrebbe aperto il bagagliaio, trascinato fuori Lorena e l’avrebbe gettata oltre il parapetto. Le immagini delle telecamere e gli altri elementi raccolti dalla Squadra mobile sono ora al vaglio della Procura.
L’autopsia sembra quindi confermare uno degli scenari già ipotizzati dagli investigatori: Lorena sarebbe stata scaraventata nel vuoto ancora in vita, dopo essere stata sequestrata e aggredita. La caduta, da un’altezza di circa 25 metri, avrebbe poi provocato le lesioni mortali.
Ma l’inchiesta non si ferma agli accertamenti sul corpo della vittima. Anche sulla salma di Federico Vella sono stati disposti esami medico-legali e tossicologici per verificare l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti o farmaci. I risultati richiederanno tempo.
Intanto la Procura continua a scavare nella relazione tra i due e soprattutto nelle ore e nei giorni precedenti al femminicidio. Al centro degli accertamenti c’è anche l’ipotesi della premeditazione. Gli investigatori hanno raccolto elementi che farebbero pensare a una preparazione dell’aggressione, tra cui l’acquisto di fascette, nastro adesivo e altri oggetti poi ritrovati nell’auto.
Fondamentale sarà anche l’analisi dei telefoni sequestrati. La Procura vuole ricostruire messaggi, spostamenti, comunicazioni e soprattutto gli eventuali segnali di un piano preparato nei giorni precedenti. Secondo quanto riferito dalla Nazione, gli smartphone sequestrati sono quattro: due trovati nei pressi del viadotto e altri due all’interno dell’Audi.
La risposta definitiva arriverà dunque nei prossimi mesi. Ma il primo esito dell’autopsia aggiunge un elemento ancora più terribile alla ricostruzione di quella tragedia: Lorena era viva quando è precipitata dal viadotto.
La sua morte, ora, viene ricostruita minuto dopo minuto dagli investigatori. E ogni nuovo tassello restituisce la drammatica sequenza di quelle ultime ore.