Dal campo alla nuova sfida: Giorgio Eritreo reinventa il tiro al volo

VIAREGGIO – Ci sono calciatori che, anche quando smettono di giocare, dal calcio non riescono davvero ad allontanarsi. Perché il campo rimane dentro, insieme alle partite, agli spogliatoi, agli allenamenti, ai compagni e a quelle domande che continuano a tornare.

Giorgio Eritreo è uno di questi.

Per chi ha vissuto il calcio viareggino, il suo nome è legato a una lunga esperienza sui campi, ma anche a una carriera costruita attraversando categorie e realtà profondamente diverse. È stato alla Roma, dove ha giocato nella Primavera arrivando anche a sedere in panchina con la prima squadra in Serie A, quindi in Serie B con il Varese e in Serie C con Trento, Ternana, Viareggio, Spezia e Sambenedettese. Ha poi giocato in Cnd con Casertana e ancora Viareggio, prima di proseguire alla Bolanese tra Prima Categoria e Promozione.

Una carriera lunga, vissuta praticamente attraverso tutto il calcio italiano. E proprio questa esperienza, racconta Eritreo nel suo nuovo lavoro, gli ha permesso di osservare il calcio da prospettive molto diverse.

Oggi quella esperienza diventa un progetto: Kick Performance Lab, un metodo dedicato in particolare all’allenamento del tiro al volo su cross.

Il progetto nasce da un’osservazione maturata negli anni. Eritreo sostiene che il calcio moderno abbia sviluppato sempre di più l’allenamento situazionale, fondamentale per preparare il giocatore alle condizioni reali della partita, ma che parallelamente si sia ridotto lo spazio dedicato alla ripetizione analitica e sistematica di alcuni gesti tecnici.

E proprio il tiro al volo su cross, secondo la sua analisi, sarebbe uno dei gesti più difficili da allenare con continuità.

Il problema è semplice da comprendere: per allenarlo servono cross, ma un compagno, per quanto bravo, non può riprodurre decine di volte consecutive la stessa traiettoria, la stessa velocità e lo stesso effetto. Da qui l’idea di utilizzare una macchina sparapalloni opportunamente configurata, così da rendere ripetibile lo stimolo e permettere al calciatore di concentrarsi sul proprio gesto tecnico.

Il cuore del metodo è la Globus Kpl Edition, una versione personalizzata della Globus Eurogoal 1500, progettata per il sistema KPL. La macchina può arrivare a una velocità di lancio di 140 chilometri orari e può essere programmata con diverse traiettorie e spin.

Ma, nelle intenzioni del suo ideatore, la macchina è soltanto uno degli strumenti.

Il metodo comprende anche riprese video da due angolazioni, rallenty, fermo immagine al momento dell’impatto, un sistema di valutazione e un referto scritto per l’atleta. L’obiettivo è trasformare ogni seduta in un percorso misurabile, nel quale il giocatore possa vedere gli errori, correggerli e verificare nel tempo i propri progressi.

Una seduta tipo prevede quattro postazioni e 240 tiri complessivi, distribuiti tra piede destro e sinistro e differenti traiettorie. Il lavoro viene preceduto da una fase di attivazione e seguito da defaticamento e feedback.

E qui torna l’esperienza del calciatore.

Perché Eritreo non arriva a questa idea soltanto attraverso la teoria. Nel libro racconta di aver visto personalmente come cambiano campi, cross, strutture e possibilità di allenamento passando dalla Serie A alle categorie inferiori. E proprio osservando queste differenze ha individuato quello che definisce un paradosso: chi ha più bisogno di migliorare può avere meno occasioni per ripetere correttamente un gesto tecnico.

La sua formazione, nel frattempo, è andata oltre quella di ex calciatore. Eritreo ha conseguito il patentino di allenatore di base, risultando primo al corso di Carrara, e successivamente il patentino di direttore sportivo a Coverciano con la valutazione di 110/110. È inoltre iscritto all’elenco speciale Figc dei direttori sportivi.

Da qui nasce l’idea di mettere insieme esperienza sul campo, formazione e metodo.

Il libro che accompagna il progetto, “Kick Performance Lab – Un nuovo approccio all’allenamento del tiro al volo nel calcio”, pubblicato nel 2026, ripercorre proprio questo viaggio: dalla storia personale di Eritreo al problema individuato nell’allenamento tradizionale, fino ai principi dell’apprendimento motorio, alla descrizione del metodo e alle sue possibili applicazioni.

C’è anche un aspetto che personalmente trovo particolarmente significativo: l’idea che la tecnica non debba essere considerata un patrimonio riservato soltanto ai professionisti.

Nel progetto KPL, infatti, uno degli obiettivi dichiarati è permettere anche ai giovani calciatori delle categorie inferiori di accedere a un tipo di allenamento tecnico strutturato e misurabile. È indicato dallo stesso Eritreo come uno degli aspetti sociali del progetto.

Dal Viareggio dei suoi anni da calciatore a questa nuova esperienza, dunque, il filo non si è spezzato.

È semplicemente cambiato il modo di stare sul campo.

Prima c’era un pallone da inseguire, una maglia da difendere e una partita da giocare. Oggi c’è un gesto tecnico da studiare, analizzare, ripetere e insegnare.

E forse è proprio questa la caratteristica più bella di chi ha davvero vissuto il calcio: quando smette di giocare, non smette necessariamente di imparare.

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