Il sapore dell’infanzia? C’era un volta pane, burro e pasta d’acciughe

Di Letizia Tassinari

Prosegue la serie delle merende di una volta, quelle che ci preparavano le nonne quando bastava poco per farci felici. Merende semplici, fatte con quello che c’era in casa, ma capaci di lasciare nella memoria un sapore che il tempo non è riuscito a cancellare.

Questa volta parliamo di pane, burro e pasta d’acciughe.

Il pane, una bella fetta. Il burro spalmato sopra e poi la pasta d’acciughe, quella che usciva direttamente dal tubetto, spremuta con attenzione e poi distribuita con il coltello.

Una merenda dal gusto deciso, che magari oggi potrebbe sembrare particolare, ma che per tanti bambini di allora era semplicemente una delle tante cose buone che preparavano le nonne.

E forse il bello era proprio questo.

Non c’erano merendine da scartare, né confezioni colorate da aprire. C’era il pane. E poi quello che si trovava in cucina. Il burro, lo zucchero, l’olio, il pomodoro, la marmellata e, per chi amava i sapori più forti, quella pasta d’acciughe nel tubetto.

Ma quando ci ripensiamo oggi, non ricordiamo soltanto il sapore.

Ricordiamo le mani delle nonne.

Le mani che prendevano il pane, quelle che tenevano il coltello, quelle che spalmavano il burro anche quando era ancora un po’ duro e faceva fatica a stendersi. Ricordiamo magari la cucina, il tavolo, la tovaglia, il rumore delle stoviglie e quella voce che diceva: “Mangia, che poi si fa tardi”.

Erano gesti normali, talmente normali che allora nessuno pensava che un giorno li avremmo ricordati con nostalgia.

La merenda arrivava spesso nel pomeriggio, dopo la scuola, dopo i giochi, dopo le ore trascorse fuori casa. Si rientrava affamati e non c’era bisogno di chiedere troppo: la nonna sapeva già cosa preparare.

E quando arrivava quella fetta di pane, sembrava tutto più semplice.

Si mangiava senza fretta, magari seduti in cucina, mentre gli adulti continuavano a fare le loro cose. Noi pensavamo soltanto alla merenda. A volte si chiedeva un’altra fetta. A volte si cercava di fare durare il più possibile l’ultimo boccone.

E c’erano anche quei piccoli gesti che oggi sembrano insignificanti e che invece fanno parte dei ricordi: il tubetto da riporre dopo averlo usato, il coltello lasciato sul piatto, le briciole sulla tovaglia, il pane tenuto con due mani per non far cadere tutto.

Sono immagini semplici. Ma sono proprio le immagini semplici che, dopo tanti anni, tornano più facilmente alla mente.

Perché quando pensiamo alle merende di una volta non stiamo davvero pensando al cibo.

Stiamo pensando a quando eravamo bambini.

Pensiamo alle case dove siamo cresciuti, alle cucine delle nonne, ai pomeriggi che sembravano lunghissimi, alle estati che non finivano mai, alle giornate passate a giocare e a quella fame che arrivava puntuale all’ora della merenda.

Pensiamo a persone che magari oggi non ci sono più e che però, attraverso un sapore, possono tornare per un istante accanto a noi.

È questo il potere dei ricordi legati al cibo: un sapore può aprire una porta sul passato.

Basta una fetta di pane, il gusto delle acciughe e quel morbido del burro per ritrovarsi improvvisamente davanti a una cucina di tanti anni fa. E magari per ricordare una nonna che ci chiamava, una merenda preparata senza misurare nulla, fatta “a occhio”, come si faceva allora.

Non c’erano ricette scritte per preparare una merenda.

C’era l’esperienza.

C’era quello che avevamo in dispensa.

E soprattutto c’era qualcuno che pensava a noi.

Oggi possiamo comprare qualsiasi cosa, in qualsiasi momento. Possiamo scegliere tra decine di merende, biscotti, snack e prodotti confezionati.

Eppure alcune di quelle vecchie merende continuano a vivere nei ricordi.

Pane, burro e pasta d’acciughe è una di queste.

Una fetta di pane, pochi ingredienti e un tubetto spremuto con attenzione. Nulla di speciale, apparentemente. Eppure abbastanza per riportare a casa, per qualche secondo, chiunque abbia avuto una nonna capace di preparare la felicità con quello che c’era in cucina.

Perché forse è proprio questo che ci manca delle merende di una volta: non la merenda in sé.

Ci manca quel tempo, quelle persone e quel modo semplice di volerci bene.

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