Di Letizia Tassinari
Pane, burro e zucchero. Bastava dirlo e non serviva aggiungere altro.
La fetta di pane si tagliava con il coltello, il burro si stendeva sopra con una certa pazienza e poi arrivava lo zucchero. Non troppo poco, perché la merenda doveva essere una merenda vera. E nemmeno troppo, perché una parte sarebbe finita inevitabilmente sul tavolo, sui pantaloni o per terra.
Era una di quelle merende che non avevano bisogno di confezioni, marchi, ingredienti scritti in caratteri minuscoli o pubblicità capaci di convincerti che senza quella particolare merendina non avresti mai potuto essere felice.
C’era il pane. C’era il burro. C’era lo zucchero. Fine della ricetta.
Eppure, dentro quella semplicità, c’era un piccolo rito.
Il pane poteva essere quello comprato poche ore prima, con la crosta croccante e la mollica morbida. Il burro, tirato fuori dal frigorifero, qualche volta era così duro che il coltello lasciava solchi profondi nella fetta. Lo zucchero, invece, non faceva complimenti: cadeva dappertutto.
Ma nessuno si preoccupava troppo delle briciole.
Erano anni nei quali una merenda poteva interrompere una corsa, una partita a pallone, una biciclettata o un pomeriggio passato a giocare per strada. Si entrava in casa, si prendeva quella fetta di pane e poi si tornava fuori.
Niente merende da fotografare, niente confezioni da conservare, niente gusti da scegliere tra venti varianti.
Solo quella combinazione quasi disarmante: il sapore pieno del burro, la dolcezza dello zucchero e il pane che teneva insieme tutto.
E forse è proprio questo che rende certe merende impossibili da dimenticare.
Non erano soltanto qualcosa da mangiare. Erano un momento preciso della giornata, una pausa, un’abitudine che si ripeteva senza che nessuno pensasse che, un giorno, sarebbe diventata un ricordo.
Oggi potremmo prepararci pane, burro e zucchero in qualsiasi momento. Gli ingredienti sono ancora lì, esattamente come allora.
Eppure manca qualcosa.
Forse manca quel modo di aspettare la merenda senza sapere che cosa sarebbe arrivato dopo. Forse manca il tempo lento, quello che oggi sembra sempre sfuggirci dalle mani. O forse manca semplicemente l’età in cui una fetta di pane poteva bastare davvero.
Ma il bello dei ricordi è che ogni tanto si possono riaprire.
Basta un coltello, una fetta di pane, un velo di burro e una spolverata di zucchero.
E per un istante, anche soltanto per un istante, il passato torna ad avere un sapore preciso.